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Giorni e notti n. 11-12/2009

La meraviglia

Gianni Caligaris

Qualche sera fa ascoltavo con un orecchio solo “Che tempo che fa”. Ad un certo punto, durante la chiacchierata fra Fazio e Battiato, mi è rimasta una frase, non ricordo di chi dei due: “Oggi, che siamo nell’età, nei tempi delle meraviglie”. Mi è tornata in mente dopo un po’, decontestualizzata, e mi ha fatto riflettere.

È vero, siamo negli anni, nelle decadi delle meraviglie, dei prodigi della scienza e della tecnica, delle invenzioni ludiche, del “tutto e subito”, del “ciò che non c’è oggi ci sarà domani”. “Meraviglioso” era una vecchia e bella canzone di Domenico Modugno. Si dice che il mondo antico avesse sette meraviglie, oggi sono inflazionate. Ecco, la mia unica paura è che fra tante meraviglie si perda l’unica che conta, “la Meraviglia”, quel “sentimento di viva e perlopiù piacevole sorpresa suscitato da una cosa nuova, strana, straordinaria o inattesa” come recita il Sabatini Coletti. Che richiede il dono dello stupore, la capacità di aprirsi positivamente, di cogliere che in quel momento ci è arrivata un’offerta che non ci aspettavamo e che ci fa (almeno idealmente) aprire la bocca, spalancare gli occhi, trattenere il respiro. Pensate come sarebbe brutto se veramente la società delle meraviglie fast food avesse derubato della Meraviglia i nostri bambini. Come scriveva Garcia Lorca, “chi cammina si intorbida, l’acqua corrente non vede le stelle, chi cammina dimentica, chi si ferma sogna“. Buon sogno, bambini, che la Meraviglia sia con voi. Svizzera e armi Come vedrete in chiusura, questa è decisamente una puntata dedicata alla Svizzera. Ammetto che, da leghista all’incontrario, non ho mai amato più di tanto i quasi cugini elvetici. È vero, ho degli amici in Svizzera, come Renzo Petraglio, biblista, che però di svizzero ha la cittadinanza, ma non la mentalità, visto che da anni si batte per il diritto d’asilo dei curdi. Resta il fatto che la loro “neutralità” un po’ ignave mi ha sempre disturbato, anche perché di fatto la Confederazione di Guglielmo Tell è stata la maggior fornitrice di mercenari nel 17simo secolo. Ha scoperto solo dopo che la neutralità imposta dal Congresso di Vienna diventava molto comoda se affiancata da un sistema bancario e legislativo che la rendevano una zona franca molto appetitosa per chiunque gestisse immondizia a 18 carati. Il primo paradiso fiscale della storia recente. Ora, di punto in bianco, gli svizzeri sono stati chiamati a due referendum: vietare la costruzione di minareti e vietare l’esportazione e il transito di armi. Il primo è stato entusiasticamente approvato, il secondo bocciato. Mi sovviene un vecchio detto “gioca coi fanti e lascia stare i santi”: passino i missili e i cannoni dell’Oerlikon, ma restino schiacciate le moschee nei loro capannoni, perché elevare le guglie al cielo resta un diritto riservato alla civiltà giudaico cristiana. Cara Svizzera, terra di monti stupendi e di vacche generose e feconde, perché non continui ad offrirci solo il coltellino, il cioccolato e gli orologi a cucù? Del resto facciamo a meno, abbiamo già abbastanza idioti in patria.

 

La democrazia spagnola

La Spagna ha fondato la sua identità nella lotta di liberazione dall’invasione moresca, la “riconquista”, cominciata nelle Asturie e completata dai regni di Castiglia ed Aragona. Il Santo più venerato è Santiago de Compostela, il San Giacomo Apostolo della Lettera alle dodici tribù: “E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza (5, 1-6)”. Secondo la leggenda comparve nel cielo in groppa ad un cavallo bianco e guidò alla vittoria la truppe di Ramiro I nella battaglia di Clavijo. Da allora San Giacomo (Santiago) fu il Matamoros, l’uccisore di arabi, e divenne protettore della Spagna. In questa Spagna dedicata e devota al Matamoros accade che, dopo l’edificazione della più grande moschea d’Europa (inaugurata nel 1992 a Madrid dal re Juan Carlos) e l’ora di religione musulmana (facoltativa) dal 2005 in 4 delle 17 regioni, ora è nato il primo partito politico maomettano su scala nazionale, il Prune (Partido Renacimiento y Unión de España). Non sono mai stato favorevole ai partiti confessionali, ai miei amici democristiani ho sempre detto che preferivo il nome originale, sturziano, di Partito Popolare. Mi pare tuttavia che questa evoluzione della democrazia spagnola, il cui Re gode ancora del titolo di “Cattolicissimo” (il Re Cristianissimo era quello di Francia, ma non c’è da un pezzo chi ne possa rivendicare il titolo) sia molto interessante. Soprattutto a fronte dei molti atei devoti che amano maneggiare il Crocifisso, icona sfigurata di una morte immonda, accettata ed affrontata affinché gli umani si amassero, come una mazza da baseball in una rissa del Bronx. P.S. Anni fa ho scoperto che in alcune parrocchie “bene” della mia città la Lettera di San Giacomo (che mi sembra ricordare appartenga all’anno B della Liturgia) non venisse letta. Va’ a capire perché.

