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Il mercato della speranza

Un racconto che sa di vita

Ghislaine Sathoud

Yaba aveva installato un piccolo mercato di sera in un posto vicino casa sua. Una tale impresa richiedeva molta energia e coraggio, ma i clienti accolsero in maniera favorevole l’idea, e i suoi sforzi furono ricompensati. La scrittrice Ghislaine Sathoud ci ha regalato questo suo racconto, scritto in occasione della festa della donna, l’8 marzo 2005.

Yaba era una donna dal coraggio eccezionale, una vera leggenda. Molto tempo fa, lei decise di lanciarsi nella ristorazione. All’epoca, nessuno avrebbe immaginato che con la vita lussuosa che aveva condotto quando suo marito era in vita, si sarebbe ridotta a mettersi in un angolo della strada a vendere pesce grigliato.

Per la scarsità dei mezzi finanziari, aveva installato un piccolo mercato di sera in un posto vicino casa sua. Una tale impresa richiedeva molta energia e coraggio, ma i clienti accolsero in maniera favorevole l’idea, e i suoi sforzi furono ricompensati. Una bancarella per vivere Lavorava molto, davvero tanto per provvedere al mantenimento dei suoi bambini e nel corso dei mesi e degli anni altre donne si affiancarono alla sua bancarella per vendere le loro specialità e mettere in piedi una piccola attività commerciale. La clientela iniziò ad aumentare senza il bisogno di farsi pubblicità. Nessun manifesto. Nessuna pubblicità nei giornali. Nessuna pubblicità alla televisione! Soltanto il passaparola. A poco a poco il mercato di Yaba diventò un simbolo di riuscita: giovani, adulti, uomini e donne si ritrovavano lì la sera, dopo le lunghe giornate di lavoro. Ognuno a modo suo aveva il suo compito. I bambini correvano, gridavano, giocavano. I ragazzi giocavano con i palloncini. Le ragazze saltavano la corda. Molte donne vendevano pesce cotto alla brace con banane fritte. E Dio sa come i buongustai ne andavano ghiotti. Le venditrici si installavano lì tutte le sere per vendere i loro prodotti, per produrre reddito e nutrire i loro bambini. Ogni anno erano sempre più numerose, e i clienti pure. Clienti di ogni livello sociale. A tutti piaceva comprare il pesce dalle donne della nostra strada. Alcuni venivano da lontano. Si diceva che queste donne avevano un tocco speciale per preparare, un modo senza paragoni. Notte e giorno la strada era piena di gente. I giovani trovavano delle occupazioni per garantire la sicurezza delle venditrici. Gli anziani conversavano giocando a carte. Era vero che il pesce venduto in questa strada era migliore di quello delle cucine dei ristoranti? Era l’atmosfera festosa che regnava a dare l’illusione di un gusto sempre imitato, ma mai eguagliato? Era la presenza delle ragazze di Yaba abbigliate con colori sgargianti e raggianti che dava questa impressione? Il pesce cotto alla brace servito in piatti colorati e accompagnato da banane faceva la felicità dei clienti. Le ragazze che servivano questi piatti succulenti contribuivano a migliorare la reputazione del posto e non ci sarebbe stato nulla di male a sapere cosa attirasse di più la clientela, se il cibo buono o le venditrici. Entrambi senza dubbio! Il mercato di Yaba Il successo degli uni si accompagna solitamente alla gelosia di altri; cominciavano a circolare dei pettegolezzi sulle ragioni di successo del mercato di Yaba. Si sosteneva che alcune venditrici non rispettassero le regole base d’igiene. Si diceva, anche, che altre spingevano padri di famiglia alla dissolutezza esponendoli alla tentazione. Le mogli gelose di alcuni clienti abituali iniziarono ad inquietarsi. Si facevano girare pettegolezzi per scoraggiare i clienti, in tutti i modi possibili! Ma le venditrici avevano un morale d’acciaio e Yaba, che teneva molto al mercato, dichiarava con foga che nessuno poteva impedire la sua prosperità e quella delle ragazze; che dovevano continuare le loro attività, essenziali per far vivere numerose