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Giustizia e pace al femminile

Mathilde Muhindo Mwamini

Il terzo millennio sarà il millennio della donna, soprattutto in Africa. Incontriamo donne in politica, medici, professoresse universitarie, giuriste, ingegneri, artiste. Rendiamoci conto di questo progresso, che comincia ad avere il volto della donna africana. Questa evoluzione culturale è lenta, ma sicura. Non è una rivoluzione violenta: la donna si impone per effetto della vita, facendo il suo cammino nella società, nella cultura, nella politica e nell’economia, in tutta l’Africa. Ho constatato che nel cambiamento di mentalità, la presa di coscienza della donna è fondamentale, per la sua dignità.

La donna ha compreso che può cambiare le cose, può proporre miglioramenti e alternative sociali. La vita femminile porta la gioia, anche grazie alle danze e ai canti. Per garantire la vita, dalla nascita alla morte, la donna è disposta a sacrificarsi: è la madre che dirige il mondo, si dice. Il suo posto è unico e non sostituibile. È la madre che fa di tutto perché i bambini mangino, studino, abbiano dei sogni. È questa donna che si occupa dei vicini, non lascia il villaggio prima di aver controllato che tutto è a posto. È lei che accompagna la partoriente alla maternità, che veglia sui bambini se la madre è assente. È lei che va dai vecchi per portargli acqua e farina, che porta da mangiare agli ammalati senza famiglia. È la stessa donna che si fa carico dei prigionieri.

 

Le donne non dimenticano di nutrire i prigionieri. In tutto il continente africano, la donna ha raggiunto posti di potere, partecipa alle scelte politiche e alle pratiche di governo, come accade in tutto il mondo. Una nuova immagine Istruzione e formazione sono le chiavi di riuscita per l’integrazione effettiva delle donne. Anche da analfabeta, la donna africana è molto saggia. Con la formazione, mostra tutto il suo genio: nel commercio le donne sono ai massimi livelli. In Congo molti uomini non sanno l’inglese, mentre tante donne lavorano nell’import-export. Queste donne fanno il giro del mondo. Se tutte fossero istruite, avrebbero le capacità per emergere e prendere grandi decisioni. Le ragazze africane vogliono studiare, andare all’università. Prima non era necessario, lo scopo di una donna era il matrimonio. È ancora così, ma sempre più ragazze vogliono terminare gli studi. Cambia anche la mentalità della famiglia: la donna che fa parte di gruppi organizzati ha un marito che la capisce e la aiuta. Se è infermiera o dottore, deve fare i turni all’ospedale.

 

Se lavora all’estero, l’uomo lo accetta. La famiglia sta cambiando, il marito e i figli si organizzano. In questo cambiamento, consideriamo gli aspetti positivi, i valori umani. Anche la scelta del celibato consacrato è accettata. In Africa è molto importante la fecondità e la maternità, ma inizia a farsi strada l’idea che per la donna ci sia anche una fecondità spirituale, da vivere nella vita sociale. Anche senza avere una famiglia, una donna può ugualmente donare gioia e benessere agli altri. La donna ha sviluppato un ingegno straordinario. Lotta per la sopravvivenza della famiglia. A causa della crisi economica di molti paesi africani, l’uomo si rende conto che spesso la donna apporta più di lui alla famiglia. Non si può negare che sia il pilastro economico della famiglia, grazie all’economia informale, alle tante attività che porta avanti. Nel mio paese, il Congo, abbiamo conosciuto la dittatura. Dieci anni di guerra continua, che pesano molto nella vita delle comunità.

 

È ancora la donna che porta le conseguenze di questa storia crudele. Sono le donne che hanno subito tutti i tipi di violenze. Lo stupro è stato usato come arma di guerra. Attaccare la donna vuol dire distruggere la forza della comunità. Ma tutte queste sofferenze non la sommergono, bensì costituiscono lo zoccolo duro che le permette di andare avanti e rinnovare il suo dinamismo. La donna si è aperta a nuovi orizzonti. Essa vuole partecipare alla gestione della cosa pubblica, vuole conoscere i propri diritti. Crede che ci siano delle alternative necessarie per un cambiamento positivo della società. Gradualmente, nella RDC le donne hanno conquistato spazio e voce. Chiediamo che siano riconosciuti i diritti umani, adeguando la legislazione del paese perché i diritti siano effettivi, poiché molte violazioni dei diritti umani avvengono ancora in tutta l’Africa, e nel mio paese.

 

Come donne, non siamo solo vittime, ma reclamiamo la giustizia. Non vogliamo essere protagoniste, ma dare il nostro contributo ai cambiamenti che ci saranno. Molte donne perdonano, in questa società, tutto quello che hanno subito come crimine, come violenza. È ancora la donna che permette il processo di riconciliazione, il suo genio è la forza pacifista per portare i giovani alla riconciliazione. La donna dice no alla cultura di morte. Lei combatte per la vita.

 

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