In diretta da Copenhagen
Raffaella Cavallo, Marco Iob, Lucia Piani*
Il tema dell’acqua non è stato messo nell’agenda della conferenza, nonostante il continuo progredire del riscaldamento globale e dei suoi effetti devastanti, non solo sull’ambiente ma anche sulle condizioni di vita di milioni di persone. Per questo i movimenti hanno organizzato un controforum.
Dal 7 al 18 dicembre scorso si è svolta a Copenhagen la quindicesima Conferenza della Parti che dal 1995 porta i 194 paesi che hanno aderito alla Convenzione sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) a incontrarsi annualmente per confrontarsi, valutare ed elaborare nuove strategie comuni per frenare il cambiamento climatico e limitarne gli effetti.
Una prima valutazione complessiva dei risultati ottenuti dai lavori della Conferenza delinea l’assoluto fallimento di un evento che ha richiesto un percorso di preparazione durato oltre due anni, e su cui erano riposte le speranze di tutti quei paesi che stanno già sperimentando gli effetti nefasti del cambiamento climatico: un accordo non vincolante di poco più di due pagine che non esplicita obiettivi a breve o medio termine e tantomeno individua percorsi efficaci per ridurre le emissioni di gas serra.
Oltre all’innegabile fallimento di Copenhagen dal punto di vista dei contenuti, da molti già annunciato prima che i lavori avessero inizio, un’inaspettata disorganizzazione nella gestione degli accrediti ha compromesso la partecipazione dei molti partecipanti, già da tempo accreditati, ai lavori presso il Bella Center. Centinaia di persone, delegati governativi e osservatori provenienti da tutto il mondo, sono state costrette a passare intere giornate all’aperto nel gelido clima nordico, nell’attesa di poter effettuare i controlli e ritirare i pass per l’accesso. Ciò ha comportato l’esclusione delle Ong, soprattutto quelle ambientaliste, lasciando il sospetto che si sia trattato di una selezione degli ospiti non molto graditi.
Una grave omissione: l’acqua
Durante la Conferenza è avvenuta una grave omissione: nonostante il continuo progredire del riscaldamento globale e dei suoi effetti devastanti non solo sull’ambiente ma anche sulle condizioni di vita di milioni di persone appaia strettamente collegato altema acqua, la questione idrica e la stretta connessione con i temi in agenda non è stata trattata direttamente dai lavori della Convenzione, se non in relazione ai problemi energetici. Questa gravissima omissione ha chiamato nuovamente a raccolta i movimenti internazionali impegnati nel riconoscimento e nella difesa del diritto all’acqua che, a partire da una proposta del Comitato italiano per il contratto mondiale sull’acqua e del CeVI elaborata nell’ambito del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, hanno redatto un appello per chiedere di inserire nell’accordo mondiale sul clima regole e principi per un accordo globale sull’acqua.
L’appello richiama i principi condivisi dalle reti mondiali a partire dalle Dichiarazioni dei Forum alternativi dell’acqua di Città del Messico (2006) e di Istanbul (2009) che affermano: “L’acqua è un diritto umano fondamentale e inalienabile. Ogni essere umano deve avere diritto all’acqua per i suoi bisogni fondamentali, garantendo così a ciascuno un livello di vita dignitoso sotto l’aspetto socio-economico e culturale. L’acqua è un bene comune e nostro comune retaggio. È essenziale per il sostentamento degli ecosistemi ed ogni forma di vita esistente in essi. È nostro dovere fondamentale salvaguardare l’acqua, prevenire la sua scarsità ed inquinamento, preservandola per le future generazioni. La democrazia dell’acqua è elemento centrale per la risoluzione delle crisi dell’acqua. La conservazione, sviluppo e gestione delle risorse idriche (per i diversi usi) non deve essere soggetta al profitto. Deve essere collocata in una sfera pubblica, comunitaria, trasparente, partecipativa e controllabile. Tutte le istituzioni pubbliche locali, nazionali e internazionali hanno il dovere di governare l’acqua in modo equo, sostenibile e responsabile”.
