Roberto Musacchio
Si terrà ad Istanbul dal 17 al 21 marzo prossimi il quinto forum mondiale sull’acqua. A differenza di quanto accade con le COP, cioè le conferenze tra le parti legate all’attuazione delle grandi convenzioni internazionali (come clima, desertificazione, biodiversità) che sono per intero gestite dall’Onu, questo forum mondiale dell’acqua ha una struttura privatistica, anche se gode della sigla Onu. Cioè sono soggetti privati, comprese le grandi multinazionali, a gestirlo. Questo deficit democratico ha portato i movimenti per l’acqua a contestarne giustamente la legittimità.Non a caso ancora all’ultimo appuntamento di questa struttura tenutosi due anni orsono a Città del Messico, una volta di più fu impedito di scrivere nella risoluzione finale che l’acqua deve essere considerata un diritto umano. E ciò nonostante molti paesi dell’America latina lo chiedessero, avendolo per altro scritto anche nelle loro nuove costituzioni. E nonostante lo stesso Parlamento europeo avesse votato una risoluzione in sede plenaria che lo richiedeva esplicitamente. In occasione di questi forum, si sono tenuti quasi sempre appuntamenti alternativi dei movimenti. Uno, di grande successo, fu in Italia a Firenze, per altro in coincidenza con l’avvio della guerra in Iraq.
Anche questa volta ad Istanbul ci saranno contro appuntamenti gestiti dai movimenti mondiali, da quelli turchi e da quelli curdi. È bene ricordare per altro che la ferita delle grandi e troppe dighe che il governo turco vuole realizzare in territorio curdo è tutta aperta. Recentemente con una delegazione della Commissione parlamentare ambiente recatasi ad Ankara per incontri in vista dell’allargamento, abbiamo posto con nettezza questi problemi alle autorità turche. Oltre ai contro appuntamenti dei movimenti, si preannuncia “più combattuto” anche il forum ufficiale. È prevista questa volta una delegazione formale del Parlamento europeo. E ci saranno importanti presenze dei sindacati e degli enti locali, impegnati ormai da anni in un intenso lavoro per il diritto all’acqua come bene comune gestito dal pubblico. È in programma anche una risoluzione del Parlamento europeo che vorremmo riprendesse i temi del testo approvato per Città del Messico. Inserendo in più il rapporto con il cambio climatico. La centralità della lotta al cambiamento climatico, un tema su cui si è realizzata una significativa iniziativa dell’Europa, deve aiutare a considerare il diritto all’acqua parte indispensabile delle politiche per il clima. Il cambio climatico sta accentuando fenomeni che rendono già drammatico il rapporto con l’acqua di grandi parti del mondo, a partire dall’Africa. Miliardi di persone soffrono per la mancanza d’acqua, per la sua scarsità o per la sua compromissione, e centinaia di milioni ne muoiono. Ancora lo scorso febbraio, grazie soprattutto al lavoro infaticabile di Riccardo Petrella, abbiamo tenuto un nuovo appuntamento mondiale, dopo i due precedenti degli scorsi anni, significativamente ospitati dal Parlamento europeo. “Fare pace con l’acqua” il suo titolo. Da esso è scaturita la proposta di un vero protocollo per l’acqua che coniughi la nozione di diritto, quella di bene comune, la gestione pubblica e la lotta al cambio climatico. Un documento di grande valore, che ha trovato molti importanti sostegni.
L’acqua è uno dei grandi temi drammatici della lotta per la vita e del bisogno di un altro mondo possibile. Non a caso è oggetto di grandi movimenti cui partecipano figure straordinarie come Alex Zanotelli. Qualche anno fa al forum sociale di Bamako, in Mali, realizzammo anche un incontro con molti parlamentari africani sottoscrivendo una carta comune. Ora è quanto mai indispensabile che a questo grande impegno seguano fatti concreti e non più rinviabili.
(Bruxelles, 10 marzo 2009)
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