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Le “seconde generazioni”

Antonio Nanni

Aprire gli occhi sull’Italia che cambia significa non mettersi sulla difensiva a lamentarsi degli stranieri, a “etnicizzare” i fatti di cronaca, ma vuol dire non perdere di vista le novità che stanno crescendo in mezzo a noi. Recentemente il CNEL ha reso noto i dati dell’ultimo rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, da cui risulta che il nostro paese è spaccato in due anche in materia di integrazione: al Nord (Emilia Romagna, Friuli e Piemonte) si registra una migliore integrazione sul piano del lavoro, dei servizi e dei salari, mentre al Centro-Sud (Sardegna, ma anche Marche e Umbria) si sta meglio sul piano delle relazioni sociali. Il potenziale più alto di integrazione tra tutte le regioni spetta alla Sardegna, e a Cagliari va il massimo punteggio quanto al tasso di reddito relativo, mentre al Friuli come regione e a Trieste come provincia va il punteggio più alto quanto al tasso di reddito assoluto.
Tuttavia, mentre riteniamo utile rendere note queste ricerche, ci sembra non meno utile richiamare l’attenzione su un nuovo attore sociale che si sta affermando per il suo protagonismo. Sono le seconde generazioni, la cosiddetta Rete G2 che può già contare su un milione di figli dell’immigrazione in Italia e che in un solo anno (il 2007) è cresciuta di ben 64.000 nuovi nati. Una generazione tutt’altro che “invisibile”, con cui presto bisognerà fare i conti per le rivendicazioni che avanza.
Come ha scritto Paula Baudet Vivanco nell’ultimo numero di “Educazione Interculturale” (gennaio 2009), la Rete G2 si incontra nei workshop nazionali, come quello organizzato a Milano nel novembre 2008, o virtualmente sul Blog G2 e discute sul Forum G2 dove sono registrati più di 500 utenti.
Ma non va trascurata l’attività politica. La Rete G2 è già stata ricevuta dalla commissione Affari costituzionali della Camera per esprimere un proprio parere sulla riforma della legge sulla cittadinanza; è entrata a far parte sia della Consulta nazionale per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie, presso il ministero della Solidarietà Sociale, sia dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e dell’educazione interculturale, presso il ministero della Pubblica Istruzione. È solo l’inizio.
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