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Tutte le lingue per dire “cinema”

Torino: intervista all'Associazione “I 313”

Paola Bizzarri

Un festival itinerante di cinema di comunità migranti, con interviste e partecipazione dal “basso”, coinvolgendo un pubblico di cinesi, rumeni, senegalesi, italiani, marocchini..., giovani e anziani, donne.

Una piazza di Torino. Non una qualsiasi. Piazza Foroni (detta “Piazza Cerignola”), centro storico prima della migrazione meridionale nel nord d’Italia, poi di quella proveniente dai paesi del sud del mondo. Un film. Non uno qualsiasi.

Ma una proiezione scelta a seguito di una ricerca accurata, con interviste e partecipazione dal “basso”, coinvolgendo gli stessi fruitori. Un pubblico. Non uno qualsiasi, radunatosi per trascorrere una sera qualunque. Ma cinesi accanto a rumeni, italiani accanto a senegalesi, brasiliani accanto a marocchini, giovani e anziani. E si piange e si ride, a volte assieme, a volte per scene diverse.

 

Creando una comunità nella comunità. Quella di CINEMAinSTRADA, Festival itinerante di cinema di comunità. Ecco, in poche righe, la carta d’identità del progetto dell’associazione “I 313”, come racconta Cristina Rowinski, una delle fondatrici dell’ente organizzatore dell’evento piemontese: «CIMENAinSTRADA è nato nel 2004.

 

Quest’anno ormai siamo alla sesta edizione, abbiamo raccolto 4 piazze ad alta densità migratoria trasformate in cinema all’aperto, abbiamo proiettato più di 20 film in lingua originale con sottotitoli in italiano scelti dagli stessi abitanti, 2 prime nazionali e 6 pellicole mai distribuite in Italia. Un bel risultato».

 

L’idea di CINEMAinSTRADA

Eravamo un gruppo di giovani donne già impegnate nel campo della cooperazione internazionale, della mediazione dei conflitti e della ricerca socio-antropologica, con una comune passione per il cinema. Ci siamo costituite in associazione per creare CINEMAinSTRADA, il minimo comun denominatore dei nostri progetti è: cinema, immigrazione e partecipazione sui territori in cui lavoriamo.

 

Così è nato CINEMAinSTRADA: un progetto sorto nei quartieri di Torino maggiormente abitati da migranti, ma rivolto a tutti i residenti, italiani o stranieri. L’obiettivo “delle 313” – a Torino le chiamano tutti così Manuela Cencetti, Cristina Rowinski, Ambra Formenti, Elisa Peinetti, Eleonore Freire, Melissa Forza, Simona Massera, Caterina Giovannetti ed Elena Scotti – è costruire un evento cinematografico collettivo, a livello di quartiere, culminante in una serie di serate all’aperto, nelle piazze, in modo che la proposta sia il più accessibile possibile, e che ci sia un processo di riappropriazione degli spazi di quartiere. A monte, tuttavia, vi è un lungo lavoro di preparazione.

 

In effetti, la nota caratterizzante di CINEMAinSTRADA è il lavoro preparatorio, costituito da un coinvolgimento diretto dei partecipanti, come spiega ancora Cristina: «La manifestazione, che coniuga la dimensione artistica e culturale con quella sociale, consiste soprattutto nella proiezione gratuita e all’aperto di film popolari, italiani e stranieri, in lingua originale e sottotitolati in italiano, con il coinvolgimento delle comunità locali sia nella scelta delle pellicole, che nella realizzazione del progetto.

 

Si tratta di una scelta partecipata. Vogliamo coinvolgere tutte le realtà: migranti e non, singoli individui, associazioni di migranti, organizzazioni, amministrazioni locali e gruppi informali, con lo scopo di approfondire le conoscenze dei mondi cinematografici e dei migranti. Iniziamo mesi prima per creare quella che diverrà una vera occasione di scambio e conoscenza tra gli abitanti dei quartieri coinvolti, in modo particolare tra la popolazione italiana e quella migrante».

 

Una scelta partecipata

“Prima cerchiamo suggerimenti sui film che rispecchino la complessità delle comunità maggiormente presenti nei quartieri di Torino. Pertanto cerchiamo pellicole provenienti da Albania, Perù, Marocco, Romania, Cina, Italia, ma anche Bosnia-Erzegovina, Egitto, Iran, Messico, Taiwan e Tunisia. La nostra rassegna vuole anche far vedere film di qualità e di richiamo. In un secondo momento cerchiamo il supporto delle stesse comunità. Sono loro che ci indicano quali soggetti proiettare, valutando le loro esigenze, i loro gusti. Perché ognuno di noi è un esperto della propria cultura di appartenenza. Perché le iniziative culturali non cadano dall’alto, ma siano il più possibile condivise da chi le fruisce”.

