Pare non abbiano risolto nulla o quasi nulla le elezioni che si sono svolte pochi giorni fa in questo paese dell’America centrale. Elezioni riconosciute dagli Usa e da pochi altri Stati, avvenute dopo un golpe che ha lasciato enormi problemi irrisolti. Nello stesso giorno si sono svolte le elezioni in Uruguay, dove il vecchio guerrigliero Tupamaro Josè Mujica, ha vinto situandosi in linea di continuità con il suo predecessore.
Vecchio e nuovo si confrontano, anche pesantemente, in questa parte di mondo che rappresenta ormai un laboratorio di una nuova politica e di una nuova economia. Di seguito riportiamo i racconti di ragazzi che vivono e si impegnano in Honduras e El Salvador.
L’Honduras è considerato uno dei paesi più poveri del continente. Alcune delle agenzie specializzate documentano che è il secondo paese con il più alto indice di miseria umana in America latina, immediatamente dopo Haiti. Mi chiamo Carlos (NdR: nome di fantasia per evitare persecuzioni) e ciò che dirò oggi è il frutto della mia esperienza concreta, a partire dal riconoscimento dell’”altro” come completamento del mio io più vero. La mia terra è soffocata da molti tipi di “miseria” umana, di recente. In Honduras pochi possiedono molto e molti sono coloro cui è permesso di guadagnare pochissimo. “Guadagnare” in un senso umano complessivo, cioè dell’uomo come “essere”, fonte di bisogni complessi. Tre aspetti sono importanti per capire il tessuto umano della nostra vita pubblica, sulla quale tali disuguaglianze, nel lungo e medio periodo, sono catastrofiche.
La salute pubblica
Il primo aspetto riguarda la sanità pubblica. La salute in Honduras è un lusso. Il sistema ospedaliero pubblico, cioè quello organizzato e gestito dallo Stato, è insufficiente: mancano farmaci fondamentali, ossigeno, barelle, sangue, guanti, suture, anestetici, attrezzature per la rianimazione, per la Tac, gli Ecg e gli Eeg, i laboratori per l’individuazione e la cura del cancro, e tutto ciò che non può mancare in un ospedale per poter far fronte a qualsiasi emergenza. Dover andare in un ospedale pubblico in Honduras è spesso tragico e macabro. Gli ammalati, magari di una malattia curabile, entrando nel sistema sanitario pubblico spesso sono destinati a una lunga agonia. Immaginate la situazione di questi ospedali, che servono la maggior parte del popolo honduregno, per accedere ai quali servono anche circa sei ore di viaggio, magari solo per richiedere i farmaci e sentirseli rifiutare, oppure per sentirsi dire di tornare dopo due mesi quando, forse, il farmaco arriverà e, quando si torna, trovare un farmaco scaduto. Però la sanità pubblica è gratuita e per tutti. Gli ospedali privati sono strutture simili ad hotel a cinque stelle, dove si trovano i medici di grande fama. Hanno le più moderne attrezzature e tutto lo spazio della logistica per lo stoccaggio dei medicamenti e degli strumenti di lavoro, ben collegati con i migliori specialisti per fornire una soluzione efficace ad ogni problema di salute. Chi non vuole andare in ospedali pubblici non ha altra scelta che spendere da 30 a 60 dollari per visita, ma sono pochissimi, tra la gente comune, coloro che possono permetterselo. I centri privati di salute hanno l’appoggio di un intero apparato giuridico che protegge sia il medico che il paziente con buone assicurazioni. I medici hanno una personalità speciale, quasi che la vita dipenda esclusivamente dalle loro mani o che, essendo così a contatto con la morte, possano conoscere il modo di evitarla. Sarebbe interessante vedere come si rapportano con le persone, se i loro alti onorari non siano uno scandalo minore rispetto alla mancanza di passione verso l’uomo quando si trova in uno stato di profonda miseria. Ma le eccezioni ci sono: medici che vanno al di là del sistema egoista e avido, in entrambi i sistemi, e guardano all’uomo per quello che è e vuole essere.
