Agnelli e lupi
Tonio Dell’Olio
Come Rete italiana per il disarmo e all’interno della grande coalizione internazionale di Control Arms, solo in Italia avevamo raccolto 40 mila foto-firme per far approvare il Trattato sul commercio delle armi. Il 30 ottobre scorso, per la prima volta anche con il voto favorevole degli Usa, le Nazioni Unite hanno detto sì al programma del Trattato che dovrà essere definitivamente approvato nel 2012.
È un successo che va nella direzione della pace perché mette fine alla giungla legislativa che accompagna un commercio tanto delicato come quello delle armi che, al contrario, avrebbe bisogno di regole certe e ispirate alla Dichiarazione universale dei diritti umani e ai Trattati internazionali. Non si possono commerciare armi con le stesse regole con le quali si trasporta da un continente all’altro la frutta, i computer, i salotti...
E c’è da dire che molto spesso mentre altri prodotti sono accompagnati da certificazione di tracciabilità o di rispetto ambientale o di rispetto degli standard sindacali, le armi non conoscono limiti e valicano frontiere, armano eserciti di governi sanguinari, vengono vendute a formazioni irregolari o terroristiche o finiscono nelle mani di organizzazioni criminali. Un controllo più severo in questo settore non è solo auspicabile: sarebbe un segnale importante di civiltà da parte dell’intera Comunità internazionale.
La Rete italiana per il disarmo non ha esaurito con questo il suo compito. Ci sono clausole del programma approvato all’Onu che rischiano di paralizzare l’attività della Commissione istituita e dell’attività programmata come il meccanismo del consenso unanime. Ebbene si apre una stagione nuova per la Rete che, accanto alla funzione di lobby, deve cominciare ad esercitare una vigilanza rigorosa del percorso che condurrà alla firma del 2012.
Troppo spesso in ambito Onu iniziative concrete di pace sono state vanificate dietro una coltre di solenni dichiarazioni di principio. È un lusso che nessuno deve potersi permettere davanti alla storia su un tema come il disarmo. Ce lo chiedono le troppe vittime che, fino a questo Trattato, hanno segnato il cammino della storia delle guerre puntualmente alimentate dal turpe commercio delle armi.






