Cipsi
Banner

L’acqua di lor signori

A colloquio con Emilio Molinari

Patrizia Caiffa

Il decreto Ronchi, approvato dal parlamento privatizza la gestione dell’acqua, consegnando così al mercato un bene comune, che è diritto per tutti. Una scelta che arriva mentre in Francia dal privato si ritorna al pubblico e la Germania boccia ogni forma di privatizzazione. I movimenti preparano le contromosse.

Con il sì definitivo dell’Aula della Camera al decreto legge Ronchi che liberalizza i servizi pubblici locali, la gestione dell’acqua e dei rifiuti passeranno progressivamente nelle mani dei privati, mentre la proprietà della rete idrica resterà agli enti locali.

Sul provvedimento era stata posta dal governo la fiducia. Contro la privatizzazione si sono già sollevate le associazioni dei consumatori e della società civile, dicendosi “pronte al referendum”. Ne parliamo con Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua, che dal 2002 si batte per il diritto all’acqua come bene pubblico.

 

Cosa accadrà all’acqua pubblica con questo decreto?

Hanno privatizzato l’acqua e finalmente ne parlano tutti. Può sembrare paradossale, ma con il voto sul decreto di privatizzazione abbiamo sconfitto per la prima volta il nostro peggiore nemico: il silenzio. È caduto l’ultimo bastione di resistenza pubblica rappresentato dalle società per azioni in house, cioè con il 100% del pacchetto azionario in mano ai comuni. Questo è ancora in atto in 64 ambiti territoriali italiani. Dal 2011 le società in house saranno costrette a mettere sul mercato e quotare in borsa il 40% del loro pacchetto azionario. Il decreto prevede che il punto di riferimento del privato diventi determinante all’interno del consiglio di amministrazione. Questo non è un fatto da poco: insisto a dire che l’acqua non è un servizio, ma un diritto umano, e i cittadini non sono né consumatori né utenti. L’acqua italiana è in mano ai privati. La mistificazione di questi giorni è banale ipocrisia. Con il decreto si attuerà e si concluderà una lunga battaglia che dura da 10 anni in Italia. Noi abbiamo anche presentato una legge di iniziativa popolare con 400.000 firme consegnate al Parlamento. Ma tutto ciò viene vanificato dal decreto.

 

C’è chi sostiene che l’Europa obbliga alla privatizzazione, è vero?

Non è affatto vero. Tant’è che la Francia, prima nazione a privatizzare il proprio servizio idrico, lo sta rendendo di nuovo totalmente pubblico. Il Belgio ha fatto una legge per non privatizzare l’acqua. La Germania ha bloccato la privatizzazione, nonostante sia il paese dove ha sede una delle principali multinazionali dell’acqua. Anche la Spagna e l’Austria hanno detto no alla privatizzazione. Per non parlare dell’America latina, dove addirittura sulla questione dell’acqua vengono cambiate le costituzioni. Anche negli Usa l’acqua è in mano alle municipalità.

 

Quindi in Italia i cittadini non avranno più voce in capitolo…

 Già. La cosiddetta ‘acqua del sindaco’ sparisce e i cittadini non potranno più chiedere conto della gestione dell’acqua. Ma se una multinazionale francese o una banca (perché saranno loro alla fine a prendere tutto), detteranno la politica degli acquedotti, come succede in Inghilterra, i cittadini non potranno fare più niente. Diventeranno solo consumatori di un prodotto che sta sul mercato.

 

Qual è il ruolo del privato oggi in Italia?

Il privato ha come missione vendere il più possibile acqua, non risparmiarla. Ricordiamo che è il privato a produrre il vino al metanolo, il pollo alla diossina, la mucca pazza. Il privato manda i propri rifiuti tossici in discariche abusive, inquina le acque evitando le depurazioni, spreme fin che può un’impresa e poi lascia le perdite al pubblico. Il privato è Parmalat, Cirio, è Telecom privatizzata, è il privato che spreme fin che può un’impresa e poi lascia le perdite al pubblico. È il privato che ha sommerso il mondo con i titoli spazzatura che il pubblico dovrà ripianare e sarà il privato che eviterà i controlli e nasconderà la non potabilità dell’acqua, non farà le manutenzioni. Il privato sarà la mafia, il capitale criminale investito in titoli idrici. Viviamo il tempo in cui il privato ha perso ogni etica dell’azienda, e il profitto oggi non sta più nemmeno in quanto e come si produce, ma nel gioco finanziario. Ma poi di che mercato parliamo? L’acqua è un monopolio naturale e concorrenza e competitività sono termini privi di significato. I privatizzatori negano il diritto umano all’acqua, questa è la realtà.

