Le facce della luna
Giancarla Codrignani
Se crescono premi e riconoscimenti per donne che si sono distinte, sembra che finalmente qualcuno si accorga dei loro contributi. Forse continua a sfuggire che si fondano su metodi diversi. Ormai i Nobel sono una novità solo se si tratta della prima volta per un’economista che ha osato sfidare un campo tradizionalmente non femminile, ma non è più come nel 1905, quando il Nobel per la “pace” attribuito a Bertha von Suttner suscitò grande scalpore, ma anche successivo abbandono della memoria.
Significativo che un’organizzazione di chiesa come Pax Christi International abbia per la prima volta assegnato il premio per la pace ad una donna che si è impegnata per le donne che hanno subito violenza. Un caso forse nuovo di cogliere la specificità femminile nelle situazioni di guerra. Justine è originaria del Kivu, la tragica provincia del Congo che almeno dal 1990 paga la fortuna delle sue risorse non solo con la miseria, ma con la conflittualità endemica e le stragi sulla popolazione civile. Per le donne la violenza della guerra è duplice: alla condivisione della morte, delle amputazioni, della perdita di figli, parenti e case si accompagna la più feroce violenza sessuale, quando il corpo dell’uomo diventa arma.
Il mondo da poco ha sollevato il velo sull’antica, ma sempre silenziata pratica di guerra connessa con lo stupro delle donne dei vinti, e la comunità internazionale ha ripetutamente condannato le guerre del Congo e le violenze a danno delle donne. Pax Christi con questo premio a una donna che conosce bene le condizioni socio-politiche e i rovinosi interessi strategici che attraversano il suo paese, ma che ha scelto come impegno prioritario la difesa delle donne e la cura delle violentate, condanna esplicitamente e formalmente questi delitti che spesso le vittime non denunciano. Justine è coordinatrice di SFVS (Sinergie des Femmes pour les victimes des violences sexuelles), e il suo campo di azione è la mediazione dei conflitti e la difesa non solo medica, ma formativa e giuridica.
Lo stupro è ovunque una lesione che, con il corpo, uccide l’anima. Occorre risanare e recuperare le ferite, ma anche agire sul costume, sulla mentalità tradizionale, sulla capacità terapeutica della comunità e, in particolare, agire la legalità con le denunce e i tribunali. L’organizzazione di Justine ha curato quasi diecimila donne del Kivu stuprate e ha portato alla giustizia decine e decine di denunce, anche se per ora le condanne sono state solo 78. Alla premiazione ha chiesto non solo di sostenere la causa della pace in Kivu, ma anche l’aiuto internazionale perché il Congo istituisca camere penali “miste”. Mons. Laurent Monsengwo, della presidenza internazionale di Pax Christi, potrebbe trasmettere ai superiori livelli ecclesiastici anche questo “segno dei tempi”.






