Cipsi
Banner

Hotel Termini

Una domenica all’ostello

Francesca Tacchia

Una domenica all’ostello della Caritas alla stazione Termini di Roma. L’incontro con uno scorcio di umanità, fatta di nuovi poveri, figli di una crisi che ormai colpisce anche classi di popolazione fino ad ora ritenuta immune dal pericolo della povertà. Giovani, padri di famiglia, gente che non riesce ad arrivare a fine mese.

È una domenica di inizio ottobre. Sono le 17 quando arrivo, insieme ad altri volontari, davanti all’Ostello della Caritas alla stazione Termini. Gli operatori all’ingresso ci stanno già aspettando con ansia. Ci attendono anche gli ospiti dell’Ostello, sull’uscio della stanza in cui svolgeremo il nostro servizio per un paio d’ore.

Mentre inizio impacciata a distribuire bagnoschiuma e lamette da barba, sapone per lavare i panni e dentifricio, vedo passarmi di fronte un’umanità che non mi aspettavo. Anni fa, quando prestavo servizio alla mensa di Colle Oppio, ero abituata a vedermi intorno persone molto degradate, i cosiddetti “barboni”. Per capirci, quelle persone trasandate, con la barba incolta, che siamo tutti abituati a vedere dormire sulle panchine per strada, rovistare nell’immondizia, lavarsi quando capita, indossare abiti lisi e dimessi. In questa domenica di inizio ottobre ho visto il volto dei “nuovi poveri”. Ho visto in carne ed ossa l’immagine, finora solo filtrata dalla televisione e dai media, di “quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese” o di ex “bamboccioni” trentenni che pagano lo scotto di aver tentato un’emancipazione magari solo sfortunata. Ho visto immigrati, certo, ma anche padri di famiglia che avrebbero potuto essere mio padre o mio zio. Ho chiacchierato con giovani ragazzi dagli accenti che rivelano la provenienza da diverse parti d’Italia, dalla Campania, dalla Sicilia, dalla stessa Roma. Fa freddo, in questa domenica di inizio ottobre, un freddo inaspettato. Le temperature si sono irrigidite di colpo, tira un vento gelido che si acuisce quando cala il sole. Molti degli ospiti vengono da noi con sandali e t-shirt chiedendoci una felpa, una giacca, una coperta. “Diamo solo indumenti di emergenza a chi effettivamente ne ha bisogno - ci raccomanda Gabriele, uno degli operatori – soprattutto cerchiamo di non dare troppe giacche altrimenti le finiremo troppo presto”. Come è rigido, penso tra me e me, come faccio a negare una giacca o un paio di scarpe? Gabriele sembra indovinare i miei pensieri e mi spiega: “È necessario darsi delle regole, e anche piuttosto rigide, altrimenti sarebbe un caos. Qui tutto è organizzato perfettamente. Ci sono giorni e orari stabiliti in cui vengono distribuiti gli indumenti, giorni e orari per la pulizia delle camere, giorni e orari per l’igiene personale e il lavaggio dei vestiti. Solo così è possibile gestire tutte le situazioni e i problemi che quotidianamente ci troviamo ad affrontare”. Nel corso del pomeriggio vedo entrare nella stanza tanti sacchi pieni di indumenti, abiti, sciarpe e scarpe. Il nostro compito è anche quello di sistemarli sugli scaffali, separare i vestiti degli uomini da quelli delle donne e portarli nella loro area. Già, l’area delle donne, è una parte dell’ostello che mi incuriosisce da subito. Vorrei andare a visitarla, incontrare le donne che ci sono, fare due chiacchiere con loro. Ma oggi non posso, il tempo è poco, le cose da fare molte. Sarà per la prossima volta. Sono convinta che ci sarà una prossima volta. Mi sono già innamorata di questo posto e della dignità che trapela dalle persone che ci sono. Per tutto il pomeriggio penso a questa parola, dignità. La associo ad ogni gesto, alla gentilezza con cui mi vengono chieste le cose, alla grande mole di sorrisi che incrocio. Alle 19.30 il mio turno finisce. Un ultimo sguardo ai corridoi, alle stanze. Un ultimo saluto agli ospiti che incontro. Poi torno alla mia vita, portandomi dietro questo pezzetto di umanità che ha riempito un pezzetto della mia domenica pomeriggio e da cui, sono convinta, avrò solo molte cose da imparare.

 

Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XXII / n. 10 ott. 2011 / Hotel Termini