Cipsi
Banner

Prima di tutto La pace

Fatoumata Kane

Voglio farvi arrivare la voce delle donne africane, che portano sulle loro spalle un fardello molto pesante, soprattutto quando vivono in zone di conflitto. I conflitti rendono evidente la fragilità delle donne di fronte alle violenze che subiscono, ma anche il loro ruolo essenziale come punto d’unione e di incontro tra le comunità.

Le donne in Africa sono un anello della catena, essenziale e inevitabile, per consolidare la pace e avviare la ricostruzione. Gestiscono in modo ottimale il tessuto sociale grazie alla loro continua vicinanza con le popolazioni. Si confrontano quotidianamente con i grandi problemi che minano le società africane nelle situazioni di post-conflitto.

La cultura della pace

La cultura della pace è sinonimo di cultura della vita. L’Unesco ha definito la cultura della pace come: “L’insieme dei valori, attitudini, forme di comportamento e modi di vita e d’azione che riflettono e sono ispirati dal rispetto della vita degli esseri umani, della loro dignità e dei loro diritti. Il rigetto della violenza e la dedizione ai principi di libertà, giustizia, solidarietà, tolleranza e d’intenti in seno ai popoli e tra gruppi e individui”. La pace non può essere imposta ad una società o ad una comunità.

 

Si deve sviluppare dalla base fino al vertice partendo dal riconoscimento e dalla difesa dei diritti umani fondamentali. La maggior parte delle donne africane non vedono riconosciuti i propri diritti. Tutti i giorni sono coinvolte in mille difficoltà: sono le prime vittime nei conflitti, sono oggetto di violenze e di brutalità inaccettabili. Ma sanno lottare e battersi per i loro diritti, per migliorare la loro posizione in seno alla società. Ogni giorno, sono le principali artefici della promozione della cultura della pace, anche se non entrano quasi mai nelle sfere decisionali. Di fronte a tutto ciò, la voce che porto a nome delle mie sorelle africane chiede dignità, una situazione economica paritaria per tutti, che passi anche attraverso la possibilità di scegliere ed eleggere i rappresentanti politici. La mia voce, che è quella delle mie sorelle, domanda un’attenzione particolare per garantire un’informazione corretta. Far conoscere la vita quotidiana delle tante donne che portano sulle loro spalle il continente africano, dare una corretta informazione sul loro formidabile coraggio, sulla loro voglia di vivere nella pace, di educare i bambini, sulla volontà di ferro che permette loro di superare grandi ostacoli per diventare intermediarie di pace, portatrici di gioia di vivere. Questo è un vero e concreto impegno politico.

Una voce, cento voci che chiedono rispetto

Le donne, attraverso la mia voce, chiedono di avere visibilità. Chiedono il rispetto delle loro diversità sociali, religiose e spirituali. Il rispetto della loro sicurezza fisica. Nonostante il loro tasso d’istruzione sia spesso molto basso, reclamano l’educazione per i loro figli e un’attenzione concreta alle strategie politiche, economiche e sociali che vengono attuate e che troppo spesso sono distanti dalla loro vita quotidiana e dai problemi che si trovano ad affrontare. Rivendicano il diritto alla libera espressione. Noi donne d’Africa abbiamo il diritto di vivere e di non morire sotto i colpi delle armi in nome di una finta democrazia. Vogliamo la pace, non conflitti che ci obbligano a spostarci da un paese all’altro abbandonando le nostre comunità e le nostre vite. Mai più conflitti armati, mai più fucili e bombe, ai nostri occhi non c’è una causa che giustifichi l’utilizzo delle armi nel nostro paese. Le donne africane chiedono all’occidente di percorrere insieme a loro questo cammino verso uno sviluppo endogeno, che è necessariamente il punto di partenza per lo sviluppo della società.

 

Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XXII / n. 11-12 nov.-dic. 2011 / Prima di tutto La pace