Il “mea culpa” del Presidente della Banca mondiale
Luca Manes
L’ammissione di colpa riguarda un progetto di salvaguardia di alcune parti della costa albanese, trasformatosi ben presto in un pasticcio dalle mille sfaccettature negative. Con tanti interessi in gioco.
Un mea culpa è sempre ben accetto. Specialmente quando a farlo è il presidente della Banca mondiale, che attualmente risponde al nome di Robert Zoellick. Forse perché il suo predecessore, l’ex sottosegretario alla Difesa e campione dei neo-con Paul Wolfowitz, ha dovuto lasciare la sua carica per scandali e intrallazzi vari, e quindi l’attuale “capo” della più grande istituzione finanziaria multilaterale sta cercando di non ripetere alcuni errori commessi in passato – sebbene la sua agenda politica iper-liberista non differisca troppo da quella fissata proprio da Wolfowitz. L’ammissione di colpa riguarda un progetto di salvaguardia di alcune parti della costa albanese, trasformatosi ben presto in un pasticcio dalle mille sfaccettature negative.Demolito un villaggio!
Il primo casus belli riguarda la demolizione di un villaggio nel Sud del paese, nei pressi della cittadina di Jale, che ha lasciato numerose famiglie senza casa, privandole delle terre che hanno coltivato per oltre 300 anni. L’esecutivo albanese ha giustificato questo gesto con il fatto che le abitazioni fossero in buona parte abusive. Il loro ampliamento da parte dei residenti era dovuto alle accresciute esigenze di ricettività turistica, ma va sottolineato come i residenti avessero fatto domanda di sanatoria in base a una legge promulgata nel 2006 (a quell’epoca in Albania le abitazioni abusive erano circa 220mila, un’infinità rispetto al numero di abitanti del paese). Nell’aprile del 2007, senza che fosse completato l’iter burocratico per la sanatoria, le forze dell’ordine locali procedettero con la distruzione delle case nell’arco di tre giorni nei quali l’area fu totalmente militarizzata.
Nell’operazione la Banca mondiale non giocò affatto un ruolo secondario, anzi fornì alle autorità albanesi le foto aeree dell’insediamento, con tanto di sollecito ad agire “il prima possibile”. Una palese violazione della politica della stessa Banca sul reinsediamento involontario, come evidenziato da un recente rapporto dell’Inspection Panel, l’organo ispettivo indipendente dell’istituzione, che parla di “errori e mancanze” già nella fase di valutazione del progetto, datata 2004. Ma non solo. Per mesi il management e lo staff della World Bank hanno nascosto l’accaduto ai direttori esecutivi dell’istituzione, e quando è stato il momento di fornire le loro testimonianze all’Inspection Panel in molti hanno assunto un comportamento “particolare”. In un memorandum dell’organismo di indagine si parla addirittura di persone che hanno dato l’impressione di essere state istruite sulla condotta da mantenere. Alcuni fatti sarebbero stati travisati – con tutta probabilità in maniera dolosa – come ad esempio nel caso di un presunto documento in cui si sosteneva che Banca e governo albanese avevano raggiunto un accordo sulla sospensione delle demolizioni fino all’introduzione e all’applicazione di alcune procedure. Affermazione del tutto fuorviante, dal momento che quel documento non è mai esistito.
Non deve sorprendere allora se nel rapporto di 115 pagine sottoposto al Board dei direttori esecutivi lo scorso novembre, l’Inspection Panel denuncia i fatti come una “questione istituzionale e sistemica” della Banca. L’approssimazione imbarazzante con cui gli strapagati esperti di Washington hanno lavorato in Albania avrebbe favorito interessi particolari, mettendo a rischio la vita di decine di famiglie.
Gli interessi del premier
Quando si parla di interessi particolari si fa un chiaro riferimento all’assunzione da parte della Banca di Jamarber Malltezi come capo-progetto locale. Malltezi è il genero di Sali Berisha, divenuto primo ministro albanese pochi mesi prima.A sottolineare la gravità dei fatti, il presidente del Panel ha allegato al rapporto una lettera ai direttori, in cui segnala come quella condotta sia stata una delle indagini più difficili nei suoi 14 anni di operato.
Dopo tutto questo polverone, il finanziamento di 17,5 milioni di dollari che l’IDA, il ramo della Banca mondiale che presta agli Stati a interessi ridotti, aveva concesso all’Albania è stato sospeso. Una somma risibile, per un’istituzione che movimenta circa 30 miliardi di dollari l’anno, ma anche la spia di come certe dinamiche sembrino ormai inveterate in un contesto come quello della Banca mondiale, da cui invece ci si aspetterebbe ben altro rigore morale e professionale.
I membri dello staff e del management che hanno “sbagliato” probabilmente riceveranno solo un buffetto sulle mani e rimarranno al loro posto. In attesa di qualche nuovo pasticcio e delle ennesime lacrime da coccodrillo del presidente Zoellick.
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