La città conviviale
Antonio Nanni
Nella nostra società del rischio, dove l’avvenimento traumatico e imprevedibile è all’ordine del giorno, non basta più rafforzare in noi stessi la semplice resistenza, ma diventa necessario educare alla “resilienza”, ossia a reagire costruttivamente e a rinascere. Vivere in mezzo al rischio di ogni genere – da quello ecologico a quello terroristico, da quello finanziario a quello biopolitico – è la sfida che siamo chiamati ad affrontare, senza fatalismi e senza catastrofismi. Sono soprattutto gli educatori che hanno bisogno di scoprire e di praticare la capacità di “resilienza”, poiché questa virtù laica mostra di essere la risposta più appropriata per vivere nella società del rischio.
Il verbo latino “resilire” significa “saltare indietro, rimbalzare”, piegarsi senza spezzarsi. La resilienza è dunque la capacità di assorbire il colpo, di incassare l’urto, ma anche di non limitarsi a resistere, bensì di reagire, ricominciare, rinascere. Siamo dunque dinanzi ad una virtù anti-sismica e anti-traumatica che consente di educare le nuove generazioni e noi stessi ad essere “cittadini resilienti”, senza soccombere, ma trasformando il lutto, l’incidente, il trauma in un’opportunità. Ciò diventa importante soprattutto oggi che esplode una vera emergenza educativa. Tale questione non riguarda solo i più giovani, ma chiama in causa anche la responsabilità degli adulti a partire dalla classe politica e dallo spettacolo squallido e penoso che essa offre quasi ogni giorno. È una crisi di credibilità che rende inefficace la consueta retorica dei valori, dal momento che essi vengono smentiti dai fatti. Un pedagogista attento come Duccio Demetrio ha scritto un bel libro intitolato “L’educazione non è finita” (Raffaello Cortina, Milano 2009) dove si riconosce che effettivamente l’educazione appare oggi sbiadita, forse si è interrotta se non estinta, ma il compito urgente che abbiamo dinanzi è di risvegliarla e soprattutto di “difenderla”. Ciò significa che la resilienza non dobbiamo aspettarla dall’esterno come la manna che cadde dal cielo. Essa è la forza d’animo che è custodita segretamente dentro di noi. Oppure è rimasta solo la rassegnazione e la resa?Powered by !JoomlaComment 4.0 beta1






