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I bluff di Tremonti

Sbilanciamoci: Finanziaria 2010 vuota e inutile

Nicola Perrone

Il Rapporto 2010 fotografa un’Italia che non riesce a uscire dalla crisi, più povera e diseguale. Ad oggi solo misure al limite dell’inconsistenza, come social card e credito per nuovi nati. Nel governo prevale una politica di marketing e di annunci.

La crisi continua. La miseria cresce. Secondo l’Istat i disoccupati ad ottobre 2009 hanno superato la soglia di 2 milioni: l’indice percentuale è salito all’8%. E la disoccupazione giovanile è al 26,9%. I più colpiti sono le donne e i giovani.

I lavoratori atipici hanno già perso il posto di lavoro. A un anno e mezzo dallo scoppio della recessione più grave da quella degli anni trenta, i paesi avanzati continuano a zoppicare e l’Italia non vede segnali di uscita dalla crisi. Social card, mini indennità ai precari disoccupati, credito per i nuovi nati, bonus alle famiglie e tassi per i mutui al 4% sono state delle misure “simboliche” e “modeste al limite dell’inconsistenza”. È la denuncia della campagna Sbilanciamoci nel suo Rapporto 2010 presentato il primo dicembre a Roma: “Uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo”. In oltre 120 pagine fa il punto della situazione dell’Italia rispetto alla crisi, avanza proposte e individua fondi da utilizzare “in modo diverso” per una exit strategy che funzioni davvero.

Una politica di marketing e annunci

Giulio Marcon, portavoce della Campagna Sbilanciamoci, presentando il rapporto 2010 ha sintetizzato: “I provvedimenti presi in questi mesi si basano su una politica di marketing e annunci, molti sono interventi tampone che contengono anche una serie di bluff che il governo ha annunciato, ma mai attivato. Quello che emerge è una sottovalutazione della crisi e una mancanza di interessi nel fronteggiarla, legata a un’assenza totale di politiche e interventi in questo senso. L’unica politica di Tremonti è tenere il portafoglio stretto”. Un documento che quest’anno ha incontrato diverse difficoltà perché, continua Marcon “per chi è fuori dal Parlamento è difficile fare un lavoro di controllo e verifica della spesa pubblica, formata da tanti piccoli provvedimenti e decreti”. Secondo Sbilanciamoci, “la finanziaria 2010 è vuota e sostanzialmente inutile di fronte a una crisi che sta accentuando le sue gravi conseguenze sociali ed economiche in tutto il paese”. Secondo il rapporto bisognerebbe rimettere mano alla spesa pubblica, programmare interventi di sostegno al reddito e alle imprese, prevedere misure di protezione sociale e nuovi investimenti, “ma niente di tutto questo c’è nella finanziaria del 2010”.

Un’Italia più misera e diseguale

L’Italia, passata sotto la lente d’ingrandimento di Sbilanciamoci, appare come “un paese che non riesce a uscire dalla crisi, con una base produttiva in declino, più povero e diseguale”. Secondo l’Istat, nel terzo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo è diminuito del 4,6% rispetto al terzo trimestre del 2008, anche se la caduta ha iniziato a rallentare con il Pil che è aumentato dello 0,6% rispetto al tonfo del secondo semestre 2009. Ma il punto di particolare fragilità è costituito dal debito. Per la prima volta da anni, in Italia è cresciuta la spesa fino a superare le entrate correnti, portando a un avanzo primario negativo. Deficit che dovrà essere coperto con l’emissione di nuovo debito. Secondo quanto riporta il rapporto 2010, il disavanzo pubblico di quest’anno si avvicina al 5% del Pil e, considerando le necessità di un nuovo indebitamento, il rapporto debito/Pil dovrebbe raggiungere il 115% del Pil a fine 2009 e il 120% nel 2010. “Alla fine dello scorso aprile il debito pubblico italiano ammontava a 1.750 miliardi di euro – specifica il rapporto - 88 miliardi in più rispetto all’inizio dell’anno, contro un Pil di 1570 miliardi di euro”. Tutto questo in un quadro globale non proprio confortante, dove la finanza è tornata a raccogliere profitti speculativi e a distribuire bonus milionari ai dirigenti di banche e società finanziarie salvate dal denaro pubblico e con una disoccupazione che per i paesi Ocse a settembre 2009 era di 2,3 punti in più rispetto all’anno precedente. “La finanziaria del 2010 avrebbe potuto essere l’occasione del varo di una serie di misure sociali e ambientali ben più consistenti – si legge nel rapporto - capaci di un’inversione di tendenza rispetto a una politica economica che galleggia nell’immobilismo e nella vacuità di misure solo propagandistiche”. Insoddisfazione da parte delle associazioni è stata espressa anche per le politiche del governo verso l’ambiente e la biodiversità. “Come Wwf denunciamo una tendenza strutturale nella riduzione delle risorse destinate alle politiche per l’ambiente- ha detto Stefano Lenzi, rappresentante dell’associazione -. Si tratta di un’Italietta incapace di produrre, che non mantiene le promesse e non progetta il futuro. La finanziaria smentisce gli impegni presi al G8 dell’Aquila per l’attuazione del protocollo di Kyoto e la Carta di Siracusa per la biodiversità”.

Le proposte di Sbilanciamoci!

Obiettivo del rapporto 2010 di Sbilanciamoci è proporre un nuovo modello di sviluppo e fronteggiare la crisi attraverso una “controfinanziaria”: una manovra di 40 miliardi di euro in due anni, basata su interventi di welfare, su adeguate politiche del lavoro e sul sostegno alle imprese. “Il paese non ha bisogno delle grandi opere come il ponte sullo stretto ma di interventi piccoli come la messa in sicurezza di almeno novemila scuole italiane. Bisogna promuovere, inoltre, politiche sociali di welfare in senso più ampio, puntare sui servizi, come gli asili o il servizio civile - sottolinea Marcon - . Dobbiamo pensare un modello di sviluppo diverso, la crescita in quanto tale è un feticcio, il problema è la qualità dei servizi, che deve essere accompagnata da una sensibilizzazione culturale su questi temi”. Fino ad oggi le misure di Tremonti e di Berlusconi sono state dei “pannicelli caldi”. In questi mesi i responsabili del governo si sono attardati prima a sminuire i dati della crisi (affannandosi a sdrammatizzare le analisi degli istituti di ricerca) e poi a spandere inutile ottimismo, invece di affrontare la crisi con iniziative e politiche adeguate alla gravità della situazione. Serve un nuovo modello di sviluppo per un’Italia capace di futuro.

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