 

Lo Zimbabwe di Mugabe

A metà novembre si è svolto a Roma il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare. Nella seconda giornata si è parlato della difesa delle piccole comunità rurali dalle multinazionali straniere. Gli esperti Fao e Ifad hanno annunciato un codice di condotta per regolare il cosiddetto “land grabbing”, ovvero l’accaparramento di terreni agricoli da parte di investitori stranieri a scapito dei piccoli agricoltori locali. Ma, dal mio punto di vista, l’avvenimento nell’avvenimento è che ad un certo punto sul podio è stato fatto accomodare il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, che in una dura requisitoria ha bollato le sanzioni imposte dall’occidente contro il suo popolo, e denunciato le “politiche punitive” che mirano a rendere il suo paese “dipendente dalle importazioni di generi alimentari”. Robert Mugabe, presidente dell’ex Rhodesia, è al potere dal 1980 anche grazie ad una pulizia etnica a spese dei Matabele che appoggiavano il rivale Nkomo. Alla guida di uno dei più floridi Stati africani nati dalla decolonizzazione, lo ha ridotto all’ultimo girone dell’inferno. La situazione sanitaria è drammatica e si riflette nella mortalità infantile, che colpisce 81 nati su 1.000 (il doppio che negli anni ‘90), e nella speranza di vita di 37 anni, una tra le più basse di tutto il mondo. Non si può dire che l’economia sia allo sfascio: semplicemente non esiste più. Nel gennaio 2009 la Banca centrale ha introdotto una banconota da 100 trilioni di dollari, che al cambio reale varranno 33 dollari Usa. La disoccupazione è dell’80%, e la stessa percentuale della popolazione vive sotto la soglia di povertà. È l’unico paese al mondo in cui il Pil è in costante calo. Ha 12 milioni di abitanti e qualche milione di profughi espatriati. A Mugabe è stato interdetto l’ingresso nell’Unione europea, tranne che per iniziative dell’Onu. E facciamo parlare questo bel tomo sui problemi delle comunità rurali in Africa? È un po’ come invitare Provenzano ad una lectio magistralis sulla devianza giovanile o sul dissesto ambientale in Sicilia.

 

Ambiguità Usa

Il recentissimo “Rapporto Kerry” del Senato Usa rileva che nel primo attacco all’Afghanistan dopo l’11 settembre, Osama Bin Laden era di fatto nelle caverne di Bora Tora, ma che le truppe Usa non sferrarono lì l’affondo finale, frenate dal Generale Frank, comandante sul campo, e dal sottosegretario alla difesa Rumsfeld. Se Osama fosse stato preso, non ci sarebbe stato bisogno della guerra all’Iraq. Due più due fra quattro, hai fatto sessanta ora fai sessantuno. A vous, les jeux son faites.

 

Scudo fiscale ed evasori

“Addio, Lugano bella, /terra di dolci amori / cacciati senza colpa / scappano gli evasori / e partono cantando / dietro lo scudo fiscal. / Per voi contribuenti / per voi lavoratori, / noi ce ne andiam contenti / anche se malfattori; / eppur la nostra idea / è solo guadagnar. / Anonimi evasori / complici che restate, / il diritto al riciclo / da forti propagate: / questa è la fregatura / che agli onesti noi diam. / Ma tu che ci disperdi / a causa dello scudo / repubblica borghese / il tuo futuro è crudo / ed oggi t’accusiamo /di fronte al capital”. E adesso continuate voi.

 

Testo originale di Pietro Gori (1895), musica di anonimo, forse canto popolare toscano.

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