Guido Barbera
Per noi del Cipsi, fin dall’inizio, fare cooperazione ha significato fare politica. Dobbiamo liberarci dalla paura di usare questa parola. La politica non sono i partiti, ma è la capacità di affrontare i problemi “insieme”. Per questo dobbiamo costruire rapporti di partenariato che si allargano a macchia d’olio, partendo dal piccolo per diventare universali. Il primo luogo di cooperazione è la nostra famiglia, è tra le nostre associazioni, tra le nostre comunità.
Le Ong spesso non sanno fare cooperazione perché non collaborano. Alcune volte si arriva ad essere rivali perché si compete per avere i finanziamenti. Ma se vogliamo costruire benessere, se vogliamo costruire un volto umano a questa società, la concorrenza è sbagliata. Non possiamo percorrere questa strada. Dobbiamo allora partire dalla relazione tra le persone, dalla capacita di riflettere insieme per trovare strade di collaborazione operativa. Lo spirito del Cipsi è stato da sempre quello di valorizzare le relazioni che si creavano tra le persone e tra le associazioni nei cosiddetti paesi in via di sviluppo. Il Cipsi è nato proprio per sostenere queste relazioni, per cercare insieme di portare delle risposte che oggi - più ancora che negli anni Ottanta - coinvolgono direttamente anche noi. Anche qui, nella società italiana. Non è forse vero che in tanti campi abbiamo più bisogno noi rispetto ai tanti paesi dove portiamo gli aiuti, di ritrovare valori, riferimenti e anche benessere? La vera cooperazione oggi è relazione solidale tra soggetti della società civile del Nord e del Sud del mondo. È reciprocità. Nel nostro impegno sperimentiamo ogni giorno che quel poco che possiamo dare è sempre molto meno rispetto a quello che riceviamo. Cooperazione è rapporto di partenariato vero in cui ognuno dà e ognuno riceve. Questa è l’esperienza che facciamo nello scambio e nell’arricchimento reciproco con tutti i nostri amici nei diversi paesi dove ci troviamo ad operare.






