Giancarla Codrignani
Speriamo che tra gli atti di buona volontà dovuti dal governo iraniano alla politica di distensione ci sia già stata la liberazione della giornalista Roxana Saberi, accusata di spionaggio a favore degli Stati Uniti. L’arresto con una motivazione del genere aveva allarmato per più di una ragione. Una prima è generale: la difesa della libertà di informazione vale universalmente e, soprattutto nel caso di paesi in cui le regole della democrazia sono dubbie, resta fondamentale. Non è pensabile preoccuparsi del rischio nucleare iraniano e non delle condizioni di repressione, di arbitri carcerari, di torture a cui vengono assoggettati oppositori politici, sindacalisti, giornalisti, che sono uomini e donne. La seconda ha a che vedere con la condizione femminile: Roxana è una bellissima giovane donna e la sua immagine ha fatto il giro del mondo, suscitando indignazione e solidarietà. Come sempre, il femminile viene percepito in termini di femminilità, secondo la visione tutta maschile. Basta conoscere Reporters sans frontières per sapere quanti sono i morti e gli arrestati tra coloro che, uomini e donne, forniscono informazione a chi gode della libertà democratica e che, senza questi coraggiosi, “non saprebbe”. Sembra che i padroni dei media e delle parole non siano zelanti nel diffondere notizie sui deficit democratici degli “altri”: così la gente conosce poco e male gli attentati ai diritti umani e accetta di confondere, per un bel volto di donna, la compassione con la corresponsabilità.Meno nota è stata la storia di Hope, bella diciassettenne sopravvissuta al naufragio della Pinar e intervistata da Anno zero. Una ragazza coraggiosa, orfana e desiderosa di vita migliore - non a caso si chiama “Speranza” - che è sopravvissuta ad una tragedia che non ha salvato un’altra giovane donna, inabissata nel Mediterraneo insieme con la promessa di vita che portava dentro di sé, oggetto della nostra emozione, anche se i giornali non ne potevano trasmettere la foto. Pur memori dell’immagine di Hope, ignoriamo se la ragazza, allora “ospitata” nel centro di “assistenza” di Lampedusa, sia stata “rimpatriata”.
Roxana e Hope non sono casi eccezionali. Non potremmo mai confonderle con “veline” televisive. Ma conosciamo così male il diritto, per noi italiani costituzionale, all’informazione che veniamo a contatto con delle apparenze senza accorgerci di restare vuoti di sostanza. Se la bellezza non si fa simbolo di conoscenza, la femminilità si riduce,anche nelle cose serie, al solito uso dell’oggetto.
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