Parole e storie di vita delle donne africane
Hélène Yinda
Il ruolo delle donne in Africa letto e riflettuto con lo sguardo della teologia africana della fecondità creatrice. Parole e storie di vita che, pur nella tribolazione, sono canzoni di protesta, di resistenza, di creatività, di speranze e di vittorie. Le donne africane vogliono uscire dall’invisibilità riconosciute nel loro protagonismo.
Voglio condividere con voi l’acqua del mio pozzo, partendo dalla storia delle donne africane. Seguirò le orme di una madre della teologia africana del XVIII secolo. Poi penseremo insieme in modo esauriente alle storie di vita di altre donne africane che ho incontrato nei villaggi e nelle città. Quelle che ho sentito negli scambi avuti in molteplici missioni, conferenze e forum. Quelle che ho visto in televisione, che scrivono sui giornali, che pubblicano articoli libri per rendere visibili gli sforzi di riflessione e di azione per la promozione della vita e della pace in Africa e in tutto il mondo.
Le acque del mio pozzo
Quando sono entrata nel mondo ecumenico a livello nazionale, continentale e internazionale e mi sono profondamente impegnata come africana e teologa femminista, mi sono resa conto della situazione reale del cristianesimo in Africa e nell’Occidente. Mi sono impegnata a costruire una teologia africana femminista che ho chiamato la teologia femminista africana della fecondità creatrice, una teologia dell’umano che analizza l’impatto della vita sociale nella sua realtà quotidiana dal punto di vista umano politico, economico, culturale e spirituale partendo dalle esperienze delle donne africane e di altre persone che soffrono.
Essa permette alle donne e agli uomini di partecipare alla trasformazione della società africana. Si tratta di un modo globale di pensare e di agire sulle opportunità, le capacità, le strategie e le speranze di massimizzare le risorse, feconde, creatrici e inesauribili che Dio ha riposto in noi donne. Voglio fare qui un sunto dei cinque principi teorici che stanno alla base e nutrono la teologia femminista africana della fecondità creatrice. Primo principio: “Quando lo Spirito di Dio feconda la donna, il destino del mondo cambia radicalmente. Teologicamente parlando, questo principio si riferisce alle esigenze di apertura allo Spirito di Dio per ogni donna in Africa che vuole cambiare vita e costruire una società nuova. Secondo principio: “Quando lo Spirito di Dio feconda la donna, partorisce il figlio di Dio”.
Questo principio mariologico definisce una cristologia il cui significato è questo: come Dio ha avuto bisogno di Maria per incarnarsi per mezzo di Gesù di Nazaret, si dona oggi alle donne africane per partorire una nuova società in Africa. Terzo principio: “Quando lo Spirito di Dio feconda la donna è per dar vita a un mondo solidale”. Oggi, il contributo delle donne africane, per costruire la pace e la solidarietà si manifesta in campo economico, politico culturale e spirituale, nonché nella capacità dei movimenti e delle reti di donne in Africa e in tutto il mondo. Quarto principio: “Quando lo Spirito di Dio feconda la donna, la risurrezione della società è in gioco”. Questo principio significa che la dinamica della risurrezione di Cristo, di cui le donne sono state le prime testimoni è ormai parte integrante della partecipazione delle donne nelle questioni della nostra società. Ricordate che è attraverso le donne che i discepoli hanno compreso che Cristo li attendeva in Galilea.
Allo stesso modo è attraverso le donne africane che l’Africa può capire che il Risorto l’attende sulla strada di una resurrezione vera. Quinto principio: “Quando lo Spirito di Dio feconda la donna, l’impegno diventa una lotta per la libertà”. Non vi è figura nella matristica africana” che non sia legata in qualche modo alla lotta per una società africana liberata da tutte le catene che l’affliggono. La teologia femminista africana della fecondità creatrice è anche in grado di guardare un modo lucido la nostre sofferenze per trasformarle in materia di riflessione e di responsabilità per cambiare la nostra società. Si tratta di partorire il nostro futuro sulle tracce delle nostre “matriarche”. Voglio menzionare brevemente la figura di una profetessa del XVIII secolo nel Regno del Kongo, Dona Beatrice Kimpa Vita: una madre della teologia africana.
