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2012-02-mar-apr
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Gli italiani sono tutti uguali

Siamo da poco usciti da una campagna elettorale quasi tutta impostata sul tema della sicurezza. Dove all’analisi dei problemi reali si è accompagnata una grandissima dose di demagogia. Quasi che di fronte alla richiesta di sicurezza da parte della pubblica opinione, si fosse finalmente trovata la causa di tutto colpevolizzando i diversi (Rom, Sinti e popolazioni nomadi in particolare) e gli immigrati. Abbiamo assistito a dibattiti politici che sfioravano la demenza, coltivando gli istinti più bassi della popolazione. Con punte che preludono ad una deriva razzista.
Il fatto più eclatante è senz’altro quello che si riferisce alle popolazioni nomadi e ai Rom in particolare. Già tempo fa, l’attuale Presidente della Camera aveva definito “gli zingari” come popolazione avvezza al delinquere. Gli ha fatto eco Calderoli. Partecipando a Matrix, condotto da Enrico Mentana, ha affermato: “Farò un discorso ‘razzista’ ma è evidente che ci sono etnie e popolazioni che hanno più propensione a lavorare e altre meno. E c’è una maggiore predisposizione a delinquere da parte di qualcuno rispetto ad altri. Ma evidentemente non sto parlando di Dna”. E ha continuato: “Ci sono per esempio extracomunitari con ville e piscine. Vorrei sapere come hanno fatto loro, così come vogliamo sapere come fanno i nostri concittadini. A me - ha spiegato Calderoli - non capita sovente di trovare uno zingaro sul luogo di lavoro, ma vedo bambini mandati a fare altro”. A questo punto “il nostro problema non è più soltanto l’entrata di immigrati, ma anche di cittadini comunitari. Ci sono etnie - scandisce - che avrebbero bisogno di più tempo prima di entrare nell’Unione europea. Da parte del governo - ha promesso - ci sarà un impegno rispetto alla ricezione delle direttive Ue, come aveva fatto il governo Prodi a proposito dell’ingresso dei rumeni”. Infine Calderoli ha precisato che “la violenza è stata sempre contro di noi e non contro di loro. E i morti ci sono già scappati. Ribadisco, ha concluso, che non ci sono state violenze nei campi nomadi”.
A smentire queste parole, i fatti di cronaca. Gli assalti ai campi a Napoli, con la conseguente fuga di tutti i Rom. Oppure gli sgomberi fatti a freddo, spesso senza motivazioni, per lanciare un segnale di vigilanza all’indomani della vittoria elettorale da parte del Governo e del nuovo sindaco della capitale. La protesta della Lega che ha interrotto i lavori di costruzione di un campo attrezzato a Venezia. Oppure i raid nei campi milanesi e la violenza gratuita contro i Rom. Ultima, in ordine di tempo, l’aggressione di una bambina Rom, fra l’altro premiata dall’Unicef, avvenuta a Milano il 17 giugno u.s. La cronaca: sono le 8 del mattino. La famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona di Gianbellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Rebecca 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef - Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all’intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale che, assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana e, accorgendosi di essere ancora seguiti, hanno chiesto aiuto ai passanti. Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stelian Covaciu a quel punto ha contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano e un’ambulanza. All’arrivo della polizia gli aggressori si sono dileguati. Ma la cosa non si è fermata lì. Qualche giorno dopo nella baracca dei Covaciu sono arrivati di notte dei poliziotti (o finti tali) che, con la scusa di appurare i fatti, hanno picchiato il capofamiglia. Lo spettacolo non è certo dei più edificanti.
A queste forme di violenza di stampo razzista, si aggiunge - e ciò è ancora più pericoloso - una sorta di “razzismo di Stato”. Non è razzista fare dei commissari ad hoc per un gruppo etnico preciso? La decisione di istituire a Milano e a Roma la figura del commissario per i Rom, va precisamente in questa direzione. E ancora: non è razzista giungere alla schedatura di cittadini italiani di origine Rom a cui abbiamo assistito a Milano, uno dei quali persino reduce dai campi di sterminio nazisti e medaglia d’oro al Valor Civile? Intanto su “Metropoli” si legge di una signora francese che, dopo aver tentato di separare alcuni bulletti quindicenni che tormentavano un compagno, si è sentita dire da uno di loro: “Vattene via, che io sono italiano e le leggi le faccio io”.
Tutto era cominciato a Napoli, quando una signora aveva denunciato il tentativo da parte di una ragazza Rom di rapirle la figlia. I contorni del fatto restano ancora ignoti. Ma ciò era bastato ad accendere la miccia dell’intolleranza. In pochi giorni i Rom della zona avevano dovuto fuggire, per salvarsi dalle bombe incendiare lanciate contro il loro campo. Poi sono arrivati i politici che hanno cavalcato l’onda per imporre una nuova politica sui Rom, fino ad arrivare ad istituire commissari ad hoc per loro
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