Tonio Dell’Olio
Quando i drammi ci sfiorano o ci toccano da vicino, ci fanno comprendere tutto il sapore amaro della sconfitta e se riuscissimo a utilizzarli come unità di misura per farci prossimi alle tragedie quotidiane del mondo, forse riusciremmo a ripensare l’umanità come una grande famiglia. Il terremoto in Abruzzo potrebbe avere questo significato profondo per rimettere in fila le priorità più vere dell’agenda mondiale. Forse riusciremmo in questo modo a relativizzare la cosiddetta “crisi della finanza” a fronte delle debacle umanitarie che i più poveri pagano per intero sulla propria pelle. Di fronte alla tragedia del terremoto di casa nostra mi sembra utile riprendere la proposta che il Congresso di Pax Christi ha avanzato a Barack Obama: “Sarebbe significativo – si legge nella lettera indirizzata al presidente Usa - sospendere i lavori della base militare Dal Molin di Vicenza, e trasferire uomini, mezzi e finanziamenti a L’Aquila per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. Sarebbe il completamento coerente e ideale delle parole di solidarietà che Obama e tanti altri hanno usato verso la popolazione abruzzese. Ancora di più, si indicherebbe con chiarezza la direzione che si vuol percorrere verso il futuro: investire nella solidarietà fraterna piuttosto che nella preparazione di conflitti che infliggono morte, distruzione e sofferenza. Al termine dello stesso Congresso, il movimento cattolico internazionale per la pace ha indirizzato una lettera anche al presidente del Consiglio del nostro paese, invitandolo a rinunciare al progetto già approvato dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato di “realizzare un centinaio di aerei F-35, con una previsione di spesa di circa 14 miliardi di euro”. Dallo stesso presidente del Consiglio infatti abbiamo appreso nei giorni scorsi che l’intero ammontare necessario per la ricostruzione delle zone terremotate si aggira attorno ai 12 miliardi di euro. Riconvertire alla vita i progetti di morte sarebbe il segno più trasparente di ciò che consegniamo alle prossime generazioni e di quanto siamo realmente vicini a coloro che hanno perso tutto ma attendono segni autentici di speranza.Powered by !JoomlaComment 4.0 beta1






