Cleophas Adrien Dioma
Partire. Si parte qualche volta per vivere, vivere il tempo. Si ha paura di sbagliare. Si ha paura di avere ragione. Si ha paura di non sapere. Però si parte lo stesso, per il sogno di domani, per il sogno di oggi, per poter sognare ancora. Poi si cammina. Si incontrano persone, si impara, pian piano si cambia. Camminare porta perdita, perdita di quello che lasciamo, perdita di quello che andiamo a prendere, perdita del tempo. Poi si cresce. Perdere per avere, avere un po’ di vita vera. Sono partito con il sogno di ritornare, poi ho pensato che stavo bene dove ero, che devo stare bene dove sono. Dove sei è sempre casa tua e può diventare casa tua. Poi pensi che sei una persona e vai a trovare altre persone, persone con le quali puoi parlare, interagire, persone con le quali puoi costruire percorsi comuni. Scopri che queste persone hanno storie, vite, storie e vite comuni che fanno di loro degli italiani. Questa terra ha visto nascere persone che hanno prodotto storia, la loro storia, la storia di questo paese. Allora ti rendi conto anche tu che hai una storia, la tua storia. La tua vita è legata alla tua storia. Qualche volta torni verso il tuo passato, il presente di altre persone. Ritorni verso la tua terra.Torni alla ricerca di risposte alle domande che ti fai, alle domande che ti fanno le persone e le cose che incontri, alla vita che fai, alla vita che hai. Sono tornato quest’anno con la paura di tornare. Era un ritorno particolare, con un amico e una telecamera, per vedere e capire il Burkina Faso. Un paese. Il mio paese. Sono partito pensando di trovare una giustificazione alla mia assenza, al fatto che sono partito. Ho trovato delle persone che lottavano giorno dopo giorno per cambiare il loro giorno, per cambiare la loro vita, per cambiare il loro paese. Nel caldo e nella polvere ho visto dei sorrisi, sorrisi alla vita, sorrisi al tempo. Ho incontrato persone fiere di questo posto che ho abbandonato disperato. Amavano la loro terra, il loro quotidiano, le loro sofferenze. Ho amato questa gente, ho amato la loro storia. Loro vivono, vivono la loro vita ogni giorno come se fosse l’ultimo giorno. Mi sono girato e ho guardato allo specchio la mia faccia. Ho cercato un segno, un sorriso. Questa terra è mia, ma è già il mio passato. Il mio presente è nelle strade di Parma, nella piazza, negli aperitivi, negli amici, quelli veri, quelli falsi. È negli incontri di tutti i giorni, nelle facce conosciute, nelle sofferenze di ogni giorno per cambiare il mio giorno, nelle lotte, nei momenti di disperazione come in quelli di gioia, nelle delusioni, nei dubbi.
Oggi rivedevo con Alessandro le immagini del documentario e abbiamo parlato delle scelte da fare. Lui ha usato un esempio molto vero. Quando viaggiamo dentro ad una macchina, abbiamo sempre due finestrini, bisogna scegliere da che finestrino guardare il mondo. Non si può vedere da tutte e due le parti. Io forse ho scelto, ho scelto la finestra più vicina alla mia, quella dove sono, adesso. Da lì spero di poter costruire qualcosa, per me, per la mia gente, per la mia terra di adesso, per quella di domani, per la mia vita. Ho voglia di sognare ancora, di poter piangere ancora. Io sono qui. Questa è la mia storia. Questa è la mia vita. Da questa terra sogno di poter vedere il mondo, di poter incontrare persone, di poter parlare, dire, di poter vivere. Sono qui adesso.
Powered by !JoomlaComment 4.0 beta1






