XXI Secolo
Guido Barbera
La miseria è anche un problema europeo. Non conosce confini. Il maggior aumento di persone malnutrite degli ultimi anni è registrato proprio in Europa. Un fenomeno complesso, dalle molteplici cause, che impedisce ad un numero sempre più elevato di persone di condurre una vita normale. A volte, vera e dura minaccia alle stesse possibilità di vita.
Dieci anni fa i leader europei si erano impegnati a sconfiggerla entro il 2010, ma l’obiettivo appare sempre più lontano. Per questo, nel 2008, forse per mascherare l’ennesimo fiasco politico, gli Stati membri hanno pensato di dichiarare il 2010 “Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. L’Unione europea è uno dei continenti più ricchi al mondo. Tuttavia, il 17% degli europei dispone ancora di risorse limitate e non riesce a soddisfare le proprie necessità primarie e vitali. Una recente indagine dell’Eurobarometro riporta che i cittadini europei considerano la miseria un fenomeno diffuso (preferiamo usare questo termine più concreto, rispetto al “valore evangelico della povertà”).
I cittadini ritengono che, nella zona in cui vivono, circa una persona su 3 (29%) versi in condizioni di miseria e una su 10 in condizioni di povertà estrema. In tutti gli Stati membri parte della popolazione è esposta all’esclusione e alla privazione, oltre ad avere spesso un accesso limitato a servizi di base. Il 19% dei bambini è a rischio di miseria e uno su 10 vive in nuclei familiari in cui nessuno lavora. La miseria viene misurata come percentuale delle persone che hanno un reddito inferiore al 60% dello stipendio medio locale. Oltre 80 milioni di europei vivono sulla soglia della miseria, se non addirittura al di sotto. Un europeo su dieci vive in una famiglia di disoccupati e per l’8% dei cittadini avere un lavoro non basta a scongiurare la miseria. Spesso il problema nasce dalla mancanza d’istruzione, da una dipendenza o da un’infanzia priva di risorse culturali, sociali e materiali. Sconfiggere la miseria era uno degli obiettivi principali del piano per la crescita e l’occupazione (la strategia di Lisbona), adottato dagli Stati membri nel 2000. Con questa nuova iniziativa, basandosi sulla solidarietà, elemento fondamentale della costruzione europea, l’Unione europea intende lanciare un nuovo catalizzatore per continuare la lotta contro la miseria, trasformando le vecchie ambizioni non raggiunte in realtà. La miseria è il risultato della malnutrizione, della fame, della mancanza d’acqua potabile, che rappresentano la grande sfida per la sopravvivenza quotidiana.
La miseria e l’esclusione di un individuo sono le fondamenta della povertà sociale di un intero popolo, paese, continente. Di conseguenza, la forza dell’Europa risiede non nelle decisioni del Consiglio, bensì nel potenziale dei singoli cittadini, nella loro responsabilità civica e sociale. Non vi sono soluzioni miracolose per sconfiggere la miseria e l’esclusione sociale. Eppure una cosa è certa: non possiamo sconfiggerle senza la partecipazione sociale dell’intera comunità. Senza un nuovo approccio di solidarietà, partecipazione, accoglienza, integrazione, condivisione, dialogo. Uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea è proprio quello della solidarietà. Un valore particolarmente importante in questo momento di crisi. “Unione” significa affrontare i problemi e la crisi economica insieme, nella solidarietà, dando sicurezza all’individuo e alla collettività.
Ecco allora, alcuni impegni da realizzare tutti insieme: Incoraggiare il coinvolgimento e l’impegno politico di tutta la società nella lotta alla miseria e all’esclusione sociale a livello europeo e locale, nel settore pubblico come in quello privato. Promuovere la partecipazione di tutti i cittadini europei alla lotta contro la miseria e l’esclusione sociale. Dare visibilità ai problemi e alle necessità delle persone che vivono nella miseria e nell’esclusione sociale. Collaborare con la società civile e le organizzazioni non governative che lottano contro la miseria e l’esclusione sociale. Eliminare i luoghi comuni e i clichè che riguardano la miseria e l’esclusione sociale. Promuovere una società che favorisca una buona qualità della vita, il benessere sociale e le pari opportunità. Sostenere la solidarietà tra generazioni e assicurare uno sviluppo sostenibile. Facilitare l’integrazione culturale e il dialogo tra ogni tipo di diversità.
Questo Anno europeo deve essere vissuto “insieme”. È una battaglia che ci deve coinvolgere tutti. Solo insieme possiamo mirare a raggiungere i quattro obiettivi prefissati: Pieno riconoscimento del diritto di tutte le persone che versano in situazioni di miseria e di esclusione sociale a condurre una vita dignitosa e a svolgere appieno il loro ruolo nella società. Sviluppare la dimensione di responsabilità pubblica delle politiche di inclusione sociale, ribadendo che ognuno è tenuto a fare la propria parte per affrontare il problema della miseria e dell’emarginazione. Costruire una società più inclusiva, in cui nessuno dubiti del fatto che la società stessa, nel suo insieme, ha solo e tutto da guadagnare dall’eradicazione della miseria. Garantire l’impegno di tutti gli attori, poiché solo così sarà possibile registrare progressi reali con uno sforzo di lungo periodo che coinvolga tutti i livelli di governance.
La solidarietà deve essere un valore distintivo dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, non solo sui documenti, quanto piuttosto nel rispetto concreto di tutti i diritti fondamentali dei suoi cittadini e nella tutela dei beni comuni. Creare un’Europa inclusiva è il primo passo essenziale per raggiungere un qualsiasi obiettivo sociale e garantire il rispetto della Convenzione Universale dei diritti umani.






