Approfondimenti
L’allarme delle associazioni di solidarietà
Giovanni Augello (Redattore Sociale)
Il 2008 anno da dimenticare. Centinaia di episodi che fanno riflettere. La complicità dei mezzi di informazione. Le responsabilità della politica.
Sull’Italia che accoglie, che integra e che “aggiunge un posto a tavola” è calato il buio. Colpa del corto circuito creato dalla paura dell’altro, del diverso: lo straniero. Nell’oscurità si muovono come predatori striscianti razzismo e xenofobia. È l’allarme lanciato da ventisei organizzazioni presenti in Italia assieme all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in occasione della Campagna nazionale contro il razzismo “Non aver Paura, apriti agli altri, apri ai diritti”, presentata nei giorni scorsi a Roma. Un anno nero, il 2008. Lo dice proprio Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati. “Ci siamo chiesti se il razzismo fosse cresciuto nell’ultimo anno - ha detto Boldrini -. Da marzo 2008 a marzo 2009, limitandoci ad una semplice e informale raccolta di eventi riportati dalle agenzie di stampa, abbiamo raccolto otto pagine di eventi di razzismo. Centinaia di episodi che hanno portato a definire quest’anno un anno da dimenticare”. Se non c’è una risposta da parte dei cittadini e del mondo delle istituzioni, il rischio è la normalizzazione.Razzismi quotidiani
Secondo un dossier stilato dal Naga, associazione di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi, e dal Cospe, Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti, per il 65 per cento degli stranieri negli ultimi anni la vita in Italia è cambiata: per molti in negativo. Lo confermano i dati raccolti nell’indagine “Razzismi quotidiani” che ha analizzato il linguaggio dei media e intervistato più di cinquecento stranieri. Questi i risultati: a un immigrato su cinque è capitato di essere trattato male dalle forze dell’ordine. A tre su dieci di essere offesi sui mezzi pubblici, ad altrettanti di non essere pagati per un lavoro svolto. A oltre la metà degli intervistati è capitato di perdere all’improvviso il lavoro. La situazione non sfugge ai mezzi d’informazione, con circa 1,3 episodi di razzismo registrati ogni giorno: 48 episodi di comportamenti razzisti in un mese circa. Secondo Paolo Ciani, responsabile dei servizi con i rom e sinti per la Comunità di Sant’Egidio, la situazione non può non destare preoccupazioni. “Purtroppo oggi - ha detto Ciani – vediamo un abbassamento della cultura della convivenza e dei diritti per tutti”.
Proprio a Roma, città “aperta” e dai mille volti, in questi tempi e in alcuni quartieri, le comunità di stranieri temono l’acuirsi di atti di razzismo. Da via Giolitti, dietro la stazione Termini, a piazza Vittorio, da Tor Pignattara fino a Tor Bella Monaca: in un rapporto presentato in questi giorni dall’Osservatorio sul razzismo e le diversità dell’Università di Roma Tre, si contano 33 aggressioni contro bengalesi dall’inizio dell’anno, tutte denunciate e in tutti i casi per mano di cittadini italiani. Stavolta, però, solo in cinque casi la stampa si è interessata all’accaduto. Le organizzazioni unite nella campagna contro il razzismo puntano il dito contro chi veicola messaggi che incitano, spingono o favoriscono la discriminazione. Sul banco degli imputati anche il linguaggio utilizzato nel dibattito politico italiano.
La paura degli immigrati
“Secondo molti organismi internazionali dell’Onu e del Consiglio d’Europa - ha affermato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia - c’è una responsabilità di un linguaggio della politica di natura discriminatoria, spesso xenofoba. Una politica che attacca etichette e stigma spesso su interi gruppi di persone che sono già in condizioni di vulnerabilità perché si tratta di cittadini stranieri, migranti, richiedenti asilo e minoranze etniche”. Dello stesso parere anche Sant’Egidio. “La paura che noi pensiamo sia alla base di tante forme discriminatorie e di razzismo - ha detto Ciani - è creata da toni che talvolta si alzano in maniera esagerata o irresponsabile. La paura si crea, ma non deve essere creata, perché, quando si scatena, libera dei fantasmi che non si raccolgono più”. Sono in tanti ad indicare come l’anticamera del razzismo sia proprio la paura. Si coniuga in diverse modalità, ma converge sul diverso. Punto di partenza, la poca conoscenza dell’altro. Secondo il Centro Astalli, che da anni si occupa di richiedenti asilo e rifugiati, è possibile spiegare la paura degli stranieri con la rappresentazione parziale da parte dei mezzi d’informazione e delle istituzioni degli immigrati. “Su immigrazione e asilo, oggi in Italia c’è una falsa rappresentazione della realtà - spiega Berardino Guarino, del Centro Astalli -. I dati del ministero che riguardano i reati dicono che quando c’è un’immigrazione regolare la percentuale dei reati è assolutamente in linea con quella dei reati degli italiani. Ci sarà sempre il reato e il delitto, ma sarà nella norma che riguarda ogni persona e ogni provenienza. Quelli che lavorano con gli immigrati sanno che il modo di rappresentare lo straniero in Italia non corrisponde alla realtà”. Sotto accusa anche l’errato, ma a quanto pare “facile”, uso del binomio immigrazione-sicurezza. “In questi anni - ha spiegato il portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati - una buona parte della politica ha coniugato l’immigrazione con la sicurezza, trascurando tutti gli altri aspetti positivi dell’immigrazione che non hanno avuto il peso che meritavano”.
No alla parola “clandestino”
L’allarme lanciato dalle diverse organizzazioni che si occupano del problema comincia a muovere le acque, anche delle istituzioni. La regione Toscana, per bocca del suo presidente Claudio Martini, ha fatto sapere infatti di voler cancellare la parola “clandestino” dalla comunicazione istituzionale, sull’onda dell’iniziativa lanciata da Redattore Sociale e Dire. “Credo sia giusto - ha detto Martini - togliere dal nostro vocabolario la parola ‘clandestino’. Non sarà certo un cambiamento epocale, ma può cambiare la forma di approccio sull’immigrazione e per questo ci impegneremo a non utilizzarla più”. Le notizie positive, quindi, non mancano, e si spera possano diventare il volano di un movimento di pensiero più ampio, che coinvolga l’intera comunità. “Abbiamo la consapevolezza che non è inutile lavorare per l’affermazione dei diritti e non è inutile lavorare contro il razzismo - ha affermato Ciani -. Purtroppo vediamo un livellamento verso il basso sui diritti e questo ci preoccupa. Per questo crediamo sia utile parlarne, incontrarsi e mostrare la bellezza del vivere insieme”.
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