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Ancora regine d’Africa

La storia ci ha consegnato la memoria di donne famose ai loro tempi. Le regine, appunto. Ma, come sempre, dietro di loro e con loro ci sono state tante persone normali, feriali, che hanno fatto con loro la storia. Lo sappiamo bene quanto sia ingiusta la storiografia che racconta le gesta dei personaggi famosi, dimenticando che essi non sartebbero stati tali se dietro loro non avessero avuto il popolo feriale, di tutti i giorni. L’Africa delle donne di oggi non sfugge a questa regola di comunicazione.

Nel continente africano c’è una donna presidente della Repubblica in Liberia. C’è una donna che ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Una, Nadine Godimer che si è vista attribuire il Nobel per la letteratura. Ci sono donne in politica che coprono ruoli nei parlamenti o nei governi. Ci sono donne sindaco delle loro città. Ci sono persone conosciute per i loro scritti e per i loro saggi. Ci sono pittrici, registe di film, attrici o cantanti. Noi, naturalmente, conosciamo quasi esclusivamente loro.

 

Il motivo è facilmente intuibile. Sono queste donne di cui, anche se poco e malamente, parlano i giornali, la radio o la televisione. Ma il tessuto vero dell’Africa è fatto di tantissime altre donne, sconosciute, semplici, che percorrono, spesso a piedi nudi, le strade del continente. Che non solo, giorno dopo giorno, nutrono la loro famiglia, crescono i propri figli, si impegnano nel villaggio o nella città dove vivono, ma che spessissimo hanno una marcia in più. In Africa sono nate dalle donne tantissime forme associative, nei più svariati settori della vita. Da associazioni di donne avvocato che si impegnano per i diritti civili, ad associazioni di carattere culturale, economico, politico. Il tutto condito da quelle doti tipicamente femminili che potremmo sintetizzare con dei verbi: resistere, tessere, comunicare, generare, lavorare, risparmiare, produrre.

 

L’Africa di oggi è percorsa da queste donne feriali, che spesso nessuno conosce al di là della cerchia familiare, ma che, giorno dopo giorno, tessono la tela delle relazioni e della speranza e riproducono, in forme spesso misteriose, il miracolo quotidiano della sopravvivenza. Queste donne feriali meritano, forse più di quelle conosciute, il titolo di “REGINE D’AFRICA”. Sono loro infatti che reggono quotidianamente, senza far rumore, senza che i mezzi di comunicazione si ricordino mai di loro, il peso di tutto il continente. In questa parte del nostro viaggio vogliamo metterci al loro ascolto.

 

Raccontarle, lasciare che parlino. Sapendo che l’altra Africa, quella di cui nessuno parla, quella ritta in piedi che cammina e progetta il proprio futuro, passa dalle loro storie. Siamo troppo abituati, purtroppo, a leggere soltanto l’Africa dei drammi, delle tragedie, della deriva economica. Un’Africa che, al limite, può suscitare soltanto compassione. Non solidarietà, se per solidarietà intendiamo il camminare insieme, il sentirci tutti e ciascuno responsabili di tutto. L’Altra Africa, quella che sogna ed esperimenta un futuro diverso la potremo incontrare soltanto se ci metteremo al passo di tante donne i cui piedi, ogni mattina solcano le strade rosse della madre Africa. Le grandi regine dell’Africa di oggi.

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