Cipsi
Banner
2009-09
Anno XXIII
Anno XXII
Anno XXI
Anno XX
Anno XIX
Anno XVIII
Anno XVII
Anno XVI
Appendici

Gigawatt contro ambiente

Banca mondiale e grandi dighe

Luca Manes

La crisi economica e la burrasca finanziaria non hanno fermato la Banca mondiale nel suo impegno a fianco dell’industria idroelettrica. Ignorando ogni raccomandazione fatta dalla Commissione mondiale sulle dighe.

La relazione tra la Banca mondiale e il settore idroelettrico dura ormai da molti anni. Ha avuto i suoi alti e bassi, dovuti essenzialmente a motivi contingenti ma, se ci passate l’espressione, il loro amore non è mai sfiorito, anzi. Certo, negli anni Novanta le cose non sembravano andare per niente a gonfie vele.

Le proteste e i ricorsi legali contro le grandi dighe, portatrici di ingenti devastazioni socio-ambientali, si sprecavano, sul solco tracciato dagli attivisti indiani che dei mega sbarramenti nella valle del Narmada non ne volevano proprio sapere. Spinta dalla società civile globale, nel 1998 la World Bank istituì addirittura una Commissione mondiale sulle dighe, organismo composto da rappresentanti di tutte le parti in causa che dopo oltre due anni di analisi, ricerche e missioni sul campo lanciò una serie di raccomandazioni di grande valore e innovazione. Raccomandazioni recepite qui e là da qualche parlamento nazionale, ma non dalla Banca, che pure ne ha tessuto le lodi con un’enfasi malriposta. Gli impatti sull’ambiente Passata la burrasca, senza fare troppo rumore, i banchieri di Washington riallargarono i cordoni della borsa nei confronti dell’industria idroelettrica. Già nel 2003 vennero approvati finanziamenti multimilionari per i progetti di Bujagali (Uganda), Bumbuna (Sierra Leone), Felou (Senegal), Nam Theun 2 (Laos) e Rampur (India). Gli ultimi rapporti interni dell’istituzione attestano la necessità di procedere in questa direzione anche perché, evidenziano gli esperti di 1818 H Street, gli oltre 1.300 gigawatt inutilizzati di potenziale idroelettrico a disposizione di paesi in via di sviluppo sono un tesoro troppo prezioso per non essere sfruttato. Peccato che la stima appena citata non tenga nella debita considerazione tutte le implicazioni negative sull’ambiente e sulle popolazioni locali che i mega sbarramenti troppo spesso comportano e che sono state portate all’attenzione planetaria da casi eclatanti come la diga delle Tre Gole in Cina. Il paradosso è costituito dal fatto che a fronte di impatti su habitat naturali, ecosistemi, villaggi e città, non di rado le persone che vivono nei pressi di una diga non hanno accesso all’energia elettrica che questa produce, perché viene impiegata per fini commerciali o esportata in altri paesi. Questo è ciò che accadrebbe ad esempio per i progetti di Grand Inga (Repubblica Democratica del Congo) e Gibe III (Etiopia). La prima è un’opera i cui costi sono valutati intorno agli 80 miliardi di dollari e la cui potenza dovrebbe essere il doppio dell’impianto delle Tre Gole. La Banca mondiale, ben conscia dei rischi esistenti, ha già manifestato tutto il suo interesse sia per Grand Inga che per Gibe 3. Niente freni Nemmeno gli studi che dimostrano come i grandi bacini artificiali collegati agli impianti idroelettrici siano causa di emissione di dosi elevate di anidride carbonica – collegate al maggior e più rapido disfacimento della flora presente sui fondali – ha messo un freno alla linea operativa della World Bank, che anzi sostiene che le dighe possano essere d’aiuto nella lotta contro i cambiamenti climatici e nello sviluppo dei contestati meccanismi di crediti di carbonio. Un ulteriore cruccio delle Ong e dei gruppi di base che si oppongono ai nuovi progetti, è l’eventualità tutt’altro che campata in aria, che questi drenino risorse agli investimenti “virtuosi”, ovvero quelli nelle reali energie rinnovabili come il solare o l’eolico. Se nel triennio 2002-04 al settore idroelettrico sono andati una media annua di 250 milioni di dollari, nel 2008 si è passati a un miliardo. Negli anni a venire ci si potrebbe attestare sui due miliardi, mentre per le rinnovabili non si arriva nemmeno a 500 milioni. Come se non bastasse, la Banca mondiale ha un peso specifico tale a livello politico che la porta a “dettare la linea” anche nei confronti delle altre istituzioni multilaterali, come la Banca europea per gli investimenti e la Banca asiatica per lo sviluppo (ADB). Anche l’ADB ha in programma di portare a un paio di miliardi i finanziamenti per le grandi dighe, tagliando pesantemente su solare e affini. Quando si dice i cattivi maestri…

Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XX / n. 09 Sett. 2009 / Gigawatt contro ambiente