Studio all’Università Nazionale Autonoma dell’Honduras. Molti studenti hanno preso parte alle manifestazioni contro il governo insediatosi dopo il colpo di Stato. Sin dall’inizio si sono verificate numerose violazioni dei diritti umani, pestaggi, carcerazioni e violenze corporali. Anche le forme di protesta dentro le università sono state tante e varie: concerti, riunioni, insieme con l’occupazione delle facoltà.
Questo ha scatenato ulteriori polemiche perché i campus sono istituzioni pubbliche e la perdita di giorni e settimane di lezioni accresce i già gravi problemi degli studenti. Il Fronte di resistenza universitaria ha chiuso i campus senza preavviso e ciò ha provocato scontri tra gli studenti. La maggioranza dei ragazzi chiede di poter continuare a frequentare le lezioni e sono state organizzate assemblee studentesche per dibattere i diversi punti di vista sulle forme di lotta.
Ho avuto l’opportunità di assistere ad uno di questi incontri e mi ha colpito il modo in cui sono trattati i temi politici tra studenti e professori: la tolleranza lascia spesso il posto alla rissa. Credo che questa nostra tragica situazione abbia fatto emergere i gravi problemi che viviamo non solo nelle università, ma anche in ogni altra realtà sociale del mio paese. Dobbiamo chiederci chi o che cosa fa sì che possiamo ricevere una vera formazione umana.
Il 28 ottobre sono stati quattro mesi dal colpo di Stato. Ci sono state tante speranze di accordo tra le due parti politiche, ma ancora non siamo alla soluzione e certamente dobbiamo aspettarci una nuova chiusura dell’Università.
Chi ci consentirà di andare nella profondità delle cose per acquistare un’identità che ci permetta di affrontare la realtà?
(Tegucigalpa, 10 novembre 2009)






