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Abbiamo bisogno gli uni degli altri

Guido Barbera

La libera concorrenza non favorisce una maggiore efficienza, ma soltanto la concentrazione della ricchezza in poche mani. Nessuno, oggi, può essere sufficiente a se stesso. Tutti abbiamo bisogno degli altri. Per questo la cooperazione è indispensabile all’intera umanità. La nostra sopravvivenza dipende dall’attività di migliaia di persone, di popoli interi, che devono fare, ciascuno, la loro parte. Questa è la base del concetto di “sviluppo” che abbiamo costruito nei secoli. I primitivi, gli indios, potevano forse vivere autonomamente, al massimo scambiando tra loro pesce, carne, utensili. Oggi, ognuno di noi, mangia grazie al lavoro di tanti agricoltori, commercianti, autotrasportatori, negozianti e commessi.
Oggi ognuno di noi comunica, grazie all’energia alla tecnologia, alle radio e televisioni, grazie al lavoro di migliaia di persone in tutto il mondo. Ognuno di noi dipende direttamente dal lavoro di milioni di altre persone. Tutti abbiamo bisogno della cooperazione degli e con gli altri. Tutti dobbiamo però, fare anche la nostra parte. Dobbiamo essere consapevoli della nostra dipendenza reciproca. Una consapevolezza fondamentalmente etica. Se ciascuno guarda solo il proprio interesse, non potrà mai costruire veramente il benessere. Il benessere, o è di tutti, o non lo è. Abbiamo bisogno di avere alla guida dei nostri paesi, dei nostri popoli, persone che non cercano il compenso per quello che fanno, ma il benessere collettivo, animati dal senso del dovere, dall’onestà, dal rispetto dell’altro, di ogni essere umano. Abbiamo bisogno di persone che non vivono per il protagonismo, ma per il servizio, per la persona. È necessario rifondare la politica con individui che si adoperino per la società, senza motivazioni giustificabili da interessi personali, economici, politici o altro. La politica attuale è invece l’espressione principale dell’energia del potere: l’importante è vincere! Vincere in ogni modo, anche sacrificando ogni principio morale ed etico. Ed è sconcertante vedere come i nostri figli sono condizionati da questi esempi, concetti, principi.
Il 7 e 8 aprile 2009, in piena crisi economica italiana e mondiale, in piena emergenza terremoto, le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF”, il faraonico progetto che il governo italiano intende finanziare per la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026. Quale etica è alla base di questa politica? Il miliardo di persone che vive perennemente denutrito, tutti i bambini sotto i 10 anni che muoiono ogni 5 secondi per fame, quella vera, cosa se ne fanno delle sovvenzioni europee per le esportazioni agricole che distruggono l’economia agricola dei paesi e delle famiglie africane? Quale morale è alla base di questa politica? Quale politica può proporre tasse vessatorie sui permessi di soggiorno, impedire i ricongiungimenti familiari, schedare i senza fissi dimora, chiedere ai medici di denunciare gli ammalati clandestini, chiedere ai presidi di chiudere la scuola ai figli dei clandestini...
Le istituzioni internazionali, oggi, considerano “povera” la persona con un reddito giornaliero inferiore ad 1,25 dollari al giorno. L’idea che il nostro benessere complessivo sia calcolato attraverso il reddito e che la ricchezza coincida con la sola ricchezza economica, senza considerare in alcun modo altri ambiti: sociale, ambientale… è la testimonianza concreta di una politica che tralascia ogni riferimento socio-economico di sostentamento e di riproduzione tradizionale, vittima di quella stessa economia di mercato che ha reso certe popolazioni totalmente dipendenti dall’esterno e dagli aiuti. L’idea che la condizione di miseria di queste persone possa essere riscattata attraverso il trasferimento di risorse economiche e materiali che garantiscano un aumento della produzione, del consumo e dei redditi, porta immediatamente con sé l’idea che il superamento dello stato di miseria renda necessaria l’organizzazione di un sistema di distribuzione di aiuti da parte dei paesi ricchi verso le popolazioni povere. Le persone di questi paesi sono state private non solo dei beni materiali e nemmeno dei beni di prima necessità. Essi sono stati privati prima di tutto, di quel “mondo sociale” tradizionale, fatto di legami e solidarietà, di appartenenze, di equilibri socio-ecologici, di valori e accoglienza che permettevano loro di autodeterminare direttamente i modi e i tempi della produzione, dello scambio e della condivisione di questi beni. Se le possibili vie di uscita dalla miseria passano attraverso una reinvenzione delle forme di autodeterminazione locale, si comprende come il sistema degli aiuti continui ad infliggere un colpo durissimo alle capacità di auto-organizzazione.
e di autogoverno delle comunità locali. Una politica alimentata nel tempo dal potere del Nord verso il Sud, dell’Ovest verso l’Est. La globalizzazione non solo ha frantumato ogni confine e barriera, ma ha applicato gli stessi metodi ed approcci, distruggendo ogni riferimento socio economico di sostentamento e di vita tradizionale per costruire quell’enorme potere della sfera di vetro dell’illusione finanziaria economica, esplosa ultimamente. Oggi, per ripartire, bisogna ripartire da noi stessi. Siamo noi che dobbiamo trovare gli strumenti per affrontare insieme le difficoltà del nostro tempo e coltivare la speranza in una vita migliore per tutti. Noi, possiamo cambiare l’Italia e il mondo che ci circonda. Al centro del nostro impegno non ci possono essere gli interessi di qualcuno o gli affari di alcuni gruppi di potere ma le persone che vivono nella città con i loro fondamentali bisogni umani, in attuazione del principio di legalità e uguaglianza scolpito nel terzo articolo della Costituzione italiana e nel primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti umani e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
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