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2009-09
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Un pianeta alla deriva

Guido Barbera

Milioni di bambine e bambini, di adolescenti in tutto il mondo, oggi, dopo vent’anni dalla Convenzione internazionale sui loro diritti, continuano a subire abusi e soprusi di ogni tipo. Non è sufficiente pensare o riconoscere i diritti dei bambini sulla carta, per poi consegnare loro una società disgregata, un pianeta consumato ed inquinato, una vita sociale sgretolata, piena di barriere, razzista, basata sul potere e sugli interessi personali piuttosto che collettivi. In questo contesto, diventa ancora più grave l’attuale crisi finanziaria ed economica globale che stiamo attraversando.

Tra poveri e disoccupati, i bambini sono ancora una volta le prime e principali vittime di questa crisi che colpisce famiglie ed imprese, chiedendoci un forte esercizio di “solidarietà”. In Italia, secondo i dati Istat, sono 2 milioni e 653 mila le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà, l’11,1% di quelle residenti. Il 22,5% delle famiglie povere è al Sud, 299 mila le famiglie numerose. 7 milioni e 537 mila invece le persone povere, il 12,8% dell’intera popolazione. La povertà nel nostro paese ha diversi fronti e anche alcuni primati negativi in Europa. La situazione italiana, infatti, è tra le peggiori dell’Europa. Nel 2006 l’incidenza della popolazione a basso reddito era del 20%: superiore del 16% alla media comunitaria. “Dal ‘97 ad oggi - spiega Laura Sabbadini direttore centrale indagini, condizioni e qualità della vita dell’Istat - è peggiorata la situazione soprattutto delle famiglie con tre o più figli e la situazione è aggravata ancor più per le famiglie monoreddito. La situazione è peggiorata soprattutto al Sud per le famiglie con due figli minori”. Una tipicità italiana è quella della povertà tra i minori. L’incidenza dei minori a basso reddito è al 25%, pari a quella della Romania ed è la più alta in Europa. Un milione e 655 mila, nel 2007, i minori in famiglie povere. Il 69,3 dei minori poveri al Sud, tra cui spicca la situazione della Sicilia in testa alla graduatoria col 37,6%, poi la Basilicata col 30,1%, la Campania con il 27,8%. Il Sud assorbe la stragrande maggioranza dei minori poveri. I minori che si trovano nella situazione più grave, tra quelle famiglie considerate sicuramente povere, sono 779 mila, non sono un numero piccolo. Solo il 7,6% dei minori è lontano dalla soglia di povertà. Un milione e 515 mila, invece, i giovani poveri, con un 63,9% che vive nelle famiglie d’origine e sta aumentando, secondo i dati Istat, la povertà di coloro che stanno mettendo su famiglia. Ci troviamo in una situazione critica rispetto all’Europa. L’Italia è tra i paesi che stanno peggio. È il terzo paese per livello di povertà rispetto a tutti gli altri. Prima eravamo al quinto posto, oggi siamo al terzo, secondo gli ultimi dati disponibili. In sostanza facciamo dei passi indietro, non avanti. Oggi più che mai il lavoro minorile è forse il principale indice delle nuove povertà e delle conseguenze dell’attuale crisi economica. Spesso il contributo economico che i bambini lavoratori recano al budget familiare è fondamentale e le famiglie dipendono sempre più da esso, fino a considerare tale risorsa più importante dell’educazione dei loro figli. Il 36% dei minori italiani, quasi uno su quattro, è a rischio povertà. Circa un milione di giovani abbandonano prematuramente gli studi. La loro salute fisica viene messa in pericolo ed il loro benessere sociale ed intellettuale è compromesso da un’alimentazione ed una scolarizzazione inadeguate. Aumentano i bambini poveri. I bambini soli. Spesso sfruttati o abusati da adulti privi di scrupoli. I bambini che chiedono soldi ai semafori. I drammatici fatti di cronaca che documentano violenze, abusi e gravi mancanze e negligenze ai danni di minori. E possiamo continuare con i minori migranti, considerati oramai un gruppo a rischio. Un gruppo ancora insufficientemente tutelato sin dall’arrivo alle nostre frontiere, dove approdano anche ragazzi provenienti da paesi in guerra, magari ex bambini soldato. Una volta entrati in Italia, la difficoltà di accedere a programmi di integrazione e successivamente di avere un permesso di soggiorno mette i minori migranti in una condizione di solitudine, di debolezza e quindi a rischio di cadere vittime di fenomeni di sfruttamento sia sessuale che lavorativo e di devianza. Sono almeno 10.000 i minori stranieri non accompagnati in Italia. Provengono per lo più da Romania, Marocco, Albania. Di questi minori, sempre più numerosi, una percentuale rilevante è in Italia senza un regolare titolo di soggiorno, nonostante non possano essere espulsi e abbiano dunque diritto al rilascio di un permesso di soggiorno. Moltissimi di questi minori si allontanano immediatamente dalle comunità di accoglienza in cui vengono inseriti, tornando a vivere in condizioni assolutamente inadeguate: in case o fabbriche abbandonate o per strada. Non vanno a scuola, non accedono all’assistenza sanitaria e sono dunque esposti a varie forme di sfruttamento e devianza. La diffusione della prostituzione minorile, a volte collegata alla tratta dei minori è poi una delle facce della scarsa tutela e solitudine dei minori stranieri, benché il fenomeno coinvolga anche molti minori italiani. Ma quanti sono i minori che si prostituiscono, quanti sono vittime di tratta, quanti i bambini che subiscono violenza e abuso, quanti i minori negli istituti o appartenenti a minoranze etniche? È inaudito che su alcune questioni molto serie relative alle condizioni dell’infanzia in Italia, manchino da anni dati ufficiali. Ad oggi non conosciamo il numero di bambini e bambine che vivono fuori della famiglia, non sono state istituite anagrafi regionali sul numero di minori in strutture residenziali come istituti e case-famiglia. Mancano dati ufficiali sui minori Rom. Non è possibile stimare il numero di minori vittime di tratta: gli unici dati disponibili sono quelli relativi al rilascio dei permessi di soggiorno per protezione sociale e ancora incomplete sono le statistiche sull’abuso a danno di minori. Ricostruire nella famiglia e nella scuola i luoghi privilegiati di tutela e consolidamento dei loro diritti. Lo stare insieme. La capacità di ascolto e dialogo. Parlare di Diritti Umani significa, parlare di “cittadinanza universale”, ossia della capacità di tutti gli esseri umani e di tutti i Popoli di godere formalmente di diritti, di poterli concretamente esercitare, secondo la logica di una comune appartenenza alla grande famiglia del genere umano. Il “diritto” è il nostro punto di partenza, l’espressione della solidarietà tra i Popoli. Garantire a tutti i bambini il godimento dei diritti fondamentali è l’inizio della nostra capacità di fare cooperazione. Non solo perché i bambini costituiscono il “futuro”, ma soprattutto perché questo ci obbliga a costruire tutte le nostre relazioni attorno al rispetto dei diritti e delle persone. Ci obbliga a ragionare con un pensiero sociale, non individualistico, con un pensiero di ben-essere, non di profitto. Colpisce l’enorme distanza, oggi esistente, tra i diritti scritti e garantiti da tanti documenti e dichiarazioni e i diritti calpestati nella realtà quotidiana: un vuoto, una “terra di nessuno”, che grida la propria sofferenza e chiede riscatto. I nostri diritti trovano pienezza solo nell’armonizzazione dei diritti di tutti gli esseri umani.

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