Cipsi
Banner
Sei in: Home page / Anno XX / n. 07/08 Lug./Ago. 2009 / Mi chiamo Angela. Sono infermiera

Mi chiamo Angela. Sono infermiera

Salute. un grande dramma, una piccola storia

 

Duri ritmi di lavoro, carenze nutrizionali, mancanza di acqua potabile, difficile accesso alle cure sanitarie di base. Poi i decessi per parto, la malaria, le pratiche ancora diffuse dell’infibulazione e dell’escissione. Macigni che appaiono insuperabili. La storia di Angela, una donna che non si arrende.

Le donne africane portano il continente sulle loro spalle. Sono la spina dorsale dell’Africa. Ma spesso la schiena di queste donne viene piegata da condizioni igienico sanitarie precarie e da diverse malattie di cui sono proprio loro, insieme ai bambini, le principali vittime.

I ritmi di lavoro spesso duri e impegnativi, le carenze nutrizionali, la mancanza di acqua potabile e le difficoltà di accesso alle cure sanitarie di base, sono solo alcune delle molteplici cause che rendono le donne soggetti deboli di fronte a infezioni e patologie. In particolare durante la gravidanza. Moltissime donne muoiono ogni anno di parto o a seguito di aborti clandestini. Senza contare le complicazioni che possono seguire la gravidanza, causate spesso dalla denutrizione e dalla conseguente incapacità di sostenere la fatica del parto. La malaria rappresenta in questo contesto un pericolo particolarmente grave. A ciò si affiancano le pratiche, purtroppo assai diffuse in campagna come in città, dell’escissione e dell’infibulazione, che minano la salute delle ragazze fin dalla più tenera età. Un dramma proveniente da una tradizione e una religione locale che mettono la salute e la vita stessa della donna in secondo piano rispetto alla sua “funzione” di genitrice, ma anche dalla mancanza di una corretta educazione sanitaria e di azioni preventive diffuse. Le donne sono, da sempre, le più esposte all’infezione del virus dell’Hiv, nonostante la conoscenza sui rischi sia relativamente diffusa. I dati sono allarmanti: sono le giovanissime di età compresa tra i 15 ed i 24 anni a rischiare maggiormente di contrarre il virus, con probabilità superiori oltre il doppio rispetto agli uomini. Sempre più spesso le donne africane decidono di impegnarsi per combattere questa situazione così complessa, studiando e specializzandosi in diverse branche della medicina. Angela è un’infermiera kenyota che lavora a Kachuat, Sud Sudan. Persona dolce e calma. Di seguito riportiamo l’esperienza di Angela, che ha scelto di dedicare la propria vita a sostenere e aiutare tante sue sorelle in difficoltà. “Mi chiamo Angela Chepkoech Cheboryot e vengo dal Kenya. Dal luglio del 2007 lavoro in Sud Sudan come infermiera. Quando si è una donna cresciuta in Africa, si è consapevoli immediatamente delle difficili e ardue sfide a cui una donna è sottoposta ogni giorno. Nel Sud del Sudan certamente questa situazione è più evidente, le donne sono viste come eventi funesti capitati all’umanità. A loro non è concesso di andare a scuola e sono condannate fin dalla tenera età ad occuparsi dei doveri domestici. Sono costrette ad accettare un matrimonio poligamo sposandosi con uomini molto più anziani di loro, che hanno la possibilità di pagare un alto prezzo ai loro padri per sposarle. Una ragazza in questa condizione non ha né scelta né voce, deve solo subire abusi senza che sia presa in considerazione la sua volontà. L’opportunità di lavorare con il CCM, Comitato Collaborazione Medica, mi dà la concreta possibilità di apportare un cambiamento in questo difficile contesto. Il mio compito è quello di istruire le donne locali su una corretta alimentazione, sull’uso di acqua potabile e sul consumo di cibi igienicamente sani, sulla prevenzione sanitaria, sulla cura delle malattie e sull’assistenza al parto. Con questo lavoro ho l’occasione di relazionarmi con molte donne. Ho imparato la loro lingua e condivido le loro sofferenze. Ricordo quella volta in cui sono stata frustata per aver avviato una serie di sedute di vaccini in una zona militare. Sono felice per tutte queste opportunità perché danno voce ad una parte della popolazione che generalmente non ha voce, e dimostrano come il potenziale di una donna sia pienamente alla stregua di quello di un uomo. Voglio con tutte le mie forze difendere i diritti delle donne e innalzare la loro dignità, ho intenzione di farlo tutti i giorni, e voglio accogliere le donne che incrociano la mia strada per dire loro che hanno un valore e una dignità. Spero che un giorno queste nostre culture così retrograde possano essere sconfitte con l’uso della ragione, con l’istruzione e con l’amore che guarisce ogni cosa”.
Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XX / n. 07/08 Lug./Ago. 2009 / Mi chiamo Angela. Sono infermiera