L’educazione
Un altro settore nel quale si vive il medesimo dramma della salute è quello educativo. L’istruzione è un fattore indispensabile per la crescita di ogni individuo, è obbligatoria non per pura democrazia o come cavallo di battaglia di qualsiasi campagna politica, ma semplicemente perché riguarda i contenuti che si intrecciano nella formazione di un uomo e di una donna. Credo che sia un diritto universale, anche se ci sono casi di persone che non hanno avuto un’istruzione e, nonostante ciò, si sono mossi nella storia come uomini veri. Ma in generale questo non accade. Posso dire che il sistema educativo del mio paese è un ostacolo molto difficile da superare. La maggior parte dei bambini che dovrebbero frequentare la scuola (e parlo dei molti che ricevono poco) sono costretti dai genitori a lavorare fin dalla tenera età, tanto che il lavoro minorile, a guardare da un punto di vista realistico, è più simile ad una specie di formazione accelerata alla maturità. Alcuni lavorano come autisti di autobus, lustrascarpe, venditori di giornali oppure chiedono l’elemosina in strada per portare qualche soldo ai genitori che passano tutto il giorno a letto. Per non parlare dell’istruzione superiore in cui il male peggiore è la mancanza di preparazione dei docenti, che la riduce ad un’eterna ripetizione di formule senza alcun nesso logico. Nella maggior parte dei casi non c’è alcuna motivazione ad educarsi per servire, ma lo si fa per competere, per essere il migliore e diventare potente, per cui il più sveglio è quello che scavalca tutti. E questo prima di essere vero tra gli studenti lo è per la maggior parte degli insegnanti frustrati. Nonostante ciò, l’istruzione pubblica ha delle cose positive, non certo per merito del sistema o dell’organizzazione, ma perché nascono gruppi interni ed esterni, comunità, compagnie di ragazzi che permettono agli studenti di essere considerati uomini in modo veramente “universale”. E questa è una speranza. C’è anche un sistema di istruzione privata: le scuole e le università private sono una risorsa per fornire degli uomini buoni alla società, ma quelli che possono accederci sono pochi. Gli istituti di istruzione privati sono molto efficienti, con un’organizzazione impeccabile, nulla viene lasciato al caso o alla spontaneità, sono ben attrezzati con strumenti didattici e insegnanti formati all’estero, aule spaziose, banchi moderni. Gli alunni devono solo preoccuparsi di studiare. Gli studenti che vi accedono appartengono a una classe molto benestante, quella dei pochi che possiedono molto, ma anche nelle scuole private ci sono giovani che lavorano e studiano, sacrificandosi per essere in grado di inserirsi in un ambiente di formazione decente. Nella gran maggioranza, coloro che si laureano nelle università private trovano facilmente lavoro, perché sono le loro famiglie o gli amici che gestiscono i centri di produzione di lavoro più elevati, la comunicazione, la stessa educazione, la sanità, ecc. Anche i professori, come accade nella sanità, hanno un atteggiamento diverso, rispetto alla formazione di giovani, se lavorano in una struttura pubblica o in una privata.
Il colpo di Stato
Il terzo aspetto concerne la sicurezza. In Honduras non è un fatto specificamente giuridico o legale, e non tutela le attività e le proprietà di ogni cittadino. Alcune persone perdono la vita per non farsi rubare il cellulare o per non voler dare il portafoglio. Si muore per delle banalità, e ogni settimana si contano tra 8 e 12 morti per violenza, per lo più tra i giovani. In tutte le città ci sono luoghi ritenuti sicuri e altri che non lo sono. In Honduras si sta cominciando a perdere tale distinzione. Non c’è ancora uno stato di guerra, ma basta la bugia di una persona a metterne in crisi un’altra dal punto di vista della sicurezza. Non voglio presentare l’Honduras come un grave ammalato, ma non posso tacere che c’è il dolore e la sofferenza quotidiana, dall’alba al tramonto. E così in El Salvador, Guatemala, Nicaragua… La mattina del 28 giugno in Honduras c’è stato un colpo di Stato: l’elettricità ha smesso di funzionare, i supermercati sono stati presi d’assalto, la benzina evaporava senza che nessuno facesse niente, è scoppiata la battaglia di strada, sassi contro i gas lacrimogeni. L’Honduras è passato da uno stato di apparente normalità allo stato di assedio, con il coprifuoco continuo, con molti mezzi di comunicazione censurati e militarizzati perché contrari al nuovo potere. Per molti giorni l’esercito ha sparato tra la gente, alcune persone sono scomparse o sono state fatte prigioniere per reprimere una lotta voluta dal popolo. Con i miei amici e la mia famiglia tornerò in Honduras, sapendo che la situazione è peggiorata, ma attratto da qualcosa di misterioso, da una responsabilità che ci chiama ad essere lì, in compagnia, sapendo che senza l’altro non sarei del tutto me stesso. Ho cantato con alcuni amici una canzone della mia terra che si intitola “La casa di cartone”. In una delle ultime righe dice: “La speranza passa lontano dalle case di cartone”, ma in Honduras non è tanto lontana, anzi passa proprio di là, profondamente nelle viscere. Gesù disse: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e non possono fare altro”. Questa è davvero la libertà più vera: sapere che ogni oppressore, tiranno, caporeparto, despota o potente ingiusto, non può vincere lo spirito di chi gli resiste. Un potere può espropriare la libertà di un popolo, ma non può avere questo popolo.






