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Vivere a San Salvador

Andrea Romani è di origine emiliana, oggi lavora a San Salvador. È partito dall’Italia da oltre dieci anni con altri tre amici e ha completato il suo curriculum di studi nella capitale salvadoregna laureandosi in giurisprudenza. Andrea accompagna al Tonalestate un gruppo di ragazzi del “suo” paese che, senza esitazioni, considera El Salvador. Il piccolo Stato centro americano ha vissuto molti anni di guerra civile che si è conclusa solo da qualche decennio e le ferite sociali non sono totalmente sanate.

Le differenze economiche fra la gente sono quasi incolmabili, il contesto produttivo non consente di garantire posti di lavoro adeguati al sostentamento delle famiglie che vivono ai margini delle città e le “marras” tra i giovani si sono trasformate da gruppetti di difesa personale e della propria famiglia in un contesto di guerra, a piccole mafie violente che reclutano i bambini, soprattutto quelli più deboli o in difficoltà, per azioni di guerriglia, sostegno al narcotraffico, sfruttamento e vendita di persone oltre confine. Andrea spiega la loro particolare modalità di fare cooperazione in questa realtà.

 

Non si è trattato di trasferirsi in America latina per portare a compimento un progetto pensato in Europa. La sua decisione è nata piuttosto dalla volontà di prendersi a cuore una situazione umana. Scegliendo di svolgere interamente in loco la sua formazione scolastica e professionale, ha voluto entrare nel contesto sociale del paese, vivere con la gente, essere di compagnia a chi incontrava, in una vicinanza creata dal condividere la stessa condizione. “Si è creata, in questi dieci anni, la vicinanza del crescere insieme agli amici che vedono le necessità della propria gente e chiedono aiuto. Non abbiamo mai pensato che scopo primario della nostra azione fosse quello di insegnare ad altri cose che noi già sappiamo, piuttosto abbiamo ricercato momenti formativi per tutti noi e sollecitato i giovani a farsi responsabili di fondazioni locali che diventassero, sempre più, gestite e dirette da salvadoregni”.

 

L’esito di tale posizione umana è cresciuto nel tempo: all’inizio è stato un semplice corso di taglio e cucito per le ragazze, già giovanissime madri, cercando sul posto gli strumenti, gli insegnanti, i materiali, ma soprattutto cercando di vincere la diffidenza delle donne e delle loro famiglie. Sono seguiti corsi nelle carceri minorili: di cucina, di panetteria e pasticceria, di artigianato, che hanno consentito ad alcuni ragazzi di poter cominciare a lavorare all’esterno del carcere. L’impegno più faticoso, che ha facilitato un radicamento sostanziale tra la gente, si è verificato nel 2001 quando San Salvador è stata colpita da una delle frequenti calamità naturali che si abbattono sul Centro America. Si trattò di un terremoto. I sopravvissuti vennero raccolti in un grande centro sfollati divenuto noto come “il Cafetalon”. Di fronte alla totale assenza di supporto logistico e di informazioni certe (in mancanza di registrazione anagrafica) circa le persone morte o disperse e, soprattutto, alla perdita completa di qualsiasi struttura abitativa e di qualsiasi oggetto personale, i volontari dell’associazione “I Sant’Innocenti” si unirono ai giovani con cui erano in contatto e organizzarono le forme possibili di aiuto andando loro stessi a vivere al Cafetalon.

