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Giorni e notti n. 1 Genn. 2010

Gianni Caligaris

Alfano e i processi

Tutti sanno che il palindromo è una parola che può essere letta indifferentemente da destra o da sinistra (aerea, osso, anilina). Da non confondere con le parole bifronte, che lette a rovescio mantengono senso compiuto ma cambiando il significato (arco/ocra). Possono esserci frasi palindrome (amor a Roma). Oggi vorrei introdurre una nuova figura retorica: l’affermazione palindroma. Un esempio? Il ministro Alfano ha detto qualche settimana fa: “Quando Berlusconi è sceso in politica, sono cominciati i processi”. La versione palindroma è: “Quando stavano per cominciare i processi, Berlusconi è sceso in politica”.

Hiroshima

È morto all’età di 93 anni Tsutomu Yamaguchi, l’unica persona ufficialmente riconosciuta come sopravvissuta sia alla bomba atomica su Hiroshima che a quella sganciata su Nagasaki, poiché ebbe il destino di spostarsi da una città all’altra proprio in quei tre giorni fatali. I quotidiani nipponici hanno riportato la notizia spiegando che l’uomo è deceduto per un cancro allo stomaco. Nell’ambito di quell’immane tragedia, forse possiamo concederci un leggero sorriso di sollievo. Se Yamaguchi-san è morto alla sua veneranda età dopo essersi sorbito due bombe atomiche, vuol dire forse che con qualcuno la vita è riuscita ad essere gentile.

Trasparenza e top manager

All’ultima assemblea del colosso dell’informatica Cisco System è passata con il 51% dei voti la risoluzione presentata da un gruppo di azionisti attivi americani, sostenuta in Italia da Etica sgr, nota come “say on pay”. Tale risoluzione chiede ai vertici dell’azienda di prendere in considerazione il volere degli azionisti responsabili affinché vengano introdotti nuovi principi di trasparenza sui processi di remunerazione dei top manager con la conseguente rendicontazione all’assemblea. Si tratta di una vittoria storica, ottenuta dopo anni di campagne di pressione lanciate da Christian Brothers Investment Services (CBIS), insieme ad altri azionisti responsabili anch’essi associati ad ICCR, tra i quali, per l’Italia, la SGR dei Fondi Comuni Etici del Gruppo Banca Popolare Etica.

 

La grave crisi economica e finanziaria in corso ha portato sotto i riflettori la questione delle politiche di remunerazione dei top manager delle grandi banche e società, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’azionariato attivo è una prassi consolidata, portata avanti anche con il sostegno degli investitori religiosi: solo nel 2009 negli USA sono state presentate almeno 100 mozioni sul tema della trasparenza nelle remunerazioni.

 

Tra le società che hanno introdotto in statuto il voto consultivo in assemblea sulla remunerazione degli amministratori vi sono Intel, HP, Occidental Petroleum, Blockbuster, Ingersoll-Rand e Motorola. La notizia è molto interessante, ma ancor di più lo è riflettere su cosa è ICCR. ICCR è l’associazione interconfessionale che riunisce circa 300 investitori religiosi con patrimonio gestito di oltre 100 miliardi di dollari, impegnati nel dialogo e nell’azionariato attivo con le maggiori imprese americane sui temi sociali, ambientali e della governance.

E la banca vaticana?

Pensate se in Italia il Vaticano, gli ordini religiosi, le diocesi, l’Istituto per il sostentamento del clero ecc. ecc. facessero altrettanto ed utilizzassero i propri investimenti per orientare il comportamento delle grandi aziende. Purtroppo la cattolica Italia ha una cultura ben diversa da quella dei protestanti nordamericani. La banca vaticana, lo IOR, non ha mai avuto fama di mettere l’etica davanti a tutto (forse neanche a metà strada), fin dai devastanti tempi di mons. Marcinkus.

 

Anche adesso è impantanata in un’indagine avviata dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Roma che ha creato non pochi imbarazzi in Vaticano, che ipotizza la violazione della legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio e che riguarda alcuni rapporti con Unicredit ed altre eventuali persone fisiche o società. Fortunatamente da pochi mesi la banca vaticana ha cambiato guida e il nuovo presidente dell’Istituto, l’economista Ettore Gotti Tedeschi, intende assicurare trasparenza e collaborazione con la magistratura rispetto ad operazioni riconducibili alla precedente gestione.