Una madre della teologia africana
Per comprendere la teologia africana nelle linee guida che dominano oggi, dobbiamo tornare alla profetessa del regno del Kongo, Dona Beatrice Kimpa Vita. La sua resistenza al sistema del cristianesimo ambiguo e mercantilista del suo tempo, il suo rifiuto del disastro che ha portato il re Kongo ad abbandonare la capitale completamente distrutta dal sistema della tratta degli schiavi, il suo appello per la ricostruzione di questa capitale e di tutto il regno le hanno valso la morte tra le fiamme da parte delle autorità religiose e politiche che l’hanno trattata come un’eretica.
Oggi in Angola, a Luanda, vi è un’università statale che porta il nome di Kimpa Vita. Quando si analizza il progetto teologico di Kimpa Vita, ci si accorge che sono presenti tutti i temi che i teologi africani di oggi riprendono, spesso senza ricordare che questi temi sono stati al centro dell’azione di una donna africana del XVIII secolo: il tema dell’identità culturale, il tema dell’inculturazione, il tema della liberazione, il tema della ricostruzione e anche il tema attuale della teologia dell’invenzione.
La vera madre della teologia africana è questa donna, Kimpa Vita. È giusto dirlo per amore della verità storica circa il contributo teologico delle donne africane, che tendiamo troppo spesso a dimenticare. Kimpa Vita ha capito che la fede in Cristo non può venire a patti con le forze del male proprie dell’Africa, né con i sistemi di dominazione che vengono dall’estero nel maneggiare la parola di Dio in favore degli interessi economici e dei poteri dominanti serviti dai mercenari locali. Che dire delle storie di vita delle donne africane oggi?
Pensare a partire dalle storie di vita delle donne africane
Per pensare a partire dai racconti delle donne africane in modo globale, si devono evidenziare alcuni elementi chiave che emergono dalle profondità del nostro prendere la parola e delle nostre azioni. Per parte mia, le nostre storie di vita non sono solo dominate da grida e gemiti di sofferenza, ma sono anche le canzoni di protesta, di resistenza, perseveranza, di vittorie e di speranze. Ancora una volta, le nostre storie di vita non sono piagnistei o appelli alla pietà. Dico questo per evitare che le nostre storie di vita siano interpretati come lamenti. Una siffatta interpretazione rischia di ridurle a inutili e sterili lamenti prossimi alla mendicità. Di fronte ai quali il mondo potrebbe avere pietà di noi e venire in nostro soccorso: “Donne africane che stanno sempre a lamentarsi ma non dicono chiaramente come si dovrebbe contribuire per cambiare le cose, i media che continuano a offrire gratuitamente le immagini miserabilist delle povere donne africane intente a piangere i loro disagi: la poligamia, le mutilazioni genitali femminili, la povertà, ecc.”.
Questa è una cattiva interpretazione. Un’interpretazione semplicistica della nostra parola all’Africa e al mondo. Infatti, se leggiamo tra le righe delle nostre storie, o se guardiamo attentamente alla struttura profonda del nostro discorso, è chiaro che nel buio della nostra sofferenza quotidiana, splende una forza di energia, di creatività e di speranza che illumina la nostra azione trasformatrice anche nei contesti più ostili, sia in Africa che nel resto del mondo. In questo modo, raccontando con coraggio noi stesse poniamo in essere atti di presa di coscienza della situazione che la nostra esperienza quotidiana continuamente rivela. In particolare atti di protesta, di resistenza e di perseveranza contro il determinismo che la società ha imposto, contro i sistemi che rubano la nostra umanità.
Le nostre storie di vita sono anche atti, con cui affermiamo noi stesse in quanto esseri umani, in marcia nella pienezza della loro umanità e della loro dignità. I nostri discorsi e le nostre storie di vita sono come gocce d’acqua che, ininterrottamente hanno fecondato terre desolate dove sono cresciute le piante. Esse oggi sono i simboli delle nostre vittorie e dei risultati visibili in tutti i settori della vita nostro continente. Chiediamo giustizia perché le donne africane possano passare dalla invisibilità al riconoscimento pubblico, collettivo e globale del loro contributo alla nascita di una nuova società in Africa. Noi siamo qui, in piedi e forti!






