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2009-09
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Appendici
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Le formiche e gli elefanti

Su una cosa, pensiamo, tutti gli italiani sono concordi: stiamo vivendo tempi difficili. Da una parte la crisi economica, che, nonostante gli appelli continui all’ottimismo e le ricorrenti dichiarazioni sulla sua fine, continua a mietere vittime. Soprattutto nel mondo del lavoro. E c’è da domandarsi quanto si possa parlare di ripresa economica, quando madri e padri di famiglia ricevono la lettera di licenziamento. Dall’altra la particolare congiuntura del nostro paese che vive una spaccatura letale tra sostenitori e detrattori del governo e del premier. In una rincorsa senza fine a toni sempre più accesi che non fanno sperare in nessun possibile dialogo.

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Giorni e notti

Gianni Caligaris

È stata un’estate abbastanza torrida, e non solo sul piano metereologico. Queste note di viaggio fra i giorni potrebbero tranquillamente costituire un tomo. Quindi mi sottraggo all’ansia di parlare di tutto e comincio da cose leggere (che però non significa sceme). Missioni di pace? La morte dei soldati italiani in Afghanistan, oltre all’ovvio dolore per la distruzione di giovani vite, ha provocato reazioni più o meno alate e comunque nella massima parte scontate.

 

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È tempo di “resilienza”

La città conviviale

Antonio Nanni

Nella nostra società del rischio, dove l’avvenimento traumatico e imprevedibile è all’ordine del giorno, non basta più rafforzare in noi stessi la semplice resistenza, ma diventa necessario educare alla “resilienza”, ossia a reagire costruttivamente e a rinascere. Vivere in mezzo al rischio di ogni genere – da quello ecologico a quello terroristico, da quello finanziario a quello biopolitico – è la sfida che siamo chiamati ad affrontare, senza fatalismi e senza catastrofismi. Sono soprattutto gli educatori che hanno bisogno di scoprire e di praticare la capacità di “resilienza”, poiché questa virtù laica mostra di essere la risposta più appropriata per vivere nella società del rischio.

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Ancora le iraniane

Le facce della luna

Giancarla Codrignani

Allora dobbiamo sperare in una tregua della misoginia dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, se Ahmadinejad ha presentato come candidata per il ministero della salute una donna, una ginecologa, e il parlamento l’ha convalidata con largo consenso, nonostante il malumore del clero conservatore? Oppure è ancora una falsa apertura progressista e una sconfitta delle donne? Tutte le fonti ci dicono che Marzieh Vahid Dastjerdi è un’ultrafondamentalista.

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