Le vicende che interessano il premier e la sua vita privata (ma quanto può essere privata la vita di un Presidente del Consiglio?), la tensione continua tra le istituzioni dello Stato, in particolare tra esecutivo e magistratura, la quasi totale messa in mora del ruolo del Parlamento, i rapporti sempre più tesi fra informazione e governo che sono culminati nella manifestazione per la libertà di stampa, danno un’idea di sbando totale di tutto il sistema delle relazioni politiche e sociali. Perché – occorre denunciarlo con chiarezza – anche l’opposizione ci mette – e tanto - del suo. Nel frattempo nel paese, anche sotto la spinta di leggi per lo meno discutibili (si pensi al pacchetto sicurezza) aumentano i fenomeni di intolleranza che rischiano di sfociare in forme di razzismo e di xenofobia che pensavamo non facessero parte del nostro Dna. Con la stampa internazionale che osserva, spesso sconcertata, il caso Italia. Non è certo questo il luogo di un’analisi politica dettagliata della situazione che vive il nostro paese. “Solidarietà internazionale” proprio per la sua identità, vuole cercare di avere come suo punto di vista il mondo, i problemi della gente sotto qualsiasi latitudine viva, la grande sfida della costruzione di una convivenza dove a tutti siano assicurati il diritto alla vita e alla vita in pienezza. E sarebbe facile per noi astrarci dalla palude che vive l’Italia, dedicandoci esclusivamente a ciò che avviene al di fuori dei nostri confini. Non lo possiamo fare. Perché i nostri piedi, le nostre storie e le nostre vite camminano questo paese. Lo vogliamo o no, ci siamo dentro e con i suoi problemi dobbiamo pur fare i conti. Allora eccoci qui anche noi a interrogarci. A domandarci come uscire dalle sabbie mobili in cui pare ci siamo cacciati. Come inventarci (perché purtroppo non ci pare che ci siano modelli credibili né nella maggioranza né nell’opposizione) una nuova politica capace di smetterla di inseguire soltanto interessi, poltrone e palazzi e di stare davvero dalla parte della gente, soprattutto dei più deboli e degli esclusi. Purtroppo non abbiamo la risposta. Certo sono in campo intuizioni, idee, tentativi e sperimentazioni. Ma la risposta precisa, intera, soddisfacente ci pare di là da venire. E sentiamo con tutte le forze la necessità di interrogarci, di scambiare opinioni, di aiutarci insieme a ordinare i tasselli scomposti del nostro mosaico sociale. Siamo convinti che c’è bisogno della ricerca, del pensiero, delle intuizioni di tutti. Abbiamo bisogno di ricominciare a pensare in grande, ad avere grandi utopie, a condividerle e a cercare, giorno dopo giorno, passo dopo passo, di renderle reali. In una parola, abbiamo bisogno di progettare e di progettare insieme il presente e il futuro di questo nostro paese. Per questo vogliamo lanciare un appello-sfida ai nostri amici e lettori. Non stiamo alla finestra. Cominciamo noi, dal basso, a pensare e a riflettere insieme. “Solidarietà internazionale” cercherà, nel suo piccolo, di dare voce ad ogni idea e ad ogni proposta che vada in questa direzione. Anche utilizzando il suo sito internet: www.solidarietainternazionale.it. Cominciando, ormai diversi anni fa, questa avventura, avevamo fatto nostra una massima di Peres Esquivel: “Tante piccole formiche, se messe insieme, sono capaci di condizionare anche gli elefanti”. Vi aspettiamo!






