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Due mostre allestite nella cornice del TonalEstate 2009 si sono occupate dell'Honduras

La prima è stata allestita a Ponte di Legno su “La Moskitia. Gracias a Dios Honduras”, promossa dall’associazione “Imagine”. Si tratta di un reportage fotografico di Nanni Fontana realizzato nel 2008 nella zona di Moskitia. La mostra sulla dimenticata regione honduregna ci fa conoscere le problematiche di una terra inaccessibile eppure carica di identità, abitata dagli indios Miskitos.

L’acqua è presente in ogni aspetto di questa terra: nei fiumi e nelle lagune che sono le uniche vie per spostarsi nella regione, ma anche negli uragani e tempeste tropicali che rendono la Moskitia inavvicinabile e isolata. La Moskitia è classificata come una delle peggiori aree sulla mappa di povertà dell’Honduras, a causa delle carenti infrastrutture e dell’inadeguatezza dei servizi sanitari. Il tasso di mortalità neonatale è di 22 morti su 1000 nascite e quello infantile è di 77 su 1000 dovuto a sindromi da diarrea acuta, malaria e denutrizione. Il 75% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

 

 

Queste bellissime fotografie sono un efficace strumento per dare “voce” ai Miskitos e portare all’attenzione di tutti questo messaggio. La seconda mostra è stata “De la cruel morte”, è la personale del giovanissimo artista Quitzé Ruben Sabillòn Ordoñez, allestita nella Sala Consigliare di Ponte di Legno.

 

Si tratta di disegni a carboncino e inchiostro realizzati a Roma dove Sabillòn ha conseguito la laurea in Storia e conservazione del patrimonio artistico presso l’Università di Roma Tre. Dal 2009 collabora con l’Ambasciata honduregna in Italia in veste di addetto culturale. C’è un interrogativo sull’apparente inutilità dell’arte come della vita, sulla patina oscura che appanna la bellezza del vivere e il suo valore.

 

Ma il tratto dell’artista honduregno è tracciato, nonostante tutto e consapevolmente, alla ricerca di qualcosa di altro, come una nostalgia di qualcosa che non si vede ancora e che pure c’è già e che deve emergere. La morte del senso dell’esistere è cruel; l’esperienza dell’uomo che passa attraverso il dolore nelle sue forme più solitarie e laceranti è un grido e una maledizione quando è puro male e fine a se stessa.

 

Il segno grafico diventa una silenziosa domanda: il bisogno inestirpabile di qualcosa che non finisca, che “eterni” l’avventura umana perché, nello spazio e nel tempo in cui l’uomo opera, ci sia l’esperienza del compimento, cioè del bene o felicità.

 

Qualcosa che, a causa della sua stessa debolezza ontologica, l’uomo non può darsi da solo. L’esperienza personale di Quitzè Sabillòn, cresciuto negli anni della prima giovinezza a contatto con le ferite naturali e sociali della sua terra, l’Honduras, è fonte di impegno civile di un giovane uomo che, arrivato in Italia per completare gli studi, si è impegnato in diversi progetti di cooperazione internazionale in America latina e subito si è reso disponibile per l’emergenza abruzzese.

 

L’arte lo appassiona e, attraverso il lavoro artistico, racconta la sua presa di coscienza dell’ingiustizia e del male del mondo e, insieme, documenta la sua partecipazione a un’azione umile ma tenace per portare qualche sollievo, in un’apertura a chi può rispondere al bisogno esistenziale.

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