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Bambini e cooperazione

a cura di Guido Barbera e Francesca Tacchia

“Ogni generazione deve confrontarsi con nuove sfide, una delle nostre è di imparare ad ascoltare la voce e le opinioni dei bambini”. Con questa frase, l’ex Segretario Generale dell’Onu, Kofi Annan, ha aperto, nel maggio 2002, i lavori dell’UNGASS dedicati all’Infanzia. Imparare ad ascoltare la voce e le opinioni dei bambini. Dovremmo, forse, ricordare un’altra citazione molto più antica: “Se non diventerete come bambini, non entrerete mai”. È chiaro, infatti che il futuro e il benessere dei popoli partono dal rispetto e dalla tutela dei minori, in quanto “futuro dell’umanità”.
L’argomento di questo dossier è il frutto del seminario svoltosi a Milano il 28 aprile scorso “L’approccio basato sui diritti dell’infanzia nei progetti di cooperazione”, e organizzato dal Ciai e dal Cipsi. I bambini sono i soggetti più deboli e vulnerabili all’interno di qualsiasi comunità, sono i primi a soccombere in caso di calamità o di guerra e aiutarli a raggiungere il loro pieno potenziale, è un dovere degli adulti ed il miglior investimento nel progresso dell’umanità. I bambini sono però, anche, la testimonianza più autentica della vera cooperazione, della naturale capacità di relazione tra gli esseri umani, di dialogo e di collaborazione disinteressata, spontanea, semplice. Pensiamo ai bambini che giocano tra loro, senza barriere, senza divisioni di razza, sesso, lingua, religione, ecc. e forse capiremo come tante barriere sono costruite nel nostro “diventare adulti”, dagli interessi, egoismi, protagonismi del nostro essere adulti. La cooperazione internazionale, giudica i minori come la “risorsa prioritaria” delle trasformazioni sociali, e considera il loro ruolo particolarmente importante nei processi di sviluppo dei paesi e dei popoli di tutto il mondo. Cambiare il ruolo e l’importanza - sociale e politica - delle generazioni più giovani, è il presupposto per la costruzione di una società civile, che voglia davvero ritenersi tale. Questo è lo scopo dichiarato per i progetti di cooperazione, realizzati dall’Italia e dall’Ue attraverso l’azione fondamentale delle associazioni di solidarietà e di cooperazione internazionale. Affermare che i bambini hanno dei diritti, significa metterli sullo stesso piano degli adulti, promuovendo una vera e propria cultura, o meglio un’educazione alla legalità e all’uguaglianza di genere, non solo da un punto di vista formale, ma soprattutto sotto il profilo materiale. Affermare che i bambini hanno dei diritti, significa innanzitutto, riconoscere il diritto alla vita ad ogni essere umano, impegnandosi concretamente a tutelarne tutti i diritti costruendo il ben-essere comunitario e la capacità di con-vivere tutti insieme. Non è sufficiente pensare o riconoscere i diritti dei bambini per poi consegnare loro una società disgregata, un pianeta consumato ed inquinato, una vita sociale sgretolata, piena di barriere, razzista, basata sul potere e sugli interessi personali piuttosto che collettivi.
Bambini: abusi e soprusi
Milioni di bambine e bambini, di adolescenti in tutto il mondo, oggi, dopo vent’anni dalla Convenzione Internazionale sui loro diritti, continuano a subire abusi e soprusi di ogni tipo. Ancora oggi, abbiamo paesi come gli Stati Uniti, che non hanno voluto ratificare la Convenzione! Noi adulti, dobbiamo impegnarci, da subito, a cambiare il nostro rapporto con i bambini a partire dagli ambiti primari della loro crescita: la famiglia e la scuola. Ricostruire nella famiglia e nella scuola i luoghi privilegiati di tutela e consolidamento dei loro diritti. Lo stare insieme. La capacità di ascolto e dialogo. Parlare di Diritti Umani significa parlare di “cittadinanza universale”, ossia della capacità di tutti gli esseri umani e di tutti i Popoli, di godere formalmente di diritti, di poterli concretamente esercitare, secondo la logica di una comune appartenenza alla grande famiglia del genere umano. Il “diritto” è il nostro punto di partenza, l’espressione della solidarietà tra i Popoli. Garantire a tutti i bambini il godimento dei diritti fondamentali è l’inizio della nostra capacità di fare cooperazione. Non solo perché i bambini costituiscono il “futuro”, ma soprattutto perché questo ci obbliga a costruire tutte le nostre relazioni attorno al rispetto dei diritti e delle persone. Ci obbliga a ragionare con un pensiero sociale, non individualistico, con un pensiero di ben-essere, non di profitto. Colpisce l’enorme distanza, oggi esistente, tra i diritti scritti e garantiti da tanti documenti e dichiarazioni ed i diritti calpestati nella realtà quotidiana: un vuoto, una “terra di nessuno”, che grida la propria sofferenza e chiede riscatto.
Il ruolo della cooperazione
Non servono nuove norme internazionali o nuovi documenti. Occorre semplicemente focalizzare nella “qualità” del nostro “vivere insieme” e del nostro “essere società” l’obiettivo del nostro lavoro, liberandoci dall’assurda concezione di cooperazione come aiuto o come progetti. I bambini, come le persone in genere, non sono oggetti destinatari dei nostri interventi, ma i protagonisti di una “vita” che sia il più accogliente e gratificante possibile per tutti. Ciò che abbiamo attorno a noi, l’ambiente, la natura, il clima, le risorse, ecc. come tutto ciò che scaturisce dal nostro vivere insieme, relazioni, incontri, collaborazioni, ecc. devono risultare motivo di gioia e di ben-essere comune, non di conflitto, tensione, scontro per la gestione e spartizione. Dobbiamo imparare insieme ad individuare le “migliori pratiche” di vita sociale a partire dall’infanzia, sensibilizzando tutta l’opinione pubblica ed acquisendo la piena consapevolezza che un’infanzia violata significa un’umanità senza futuro. Aprire ai bambini le porte della partecipazione è un dovere degli adulti. Per essere autentica però, la partecipazione deve nascere dai bambini stessi e dall’ascolto attento delle loro opinioni, dei loro sogni e delle loro convinzioni. Nel dialogo e nel confronto tra “cittadini-adulti” e “cittadini-bambini” possiamo ritrovare i punti di partenza per una nuova identità della cooperazione, fondata sulla relazione e sulla convivenza. Siamo stati tutti bambini, forse dobbiamo ritornare a recuperare un po’ della nostra identità di bambini, della nostra capacità di sognare, per poter ridare un volto umano e sorridente al nostro vivere insieme.
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