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La campagna di obbedienza civile

È partita ad inizio febbraio in tutta Italia la Campagna di Obbedienza Civile per il ricalcolo della bolletta e per il rispetto del voto referendario promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Il 12 e il 13 giugno 2011 gli italiani hanno scelto di mettere l’acqua fuori dal mercato e di togliere profitti dall’acqua.

 

I referendum hanno sancito l’eliminazione della “remunerazione del capitale investito” che incide per una percentuale che oscilla dal 10% al 20% nelle nostre bollette a seconda del gestore. Visto che nessun gestore ha applicato il referendum, i cittadini scelgono oggi di applicarlo dal basso, ricalcolando le tariffe senza questa quota e pagando la giusta tariffa.

 

Si stanno organizzando in queste settimane banchetti in tante piazze italiane per il ricalcolo della tariffa, in cui si spiega anche ai cittadini come aderire alla Campagna di Obbedienza Civile. Il voto degli italiani va rispettato, obbediamo all’esito dei referendum, via i profitti privati dalle nostre bollette. Per informazioni sulla Campagna e gli appuntamenti nelle città: www.obbedienzacivile.it

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Iran: la comunità cristiana

In Iran risiedono meno di 150.000 cristiani. Numeri maggiori vengono talvolta diffusi dalle stesse comunità religiose a fini politici (ogni 25.000 individui queste possono fare richiesta di un seggio riservato in Parlamento). La maggior parte dei cristiani è d’etnia armena, che conterebbe tra i 60.000 e i 70.000 fedeli (circa 300.000 prima del 1979). La maggior parte degli armeni iraniani risiede a Teheran (40.000), Isfahan (15.000) e Tabriz (2.000). La restante parte dei cristiani è costituita dalle minoranze etniche degli assiri, meno di 25.000 (Chiesa Assira dell’Est e la Cattolica Caldea), e dai protestanti (7.000 - 15.000). Le conversioni paiono in aumento (limitato) nonostante l’azione di contrasto al proselitismo.

 

Le conversioni sono spesso temporanee e superficiali, decise come reazione alle costrizioni imposte dal regime. Negli ultimi anni non ci sono state condanne a morte per motivi religiosi. I cristiani sono d’altro canto relativamente liberi di praticare la religione purché si astengano dal fare proseliti. La Costituzione riconosce la minoranza cristiana, la zoroastriana e la giudaica, concedendo le libertà di culto entro i limiti di legge e riservando seggi in Parlamento: 2 agli armeni e 1 agli assiri. I cristiani e le altre minoranze sono tuttavia sostanzialmente discriminati, ad esempio nelle aree dell’impiego nel settore pubblico, dell’educazione e nel sistema giudiziario. La lingua di insegnamento della religione è il persiano e il ministero dell’Educazione deve approvare i libri di testo per le scuole confessionali.

 

Tutti i dirigenti scolastici, inclusi quelli delle scuole parrocchiali armene, devono essere musulmani. Per accedere all’università e per ottenere un impiego pubblico è necessario superare test di teologia islamica. La discriminazione è più accentuata nei confronti dei cristiani evangelici, i cui leader vengono spesso arrestati per proselitismo, meno tollerati rispetto ai cristiani per discendenza etnica.

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78.000 buone ragioni

Il riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini che nascono nel nostro paese da genitori stranieri ha il senso di una battaglia di giustizia e di civiltà. 78mila bambini nati in Italia da genitori stranieri, nel solo 2010, sono 78mila buone ragioni per non ”distrarsi”, per prestare attenzione ad una realtà che rappresenta non solo il futuro ma già il presente del nostro paese. Le associazioni e le organizzazioni promotrici della Campagna “L’Italia sono anch’io” per la riforma della legge sulla cittadinanza replicano alle dichiarazioni di Beppe Grillo, che aveva definito “senza senso” la raccolta di firme sullo ius soli, con “il solo obiettivo di distrarre gli italiani dai problemi reali”.

 

Ciò che ci appare “senza senso” – scrivono le organizzazioni – è negare la legittimità e l’opportunità di una battaglia di civiltà come quella per il riconoscimento di un diritto fondamentale che riguarda centinaia di migliaia di persone con la motivazione che i problemi degli italiani sarebbero “altri”, come se i milioni di immigrati che da anni vivono in Italia e i loro bimbi che frequentano le nostre scuole non condividessero già gli stessi problemi, le stesse gioie e lo stesso destino. Per fortuna – aggiungono i promotori - il consenso incontrato dalla Campagna “L’Italia sono anch’io” dimostra che esiste nel paese una coscienza civile diffusa, che non considera affatto irrilevanti il tema dei diritti, della tutela delle minoranze, dell’uguaglianza e della giustizia sociale – principi peraltro sanciti dalla nostra Costituzione.

 

Da parte nostra, con l’umiltà di chi non si arroga il compito storico di risolvere tutti i problemi del mondo, ma con la consapevolezza di concorrere a una battaglia di grande valore democratico, continueremo a raccogliere con rinnovato impegno le firme necessarie per depositare in Parlamento le due proposte di legge di iniziativa popolare per la riforma della cittadinanza e l’allargamento del diritto di voto alle amministrative alle persone di origine straniere. Tutti i cittadini e le cittadine sono invitati quindi a rivolgersi ai comitati della propria città per firmare le proposte di legge in questi ultimi giorni di raccolta”.

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Ius sanguinis - Ius soli

Ius sanguinis è un’espressione giuridica che assume rilevanza nel campo delle cause giuridiche di acquisto della cittadinanza; consiste nell’acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza, in contrapposizione allo ius soli. Normalmente gli ordinamenti nazionali oscillano tra i due istituti.

Lo ius sanguinis (o modello tedesco) presuppone una concezione “oggettiva” della cittadinanza, basata sul sangue, sull’etnia, sulla lingua. Lo ius soli (o modello francese) presuppone, invece, una concezione “soggettiva” della cittadinanza, come “plebiscito quotidiano”. Attualmente la maggior parte degli Stati europei, fra cui l’Italia, adotta lo ius sanguinis, con la rilevante eccezione della Francia, dove vige lo ius soli fin dal 1515.

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