 

Gotti Tedeschi insegna etica della finanza alla Cattolica di Milano ed è fra gli ispiratori della Lettera Enciclica “Caritas in veritate”, quindi potremmo aspettarci grandi cose. Il condizionale è d’obbligo. Il ministro

Sacconi e Rosarno

I tragici fatti di Rosarno hanno prodotto tante riflessioni e anche qualche geniale idea. Il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ha affermato che giovani e studenti, in attesa di un’occupazione, potrebbero andare a fare la raccolta in agricoltura attraverso i buoni prepagati. “Mi verrebbe da dire a molti giovani italiani e a molti studenti, compatibilmente con le loro attività scolastiche: perchè non fare in termini regolari con un semplice buono prepagato anche la raccolta breve in agricoltura in attesa di un’occupazione più corrispondente alle aspettative della persona?”. Il ministro ha sottolineato il “paradosso” di aree come quelle di Rosarno dove c’è “un’altissima disoccupazione italiana e poi si usa il clandestino in forme irregolari per lavori di raccolta”.

 

Ma toh, il ministro non immagina perché gli italiani non vanno a raccogliere arance nelle condizioni in cui lo fanno gli immigrati e perché i latifondisti preferiscono la forza lavoro procurata dai caporali del bracciantato assunta a giornata al posto di indigeni che, assieme al buono prepagato, potrebbero magari avanzare rivendicazioni e diritti? E meno male che il nostro è entrato in Parlamento nel 1979, ha ricoperto importanti cariche presso l’OIL Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra. Dovrebbe sapere di cosa parla, non ha neppure la scusante di essere il solito naif “professionista prestato alla politica”. 4 solidarietà internazionale 01/2010 In Cerc hio

Rosarno visto dal Burkina

Restando su Rosarno, riporto un articolo di Abdoulaye Tao pubblicato su “Le Pays”, quotidiano del Burkina Faso. ”Il 7 gennaio 2010 l’Italia è stata scossa dalle violenze contro gli immigrati a Rosarno. Due giorni di scontri sono terminati con il trasferimento di centinaia di persone nei centri di accoglienza del Sud d’Italia. La decisione è stata presa per metterli al riparo dalla rabbia degli abitanti. Gli africani non sono più i benvenuti negli agrumeti di Rosarno, che ogni anno danno lavoro a circa quattromila immigrati. I giornali occidentali riferiscono che qualcuno ha sparato agli immigrati come fossero dei conigli.

 

La reazione non è stata, perciò, un atto di rivolta, ma di legittima difesa. La popolazione di Rosarno ha organizzato una specie di caccia all’uomo per allontanare i lavoratori stagionali, che vivevano in baracche ed erano pagati pochissimo. La maggior parte degli immigrati africani in Italia lavora in nero nell’agricoltura e nell’edilizia. Cos’hanno fatto le autorità italiane per prevenire questi disordini così facilmente prevedibili? Nulla, a giudicare dalle reazioni del ministro dell’interno italiano, che vorrebbe sfruttare questi incidenti per inasprire le leggi sull’immigrazione. Finora c’è stata “troppa tolleranza”, ha commentato, parole che non fanno presagire nulla di buono. Non è escluso che la caccia agli immigrati si diffonda anche nel resto dell’Italia, dove la manodopera utile e a buon mercato è altrettanto indispensabile. Viste dall’Africa, le immagini di Rosarno dovrebbero spingere chi vuole emigrare a riflettere bene sul prezzo da pagare per un soggiorno clandestino in Europa.

 

Il dibattito sulla regolamentazione dei flussi migratori è di grande attualità sia in Europa sia in Africa, ma coinvolge solo le classi più istruite. Il problema è che gli analfabeti, quando arrivano in Europa, sono destinati a subire abusi e sfruttamento. Angeli all’inizio, perchè disposti a sacrificarsi, possono diventare da un giorno all’altro dei demoni, senza documenti e quindi vulnerabili. Di chi è la colpa? Innanzitutto dei governi africani e delle loro politiche fallimentari. Ma anche dei paesi europei che dovrebbero avere più rispetto per la dignità umana”. Leggendo queste poche righe non può non colpire la compostezza, la misura con cui le notizie vengono riportate e commentate, le conclusioni colte.

 

Soprattutto se le paragoniamo con l’ormai abituale rozzezza sgangherata con cui simili vicende sono spesso maneggiate e chiosate a casa nostra. Assuefatti, ma non rassegnati, vediamo la nostra coscienza collettiva affidata ad una classe politica e giornalistica nella quale, in mezzo a tantissime brave persone e a seri professionisti, vociferano i peggiori trogloditi da quando il popolo decise di farsi governare da una repubblica. E parlo di quella di Roma, non di quella italiana. “Oggi meno si sa più si impone il proprio meno agli altri, il non sapere diventa elemento di prepotenza e di strumentalizzazione, la propria ignoranza diventa una zattera di salvataggio”. Cesare Zavattini. Ah, il grande Za.

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