 

Insieme ad un lavoro di identificazione delle persone e di riunione delle famiglie, organizzarono attività scolastiche, igienico-sanitarie e di convivenza con i bambini. Da quel lavoro sono cominciate le due forme di cooperazione più stabili operanti, oggi, nella periferia di San Salvador. Si tratta di una “Guarderia”, struttura educativa e scolastica per bambini di età prescolare e di primo livello scolastico e di un Consultorio medico che si occupa di educazione all’igiene e alla nutrizione. La “Guarderia las abejitas” è nata grazie alla collaborazione dei Padri salesiani che hanno messo a disposizione l’immobile. È gestita da un giovane direttore, Ricardo, che organizza l’attività scolastica ed educativa e il personale volontario che garantisce il funzionamento giornaliero. Tutti i ragazzi provengono dalle zone marginali e molti di loro vivono in baracche ammassate in quartieri privi di qualsivoglia urbanizzazione. Ogni pomeriggio i volontari vanno a prendere i bambini a casa. Ciò per evitare i pericoli che la zona ingenera, e per garantire una fedele frequenza. La Guarderia offre da dieci anni sostegno scolastico (con un doposcuola), accoglienza e alfabetizzazione (scuola materna), educazione alla socialità. L’attività è diversificata per fasce di età e per i bambini in età scolare è specifica di sostegno didattico.

 

Ultimamente si è creata una buona collaborazione con l’Alcaldia di Santa Tecla e con l’Ambasciata italiana che, nello scorso anno scolastico, ha consentito la fornitura ai bambini di tutto il materiale didattico necessario per l’intero anno. Il 27 marzo 2009, William Alexander Salazar, uno dei primi ragazzi della Guarderia, si è laureato all’Università di El Salvador in Relazioni Internazionali. Una volta al mese viene organizzato un pranzo preparato dai volontari per educare ad una corretta alimentazione e al miglior impiego dei cibi facilmente reperibili. Il Consultorio medico è ancora attivo soltanto una volta al mese. La giornata medica necessita di una lunga preparazione a contatto con le istituzioni salvadoregne per la pericolosità delle zone e anche per l’intento di coinvolgere i medici e gli operatori sanitari che lavorano nelle strutture sanitarie locali. La popolazione più povera è normalmente molto lontana dalle istituzioni, non gode di assicurazioni o altre forme di prestazioni gratuite e si rivolge ai Centri di salute pubblici solo in caso di emergenze. In questi anni, si è potuta organizzare una raccolta di dati personali che ha consentito l’allestimento delle cartelle cliniche e il monitoraggio delle vaccinazioni e delle cure prestate, oltre che un’iniziale, ma indispensabile, attività pediatrica soprattutto indirizzata alle cure nutrizionali e all’assistenza dentistica e igienica. Andrea racconta che molte sono le richieste e molte necessità non possono ancora venire ascoltate per la mancanza di strutture, finanziamenti, persone.

 

Si vorrebbe ampliare l’offerta medica con nuovi ambulatori, dentistici e ginecologici; si vorrebbe trovare una sede definitiva per la scuola e attrezzarla di nuovi strumenti e dei locali per la mensa, la biblioteca e le strutture sportive; ci sarebbe la necessità di creare una struttura per i ragazzi universitari capace di fornire un pasto a prezzi contenuti, un luogo per lo studio, per il ritrovo e la convivenza e spazi per attività culturali, di dibattito, di cineforum. Buona parte degli interventi di cui Andrea ha parlato al Tonalestate 2009 sono stati realizzati con il sostegno dell’associazione italiana “I Sant’Innocenti (ISI)” che opera come fondo internazionale per l’infanzia, è iscritta all’Albo regionale del volontariato dell’Emilia Romagna e all’Albo della Protezione civile italiana.

 

La Presidente di Isi, Marzia Franceschini, presente al Tonalestate ha concluso: “Nonostante il mondo porti con sé un pesantissimo carico di tristezza e di dolore che non possiamo colpevolmente ignorare, Isi intende educare all’ascolto di una voce profonda che grida ricercando il bene, attraverso l’amore e l’azione. L’uomo cerca qualcuno che asciughi le sue lacrime e finché esisterà questo desiderio di gioia, di bene, di pace e di giustizia, allora la speranza che qualcuno ascolti la voce che lo esprime continuerà nella storia. Questa speranza si fa carne nella nuova vita che nasce, nei bambini, in chi lotta per la giustizia, nei rapporti di compagnia in cui percepiamo concretamente qualcosa di bene e di più grande”.

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