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La svolta di Tokyo

Storico cambio politico in Giappone

Francesca Quartieri

Dopo oltre cinquant’anni di governo del partito liberaldemocratico, le urne consegnano la maggioranza assoluta al partito Democratico. Una svolta storica che stravolge il quadro politico, in un momento di grande crisi economica del paese.

I risultati delle elezioni dello scorso 30 agosto che si sono svolte in Giappone per il rinnovo della Camera Bassa del Parlamento, hanno stravolto un quadro politico pressoché invariato negli ultimi 50 anni del paese.

Il partito Minshuto (il partito democratico giapponese – DPJ) di Hatoyama Yukio ha ottenuto la maggioranza assoluta con 308 seggi su 480, mentre il partito Jiminto (il partito liberaldemocratico – LDP) di Taro Aso ne ha conquistati solo 119. Questi dati già da soli potrebbero far comprendere l’entità del cambiamento se paragonati a quelli delle precedenti elezioni del 2005 dove il DPJ ne aveva ottenuti solo 115 mentre il LDP 300. Se a questi poi si aggiunge il fatto che dal 1955 ad oggi (tranne un breve periodo che durò meno di un anno tra il 1993 e il 1994) il Jiminto ha governato ininterrottamente il paese, si può comprendere quanto possa essere carico di significato il voto espresso dai giapponesi durante queste ultime elezioni. La difficile situazione economica Sicuramente sulla sconfitta dello storico Jiminto ha pesato la difficile situazione economica che sta affrontando il Sol Levante, quella che molti analisti considerano la peggior recessione economica dalla fine della seconda guerra mondiale con un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il massimo dal dopoguerra (+5,7% a luglio). E proprio per affrontare questa crisi, il Minshuto in campagna elettorale ha promesso alle famiglie un forte sostegno (un sussidio per ogni neonato e la scuola gratuita fino al livello superiore), aumenti del salario minimo e la lotta contro il potere dei burocrati. Questi alcuni dei punti del programma che hanno portato Hatoyama Yukio alla vittoria. Ma Hatoyama Yukio chi è? Sicuramente non è un uomo “nuovo”. Erede di una delle maggiori dinastie politiche nipponiche, Hatoyama ha iniziato la sua carriera politica tra le file del Jiminto dal quale poi è uscito nel 1993 per fondare dopo pochi anni l’attuale DPJ. Il bisnonno era stato presidente della Camera Bassa del Parlamento nell’ottocento, il nonno è stato uno dei fondatori del Partito liberaldemocratico giapponese, il padre è stato ministro degli esteri, suo fratello ministro della giustizia durante l’ultimo governo Aso, mentre il nonno materno è stato il fondatore del colosso dei pneumatici Bridgestone. A 62 anni, Hatoyama è considerato l’uomo politico più ricco del Giappone. Per certi versi potrebbe essere definito un alter ego di Aso, in quanto anche quest’ultimo è discendente di una grande famiglia imprenditoriale del Kyushu e nipote del primo ministro Shigeru Yoshida, considerato il “padre” del Giappone del dopoguerra, sconfitto proprio dal nonno di Hatoyama. La lotta alla “casta” Ora il partito democratico giapponese, vinte le elezioni, deve affrontare la difficile sfida di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: prima tra tutte il far rinascere l’economia del paese. Economia, pensioni, lavoro, povertà, famiglia. Ecco alcune delle parole chiave legate alle azioni politiche che il nuovo governo dovrà promuovere. A questo si affianca, inoltre, la difficile lotta, promessa sempre in campagna elettorale, contro la “casta” degli alti burocrati dello Stato. Proprio con questo scopo è stato creato l’Ufficio per la Strategia Nazionale, un organismo finalizzato a rafforzare i poteri dei politici a discapito della burocrazia. E la politica estera? Il partito democratico giapponese sembra puntare verso una maggior autonomia dagli Stati Uniti e una ricollocazione del paese al centro dell’Asia, ipotizzando addirittura una futura moneta asiatica sul modello dell’euro. Il nuovo primo ministro del Sol Levante sembra mirare ad una leadership del suo paese sull’Asia da dividere con la Cina. I dubbi, però, su quanto realmente la Cina sia disposta a dividere la sua influenza con il Giappone ora che è diventata una potenza economica, sono più che plausibili. Molte sono, quindi, le sfide sia interne che esterne al paese che il DPJ dovrà affrontare, sfide non semplici soprattutto se considerato che molti osservatori sostengono che Hatoyama non abbia la statura del vero leader, né una vera e propria esperienza di governo.

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