Gli effetti del cambiamento climatico
Dopo aver richiamato alcuni elementi che evidenziano come gli effetti del cambiamento climatico abbiano un impatto diretto sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare di miliardi di persone, e come lo sfruttamento dell’acqua per la produzione di energia idroelettrica presupponga la costruzione di nuove dighe che incoraggiano la produzione agricola industriale di prodotti ad alto fabbisogno idrico, l’appello esplicita in modo chiaro le quattro richieste da avanzare ai governi partecipanti alla Conferenza di Copenhagen
1. Includere l’acqua nell’ordine del giorno dei lavori. Un accordo mondiale sul clima deve contenere regole e principi di equità, sostenibilità e democrazia per la salvaguardia dell’acqua, della terra e della salute dei nostri ecosistemi.
2. Adottare un approccio sistemico di adattamento e mitigazione per proteggere gli ecosistemi e di conseguenza costruire una resilienza climatica di lungo termine e mantenere la salubrità di ecosistemi idrici potabili.
3. Dare vita a un gruppo di lavoro che predisponga un Accordo mondiale sull’acqua vincolante per tutti i paesi, sotto l’egida delle Nazioni Unite, da presentare e approvare entro la fine dei negoziati nel 2012.
4. Istituire tramite l’Assemblea delle Nazioni Unite, sulla base delle conclusioni della Conferenza di Copenhagen, un’Agenzia mondiale dell’acqua che sostituisca l’illegittimo World Water Forum.
Il controforum dei movimenti
Oltre alla diffusione dell’appello, la rete internazionale dei movimenti per l’acqua ha organizzato nella giornata del 15 dicembre 2009 un seminario all’interno dei lavori del Klimaforum (il controforum organizzato dai movimenti ambientalisti) dal titolo “Movimenti mondiali per l’acqua e COP 15: proposte e strategia per una giustizia per l’acqua e il clima”. Vi hanno partecipato relatori provenienti da tutti i continenti che hanno presentato le proprie riflessioni nell’ambito delle sessioni che hanno approfondito lo scenario entro cui si declinano i legami tra acqua, cambiamento climatico e diritti umani. Tra i relatori è intervenuto un rappresentante boliviano degli indios Kapi, che ha riportato l’esperienza reale di chi vive sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico: è una comunità che vive alle pendici del ghiacciaio Illimani che si sta sciogliendo e che sarà costretta a emigrare per poter sopravvivere. Riccardo Petrella, nel suo intervento, ha presentato i principi del Protocollo per l’acqua e le strategie da mettere in campo per modificare le decisioni in materia di diritto all’acqua.
La dichiarazione finale
Il seminario si è concluso con l’approvazione della dichiarazione finale che dopo una parte introduttiva recita così: “Noi, movimenti per l’acqua provenienti da tutto il mondo, uniti nella solidarietà per la giustizia climatica, chiediamo che: la questione dell’acqua possa essere inserita nel processo di negoziati delle Nazioni Unite; il patrimonio di acqua dolce del mondo venga dichiarato bene comune pubblico e un diritto umano, appartenente alla terra, a tutte le specie e al futuro. L’acqua non deve essere privatizzata e a nessuno deve essere negata l’acqua per la vita per impossibilità a pagare. L’acqua ha il diritto di fluire verso il mare, deve essere conservata e protetta dall’inquinamento. Ci impegniamo a continuare ad organizzare, mobilitare e lavorare collettivamente per l’acqua e la giustizia del clima”.
Dopo il fallimento di Copenhagen si va articolando una grande alleanza per la giustizia climatica da parte di organizzazioni sociali di tutto il mondo, dove il movimento per l’acqua è uno dei protagonisti.
Il 2010 sarà un anno di grande attenzione e mobilitazione coordinata e congiunta dove questa alleanza sarà messa alla prova. Un primo atto si svolgerà a Cochabamba, in Bolivia, dove due importanti appuntamenti affronteranno i temi dell’acqua e del clima.
Dal 15 al 18 aprile 2010 si terrà la III “Fiera del agua”, un appuntamento internazionale organizzato dalla società civile che quest’anno coincide con il 10° anniversario della “guerra dell’acqua” (per ulteriori informazioni: www.cevi.coop).
Dal 19 al 22 aprile 2010 si terrà, sempre a Cochabamba, l’incontro mondiale per la giustizia climatica e per la dichiarazione universale dei diritti della madre terra, a cui il presidente Morales invita tutti coloro che vogliono contribuire per invertire la rotta verso la catastrofe climatica. (Info: www.cmpcc.org).
* CeVI – Centro di Volontariato Internazionale.