famiglie allargate! Si trattava di famiglie composte da quattro, cinque o sei bambini, senza contare gli altri parenti. Sorda alle maldicenze, una clientela fedele continuava a sostenere le venditrici e ad affluire numerosa. La nostra strada continuava a fare la felicità degli abitanti di Dilalou. Si mangiava più che mai. Si rideva. Si danzava. Si incontravano anche gli innamorati... Un assalto al mercato Ma un giorno una banda di giovani sconosciuti arrivò al mercato. Fece irruzione bruscamente nella nostra strada e tutto successe velocemente. Il colpo era stato sicuramente preparato in maniera minuziosa. Le venditrici furono colte di sorpresa. I clienti anche. E gli assalitori furiosi distrussero tutto ciò che poteva essere distrutto. Percossero a morte le giovani madri e le donne anziane. Percossero i clienti. E quelli che furono i testimoni di questa barbarie non la dimenticarono mai. La radio annunciò molti morti e numerosi feriti, ma era impossibile fornire il numero esatto. Non si sapeva chi si trovava là il giorno della tragedia. Ai livelli alti, non si voleva veramente sapere chi fossero le vittime, né perché ci si fosse accaniti così su degli innocenti. Come si erano potute mettere in pericolo tante vite? Perché? Perché? Per solidarietà, abbiamo incrociato le braccia. Ci siamo rifiutate di dare ragione ai responsabili di questa tragedia. Si parlava di regolamento di conti... si parlava di guerra... ma perché il nostro mercato? Cosa aveva fatto la nostra strada? Il nostro mercato aveva realmente a che fare con questa tragedia impietosa che trasformava i bambini in veri assassini? Come potevano avercela con il nostro mercato? Nessuno capiva perché fosse stato l’oggetto di tale violenza, di atti di vandalismo così smisurati, perché era stata la scena di tutti questi orrori. Nessuno! Bambini soldato Traumatizzati, gli abitanti avevano perso la gioia di vivere e, quando il cielo stendeva il suo mantello nero, si rifugiavano nelle loro case. Col calar della notte, la nostra strada era deserta. Neanche un gatto fuori. Nuove abitudini, tutti chiusi in se stessi. Era tutto il contrario del modo di vita di queste parti. Solo gli stivali perpetravano il loro canto di desolazione nelle strade e negli animi. Un nuovo modello di soldato. Una gioventù sacrificata. Dei soldati dal sangue fresco. Bambini soldato che saccheggiano e uccidono. La nostra strada non era più quella di prima. Per uscire, si aspettava impazientemente il canto del gallo che annunciava un giorno nuovo, ma i poveri galli, anche loro terrorizzati, si dimenticavano di annunciare il giorno. Come molti abitanti di Dilalou, Yaba si ritrovava senza niente. A seguito del saccheggio aveva perso tutto. La confusione che si era abbattuta su di noi in questo periodo tumultuoso non la risparmiava. Ma, come all’inizio della sua attività, rifiutava di perdersi in una erranza eterna, sempre alla ricerca di un rifugio. I ricordi della guerra la attanagliavano e non si sentiva più sicura. Ma rigettava l’idea di deambulare ancora e sempre alla ricerca di un rifugio che non avrebbe trovato mai perché lo spirito dei luoghi che lei amava era cambiato per sempre a causa della guerra. Niente era come prima. Niente sarà più come prima. Ma lei era viva. Il mercato della speranza Come gli altri superstiti del mercato, Yaba si rimise valorosamente in marcia. Smosse cielo e terra per andare avanti e ridare vita al suo mercato. Sperava che la guerra fosse finita, che il mercato non venisse distrutto nuovamente. Aveva paura, ma faceva gli scongiuri! Sperava che le donne di cui era l’amministratrice conoscessero altri spazi di felicità; che il ricordo delle vittime innocenti della tragedia fosse associato ad una nuova prosperità del suo mercato, ribattezzato il “Mercato della speranza”. Lei sperava, continuamente, perché con la speranza non si dice che tutto è possibile?
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