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Lettera aperta ad Obama

XXI Secolo

Guido Barbera

Ill.mo Sig. Presidente, si, noi possiamo. Ci abbiamo creduto. Ci crediamo ancora. Non ci deluda! Lei ha riacceso il sogno di un nuovo cammino per la giustizia, verso la pace vera. Non tradisca questo sogno. Non tradisca le donne e gli uomini che ci hanno creduto. Non tradisca soprattutto i giovani e il loro futuro. Gestire una campagna elettorale è molto più semplice che gestire il potere. È molto più facile promettere, che mantenere le promesse. Ma la civiltà non la si costruisce con le promesse. Neppure con il potere.

La si costruisce garantendo pari dignità e rispetto a tutti gli esseri umani, come lei stesso ha sottolineato il 29 agosto 2008 nel suo discorso di accettazione della candidatura a presidente degli Stati Uniti d’America. Garantendo tutti quei valori e diritti essenziali di ogni essere umano, necessari a costruire la convivenza e il benessere mondiale. Ad ottobre la commissione per il premio Nobel della pace - per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli - ha deciso di assegnarle il Nobel per la pace 2009. Il suo nome seguirà nella storia costruttori di pace come Martin Luther King Jr. nel 1964; Madre Teresa di Calcutta nel 1979; Desmond Tutu nel 1984; Nelson Mandela nel 1993.

 

“Sono sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sono sicuro di meritare il premio”, ha subito commentato, destinando in beneficenza il premio. “Non sono sicuro di meritare di essere in compagnia con persone che hanno saputo produrre tali cambiamenti, donne e uomini che hanno ispirato me e il mondo con la loro coraggiosa ricerca della pace. Ma so - ha continuato - che il premio riflette il tipo di mondo che quelle donne e uomini e tutti gli americani vogliono costruire, che dà vita alla promessa dei nostri documenti fondativi. E so anche che nella sua storia il Nobel per la pace non è stato assegnato solo per onorare risultati specifici. È anche stato usato per enfatizzare una serie di cause. Per questo accetto questo premio, come un incitamento ad agire, un incitamento alle nazioni affinché affrontino le sfide comuni del XXI secolo”. I veri costruttori di pace, caro presidente, hanno sempre costruito nella coerenza il loro lavoro, contro ogni potere ed interesse. Hanno pagato, molto spesso in prima persona, le loro scelte. Per questo ci sentiamo traditi.

 

Non solo per le promesse non mantenute, ma soprattutto per i diritti negati. Per i diritti svenduti ai poteri. Qualunque essi siano. Nel nostro sogno di giustizia e di pace, ricordiamo alcune delle sue promesse elettorali, premiate nelle intenzioni anche dal Nobel della pace: - ritirare le truppe dall’Iraq entro 16 mesi, senza mantenere basi permanenti nel paese. - Chiudere il centro detentivo di Guantanamo Bay. - Aprire relazioni diplomatiche con paesi come Iran e Siria, per perseguire la pacifica risoluzione delle tensioni. Dopo quasi un anno di lavoro della sua amministrazione, la situazione in Iraq è ancora tutta da definire; la chiusura di Guantanamo è stata rimandata a data da destinarsi; in Afghanistan si stanno aumentando ulteriormente i contingenti militari, compresi quelli italiani; e in questi giorni il rifiuto di sottoscrivere il protocollo sulle mine antiuomo già sottoscritto da ben 156 paesi... ritenendole indispensabili a garantire la sicurezza del paese e dei suoi alleati.

 

Tanti trattati, troppi, sono stati scritti e firmati, poi non mantenuti. Troppe promesse della politica, hanno ucciso la politica stessa. Non crediamo più alle firme dei cosidetti Grandi, quasi sempre semplici atti formali per intenti che a posteriori si dimostrano solo beffe. Quanti aiuti sono stati promessi a chi muore di fame, per mancanza di acqua, di malattie… mai mantenuti. A volte anche traditi, non volendone riconoscere il diritto, come per l’acqua. La sua firma però non è il solito tratto di penna. È parte del sogno che ha riacceso in tanti di noi. Avevamo ritrovato con lei la forza per credere in un mondo più giusto, capace di vivere in Pace. Pensavamo che la politica dei diritti, della dignità e del rispetto avesse trovato uno sbocco nuovo. Una luce. Una speranza per tutti noi. Noi ci abbiamo creduto. Ci crediamo ancora. Non ci deluda! Quali sono le sue vere intenzioni di Pace, caro presidente? Non basta, caro presidente, avere dubbi se si merita un premio Nobel per la pace, attribuito alle intenzioni e a promesse, non mantenute! Al momento anche tradite! Se il sogno: “Sì, noi possiamo” non era una beffa, le chiediamo di non tradirlo. Di non tradirci.

 

Il 10 dicembre ad Oslo, non ritiri il premio Nobel. Davanti al mondo intero, si impegni a ritornare a ritirarlo quando Guantanamo sarà chiusa. Quando in Iraq, le truppe saranno tornate a casa. Quando saranno tornate dall’Afghanistan. Quando anche gli Stati Uniti avranno messo al bando ogni strumento di morte, come le mine antiuomo che stroncano la vita e distruggono i corpi di tanti bambini e tante donne ed uomini. Allora, e solo allora, il nome di Barack Obama sarà veramente scritto nella storia della Pace. Sarà scritto a fianco di nomi come Martin Luther King Jr., Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela e tanti altri, con quell’inchiostro della storia che nessuno saprà e potrà mai cancellare. Ben più importante di un premio Nobel alle promesse e alle intenzioni. Si impegni davanti al mondo a ritornare. Allora manterrà vivo il sogno. Sì, insieme possiamo.

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