La città conviviale
Antonio Nanni
«Se per me che sono cristiano, il campanile e il suono delle campane fanno casa e nutrono il sentimento della mia identità, perché non debbo riconoscere che il minareto e l’invito alla preghiera del muezìn fanno altrettanto per gli amici musulmani? L’essenziale – afferma il teologo Piero Coda - è che il suono della campana e l’invito del muezìn non siano assordanti e impositivi». Si tratta di sperimentare fiduciosamente un modello di integrazione interculturale come da tempo propone la Chiesa.
Questa visione è basata sul dialogo, sul rispetto della libertà e sulla reciprocità dei comportamenti, ma richiede anche il riconoscimento del diritto ai simboli nella polis globale. Il futuro ci metterà sempre di più di fronte ai conflitti di una società multiculturale. In tutta la Svizzera esistono soltanto 4 minareti, eppure il 57% degli elettori ha votato per dire basta. Bisogna interrogarsi sulle ragioni di questa islamofobia contagiosa. Le reazioni all’esito del referendum svizzero sono state di forte preoccupazione per il Vaticano, per l’Onu e per l’Unione europea, così come per Israele. In Italia è stata soprattutto la Lega a soffiare sul fuoco e a cavalcare l’onda antislamica, arrivando a proporre di inserire la Croce sulla bandiera tricolore.
Questa idea geniale è del leghista Castelli il quale alla Croce è così affezionato da essersi sposato con rito celtico (!), mentre per Bossi, come si ricorderà, il tricolore veniva associato a luoghi e gesti inenarrabili. È necessario prendere le distanze da questo multiculturalismo separatista e fallimentare, ma l’interculturalità è una scommessa da vincere. Con l’Islam bisogna dialogare e non avere paura, poiché la stragrande maggioranza dei musulmani sono “moderati” e non fondamentalisti. La Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa, che raccoglie circa 400 associazioni, ha sottoscritto il 10 gennaio 2008 la “Carta dei musulmani d’Europa” dove si dichiara che essi si impegnano a rispettare “le leggi e le autorità dei rispettivi Stati”, così come “il principio di laicità che si fonda sulla neutralità dello Stato e delle religioni”, e che “l’Islam riconosce e sancisce il diritto alla diversità”. Parole impegnative.