 

La domanda con la quale, munite di telecamera, le “313” portano avanti il lavoro sul campo è “Quale film vorrebbe far vedere al suo vicino di casa per permettergli di conoscere al meglio il suo paese d’origine?”. Ed ecco che si raccolgono le risposte più bizzarre. Gli italiani rispondo quasi in coro: “Quelli di Alberto Sordi”. Qual è il vostro attore preferito? Una donna albanese risponde con sicurezza: “A me piace Antony Hopkins”. Che film vorresti vedere? Men Qin, un giovane cinese risponde “Un film che faccia ridere, un film d’azione”, il suo amico afferma che a lui piacciono “i film di Chan Long, in particolare Piano A”. E poi c’è l’anziana donna piemontese, che predilige Sean Connery, mentre la sua amica preferisce Amedeo Nazzari.

 

Alejandra, sudamericana, ai microfoni delle intervistatrici di “313” racconta: “Sono cresciuta con Mafalda. Io sono abituata a vedere film in lingua originale, in inglese, con i sottotitoli in spagnolo, non trovo faticoso vedere i film sottotitolati. Uno degli ultimi film che ho visto prima di venire in Italia è stato Coin versus Rosis. Poi “Le Nove Regine”, è molto divertente”. Fadwa, donna magrebina, interrogata sulle proiezioni offerte da CINEMAinSTRADA risponde che avrebbe tanta voglia di “vedere film nuovi, perché quelli dell’altro anno mi sono piaciuti molto”. Tutti parlano volentieri dei loro gusti cinematografici. Blenti Shehaj, dell’associazione culturale italo–albanese, sempre ai microfoni delle intervistatrici “313”, sottolinea l’evoluzione del processo migratorio della sua comunità d’origine: “Terminata la fase dei primi anni di emergenza, di natura prevalentemente economica, ora la comunità albanese ha un’altra esigenza: quella artistica, quella di far vedere il meglio della propria cultura, dei propri aspetti culturali”.

 

E così, mentre in Italia si racconta un mondo migrante a tinte fosche, con cronache di criminalità e violenze, negli spazi pubblici torinesi, l’associazione “I 313” mostra l’aspetto più semplice per concretizzare l’integrazione e favorire lo sviluppo: il dialogo con i migranti attraverso la visione di film.

 

Così prima si assiste a “C’eravamo tanto amati”, la sera dopo a “Kini et Adams”, una commedia burkinabé sull’amicizia tra due uomini che condividono il sogno di fuggire dal loro villaggio e andare a far fortuna in città; la sera seguente “El abrazo partido” (L’abbraccio perduto) di Daniel Barman, film incentrato sulla figura di Ariel, trentenne di origine polacca che lavora nella vecchia merceria della madre in un centro commerciale di Buenos Aires. Sfiorando ogni giorno una vitale umanità e sognando un’Europa inesistente.

 

Cinema comunitario

“È molto bello – continua Cristina – vedere anziani italiani, che magari faticano a leggere i sottotitoli, commentare con gusto un film cinese, oppure sentire i commenti più stupiti da parte di tutte le comunità, che dalla visione dei film scoprono quanti punti di vicinanza accomunano un popolo all’altro”. L’associazione “I 313” nei mesi invernali sarà impegnata a Barge e Bagnolo, due piccoli centri della provincia cuneese dove la presenza di immigrati cinesi sfiora il 10 per cento. Gli uomini sono impiegati nelle cave di pietra come scalpellini. Sono giunti nella provincia di Cuneo da circa dieci anni.

 

In questo microcosmo è arrivato CINEMIGRANTE, un progetto realizzato grazie ad un grande lavoro di rete e di stretta collaborazione tra le amministrazioni locali, il Consorzio Monviso Solidale, i servizi e le associazioni del territorio. “Realizzare serate di cinema comunitario significa anche mettere in circolo una rete di collaborazione che porta nuova linfa: all’inaugurazione è stato offerto un aperitivo preparato dal ristorante cinese di Barge, il volantinaggio è stato effettuato dall’associazione amicizia Italia- Cina.

 

Solo così si possono raggiungere determinate comunità. Ecco allora che all’inaugurazione si sono presentati un centinaio di cinesi: bambini, famiglie e gli stessi scalpellini. L’anno scorso la comunità cinese era sempre la prima ad arrivare. Quest’anno per loro è stato un ritorno, al punto che i piccoli arrivano soli, senza essere accompagnati, a giocare nell’atrio del cinema, creando un vero momento conviviale”.

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