 

Si parla di aumenti di tariffe e infiltrazioni mafiose nei capitali.

Rischi reali? Certo. Rischiamo di avere, prima di tutto, una discriminazione sociale nei consumi tra la povera gente. Un esempio: a Leonforte, in Sicilia, è in atto da anni uno sciopero della bolletta dell’acqua. Le assemblee sono affollatissime da pensionati perché cominciano a non farcela più: se aumenta la bolletta del gas, della luce, dei rifiuti, dell’acqua, il peso diviene insostenibile. I prezzi, dettati dal mercato, aumenteranno sicuramente con una certa gradualità, per non irritare troppo i cittadini. All’inizio ci saranno aumenti del 20%, ma poi si arriverà a situazioni come quella di Aprilia, dove sono stati del 200%. E poi chi è il privato nelle regioni del Sud o a Milano? La mafia e la camorra ormai sono entrate nei mercati finanziari. È chiaro che il capitale entrerà nelle società. La politica italiana sembra non rendersi conto che sta determinando un passaggio epocale e spaventoso, per certi versi. È come se la sbornia privatistica continuasse in Italia senza prendere atto che molti paesi stanno cambiando rotta!

 

Tempi brevissimi per la fiducia al decreto, quale sarà la vostra contromossa?

È stato fatto in tempi brevissimi perché più passava il tempo, più la gente prendeva coscienza, anche grazie alla stampa e ai giornalisti. Pensiamo di ripartire soprattutto dai territori, dagli amministratori, che non si rassegneranno al decreto. C’è tempo fino al 2011. Organizzeremo la resistenza sindaco per sindaco. Chiederemo alle regioni di impugnare la legge per anticostituzionalità e a tutti i partiti italiani di non andare avanti con i corporativismi: l’acqua è vita per tutti. Tutti insieme possiamo andare ad un referendum. Prevediamo anche proteste di piazza. Già in queste ore stanno avvenendo manifestazioni spontanee un po’ ovunque, senza che il Forum italiano dei movimenti le abbia convocate. In tempi brevi bisogna arrivare a qualcosa di molto grande, almeno nelle città.

 

‘Salva l’acqua’ è stato finora il vostro slogan. Quale sarà il prossimo?

 Dovremo discuterne nel movimento ma credo che, a questo punto, dovremmo dire “Ripubblicizziamo l’acqua ovunque”. Rimettiamola nelle mani degli amministratori locali e chiediamo loro di essere onesti ed efficienti. Ma soprattutto chiediamo a noi stessi di partecipare. Nelle città possiamo essere davvero i controllori della politica e dei nostri beni comuni. Cosa rispondere a chi obietta che la gestione pubblica non funziona per sprechi e perdite? Sprechi e perdite ci sono stati. Il vero problema è che dal 1997 ad oggi nessun governo ha fatto investimenti - sulle reti idriche - che sono diminuiti del 75%, soprattutto al Sud. Ma in alcune situazioni, ad esempio a Milano, l’acqua è gestita bene, ha delle perdite in rete intorno all’11%, tra le più basse in Europa, come pure le tariffe. Anche le acque del Trentino e del Veneto sono gestite bene. Invece quando ci sono i privati aumentano le tariffe, diminuiscono i consumi e la manutenzione e viene licenziato il personale.

 

È scoraggiato da questa notizia o è pronto a ripartire con nuovo vigore?

Mi ero scoraggiato quando è uscito nell’agosto del 2008 il primo accenno di questo decreto, in cui si entrava nell’area della privatizzazione. Allora non ci fu risposta e il Movimento rimase annichilito. Ora invece il Movimento si è sollevato di nuovo e ha capito che la battaglia deve essere condotta a livello nazionale. Abbiamo chiamato giornalisti, intellettuali e li abbiamo coinvolti. Ne usciamo più forti, determinati e con molte più alleanze. Quindi sono più fiducioso.

Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XX / n. 11-12 Nov-Dic. 2009 / L’acqua di lor signori