Londra: viaggio dentro la BBC
Niccolò Rinaldi
Vive di canone e vendita dei propri programmi sul mercato, ma ripudia la pubblicità. È uno dei piu grandi media al mondo con un bilancio di circa quattro miliardi e mezzo di euro. La Rai, indebitata, costa tre miliardi di euro.
Londra, maggio 2009 - L’edificio e l’ingresso della BBC in Portland Place si presentano sobri, e senza veline in portineria. Sono candidato alle elezioni europee e sono qui per imparare. Una visita alla British Broadcasting Corporation è un piccolo pellegrinaggio laico a un tempio dell’informazione indipendente, ma è anche un’occasione di formazione, per imparare: capire quello che in Italia non abbiamo, un servizio televisivo pubblico degno di questo nome e un sistema d’informazione che non contempli l’ombelico del nostro paese, ma sappia anche raccontare quanto accade nel resto del mondo, sprovincializzando la nostra percezione di quello che avviene. Se non fosse per poche esperienze - da Rainews 24 fino a questa testata di Solidarietà Internazionale - chi non voglia essere analfabeta della globalizzazione non ha molti canali, molta carta stampata che lo possano aiutare.Una tv che ripudia la pubblicità
Ci viene sempre detto: l’informazione è mercato, deve sostenersi, si pubblica quello che vuole la “gente” (orribile espressione che ignora la dignità del “cittadino”). Eppure la BBC dimostra il contrario. Vive di canone e vendita dei propri programmi sul mercato, ma ripudia la pubblicità, ha un contributo governativo per il suo servizio radio-televisivo mondiale che trasmette in 200 paesi del mondo, promovendo tra l’altro l’uso giornalistico di decine di lingue. Ha i conti in ordine e stipendi senza follie. È uno dei più grandi media al mondo con un bilancio di circa quattro miliardi e mezzo di euro (la RAI, indebitata, costa tre miliardi di euro...).Ascolto Caroline Thompson, Chief Operating Officer (dirigente), parla del “dovere” di un servizio pubblico di conciliare ascolti e qualità, di considerare gli utenti come consumatori, ma anche come cittadini, di offrire intrattenimento, cultura e informazione basati su valori pubblici. Valori di cittadinanza. La BBC adotta criteri rigorosi di valutazione di un programma prima di lanciarlo, e di valutazione a posteriori. Ogni trasmissione è sottomessa a un calcolo di incidenza sul mercato integrata dal rigoroso “Esame dei Valori Pubblici” - rispetto all’Italia siamo in un altro pianeta. La signora Thompson insiste con questo “Public Value Test”, senza il quale nessun programma può essere sdoganato e teso a bilanciare con “più positività” nella cittadinanza l’eventuale negatività in termini di mercato. Ne vengono fuori proposte di intrattenimento che abbiano un valore per la famiglia e la comunità, privilegiando il “sostegno alla cittadinanza e alla società civile”.
La scienza raccontata come intrattenimento
Ci sono così le produzioni sui classici della letteratura inglese come Dickinson e la scienza raccontata con intrattenimento, c’è un’attenzione puntuale alla promozione delle identità regionali britanniche, c’è un varietà serale che furoreggia con il suo concorso di ballo popolare, che ottiene ascolti record e ha rivitalizzato le scuole di ballo locali in tutto il Regno Unito. Questo è un vero “di tutto di più”. Ma soprattutto ci sono molta “audience” e altrettanta qualità. Si valorizza la dimensione multietnica della società europea contemporanea e la conoscenza di altre culture, producendo uno sceneggiato realizzato unicamente con un cast africano (e ha successo), e prendendo in esame sistematicamente sia la ricaduta sia la promozione che ogni trasmissione può avere sulle minoranze etniche.Un servizio internazionale
Ma la BBC non è solo un servizio per i britannici. Con il suo celebre “World Service” trasmette in ogni parte del mondo, raccontando l’attualità, la storia, la cultura di mille popoli, e lo fa non solo in inglese, ma con programmi regolari in ben trentadue lingue - alcune delle quali hanno dignità giornalistica internazionale proprio grazie alla BBC. La lista di questo multilinguismo va dal vietnamita al nepali, dall’albanese al sinhla, dal bangla all’hausa, dal kirundi al kirghizo, dal tamil all’uzbeko. Quando lavoravo in Afghanistan, i programmi della BBC in pashtu costituivano la sola voce libera giornalistica in quella lingua - e oggi non sarà molto diversamente per il birmano.A Kandahar aspettavamo con ansia il notiziario radiofonico della BBC, anche perché sapevamo che non raccontava balle. Lingue esotiche, decentramento dell’informazione, ma anche obiettività. Non mancheranno sporadiche cadute di gusto, così come la BBC è inciampata in alcuni casi controversi per l’informazione offerta sulla guerra in Iraq e sul Medio Oriente ma, come racconta Matteo Maggiore, responsabile della politica internazionale e dell’Ue, “siamo ossessionati con il nostro dovere di imparzialità”. I presidenti sono a volte membri di un partito, ma una volta che varcano la soglia della BBC, si fanno un punto di onore nel lasciare a casa la tessera di appartenenza. Questione di etica, non di codici. Così dopo un’elezione resta immutata la linea editoriale e le recenti polemiche su Annozero qui sarebbero impensabili, perché poco conta se si è d’accordo o meno: il punto è garantire la possibilità di libera espressione.
Visito la BBC consapevole che provengo da un paese dove il diritto all’informazione indipendente e il concetto stesso di servizio pubblico sono minacciati in modo “strutturale” - e lasciamo perdere i “valori pubblici”. Ma posso, e come candidato alle europee lo faccio anche più volentieri, chiedere alla BBC di parlare più dell’Europa nei suoi programmi, di raccontare ai cittadini britannici che l’Ue è un’impresa più ricca che non un capo di governo che racconta barzellette e parla sempre al telefono - che è l’immagine dominante di Silvio Berlusconi nei resoconti della BBC dai vertici di Bruxelles. Ma capisco anche che un primo ministro così fa audience. Forse è un paradosso tutto britannico: ci si apre più al resto del mondo, e si resta ancora guardinghi con l’Europa dietro casa.
E la Rai?
Mi commiato salutando Matteo Maggiore, che fu mio collega al Parlamento europeo prima di entrare alla BBC. Appartiene all’epoca nella quale i migliori se ne andavano all’estero; adesso, vorrei dirgli, è diverso, per molti italiani è già con l’andare all’estero che di per sé si diventa migliori - decadenza di un paese.Piuttosto gli chiedo se crede che in RAI avrebbe avuto le stesse possibilità di carriera, e anche quanti sono i giovani di altri paesi europei che lavorano in Viale Mazzini. Risposta scontata: un sorriso e un “no comment”. Io aggiungo la mia esperienza: circa venti anni fa partecipai a Bologna a uno sbandierato concorso per entrare nel “servizio pubblico” radiotelevisivo italiano. Ero appena laureato, grandi speranze e nessun santo in paradiso. Già dalle modalità del caotico esame divenne chiaro che era una selezione fine a se stessa; ma non è detta l’ultima parola, potrei non disperare: dell’esito a quel concorso aspetto ancora il risultato. Mi è andata bene: probabilmente quella non sarebbe stata la strada più facile per conoscere il mondo, e per apprenderne l’interdipendenza. Ma poiché anche l’Italia è interdipendente non dispero, e anche noi stiamo avendo i primi, rudimentali mezzi d’informazione nostrani in tamil, o in ucraino, per non parlare dell’arabo. A dispetto del fantomatico “servizio pubblico”...
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