Spesso i guadagni dell’uomo non sono messi a disposizione dei bisogni comuni della famiglia, mentre quelli della donna sì. Così, la donna non può gestire autonomamente i propri introiti. Senza dimenticare che spesso la contadina è sfruttata da intermediari corrotti, che acquistano da lei i prodotti agricoli, di cui stabiliscono i prezzi sempre sottocosto, per poi venderli al mercato della città a prezzi quadruplicati. In città, i disoccupati - a migliaia - fanno concorrenza alle piccole commercianti e alle altre lavoratrici. Le donne dimostrano però di sapersi arrangiare meglio, grazie alla loro straordinaria capacità di organizzazione e alle loro immense energie.
Un esempio che ha fatto scuola è quello delle donne imprenditrici togolesi: già da decenni sono riuscite a mettere in piedi un commercio delle stoffe (pagne) che è fonte di reddito e di ruolo sociale. Sono milioni le donne in tutto il continente che, in città, hanno imparato a sopravvivere inventandosi attività produttive e commerciali. In Africa Occidentale il prêt-à-porter è per il 95% in mano alle donne. E là dove la tradizione crea barriere o limiti, l’intraprendenza e l’intelligenza delle donne riescono a spuntarla, grazie a un forte spirito di solidarietà. A Lomé, i grandi commercianti di pesce sono donne, che possiedono anche due terzi dei pescherecci.
Resta il fatto che la stragrande maggioranza delle donne vive una situazione in cui due compiti importanti - mantenere la famiglia e rispettare la tradizione - impediscono loro di realizzarsi in libertà. Sono ancora troppe le donne che subiscono lo strapotere riserva agli uomini dalla tradizione. Costrette ai lavori meno dignitosi, anche e soprattutto a causa del basso livello di istruzione, tante donne non possono accedere a un lavoro meglio retribuito.
(da Nigrizia)






