Povera Italia

In tanti sensi. Povera innanzitutto perché i dati dell’Istat dicono che cresce la povertà. Che molte famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese. Che il divario tra i redditi più alti e quelli più bassi va aumentando. Che in Europa siamo il fanalino di coda negli stipendi dei lavoratori dipendenti. Che l’evasione fiscale tocca livelli impressionanti. Che cresce il numero dei disoccupati e che gli ammortizzatori sociali sono insufficienti. Tanto che dal presidente della Conferenza episcopale italiana arriva un monito severo a non trattare i lavoratori come una zavorra da buttare nei momenti di difficoltà. Mentre da chi dovrebbe governarci ci viene detto che in Italia la crisi è di carattere per lo più psicologico. Che tutto si risolve con abbondanti iniezioni di ottimismo. Quasi che una madre o un padre di famiglia possano nutrire e mantenere i loro figli con pacchi di ottimismo e di fiducia.
Povera poi perché il nostro sta diventando un paese chiuso in se stesso. Pieno di paure. Che si nutre del sospetto continuo verso gli altri i quali non sono più visti come collaboratori o compagni di strada, ma solo come portatori di insicurezza e di pericolo. Una sorta di psicosi alimentata dai mass media e coltivata da certi partiti per ottenere consensi basati sulla paura e il sospetto. La sicurezza, nonostante i ripetuti appelli, sta diventando il leit-motiv di ogni campagna elettorale, in cui ci si rincorre tra i vari partiti nell’escogitare sempre nuove forme di chiusura verso gli altri. Fino ad arrivare a istituire le ronde dei cittadini che si autodifendono. Che strano paese questo. Vengono tagliati i fondi alle forze di polizia e si riduce sistematicamente il loro organico. Ma poi si istituzionalizzano le ronde.
Povero ancora perché si sta perdendo ogni forma di cultura della convivenza democratica. Dove il presidente del Consiglio può arrivare a dire, tra l’indifferenza generale, che la costituzione è frutto di una sorta di congiura comunista. Dove si irride alla Magistratura e alla divisione dei poteri. Dove si teorizza e si decide l’impunità per i più forti. Dove si fanno leggi ad personam con l’approvazione di un parlamento non eletto, ma nominato dai capi partito. Povero perché ormai si è adattato a tutto. Anche a consegnare ad una sorta di taumaturgo il proprio destino, in nome di una governabilità che non può permettersi il lusso di avere un parlamento che discuta e decida le cose. Basta che votino i capigruppo. Perché governare è una cosa seria e sarebbe una perdita di tempo dover fare i conti con delle assemblee pleonastiche e perfino dannose.
Povero finalmente perché sta diventando un paese crudele. L’Italia e gli italiani probabilmente hanno avuto ed hanno dei grandi difetti. Forse hanno poco il senso dello Stato. Fanno spesso i furbini per ottenere vantaggi bypassando le regole. Usano il sistema delle raccomandazioni. E via dicendo. Ma questo paese, questa nostra gente, noi stessi pur pieni di tanti difetti, ci siamo sempre caratterizzati, pur con delle eccezioni, per essere un paese che accoglie. Che nutre simpatia per gli altri. Che si spende per i più poveri e indifesi. Basta solo guardare il record mondiale della presenza di gruppi di solidarietà e di volontariato. Adesso sta cambiando anche questo. Il nostro governo è arrivato a decidere di rispedire al mittente le barche dei disperati che cercano approdo sulle rive dell’Europa. Irridendo le convenzioni internazionali. Fregandosene se in mezzo a quelle persone ce ne sia anche solo una che ha il diritto di chiedere asilo. Ponendo le basi di una vera e propria cultura dell’intolleranza e del razzismo. Ma il nostro ministro degli Interni, anche di fronte al richiamo solenne della chiesa e delle organizzazioni internazionali, dichiara solennemente che andrà avanti. Senza tentennamenti.
Che altro dire? Nulla. Tanto alla fine c’è “Papi” che pensa a tutto.
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