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Santità, torni in Africa, ma in incognito

L’aeroporto ripulito e messo a nuovo. Le guardie d’onore pronte a scattare sull’attenti all’atterraggio della aereo papale. Le forze di sicurezza schierate ad evitare qualsiasi forma di attentato. La porta che si apre. Il papa che scende. Le strette di mano. L’incontro con il Presidente. Questa volta è stato il turno di Paul Bya, 76 anni, al potere ininterrottamente dal 1982. Un dittatore che ha instaurato nel paese una sorta di dinastia personale, alla faccia della democrazia. I discorsi, dove tutti stanno attenti a cogliere una frase, un’espressione con cui aprire l’articolo di giornale o il servizio televisivo. Poi il viaggio, con il corteo papale verso la città. La gente che saluta per strada. Tutto secondo copione. Anche le strade e tutti i luoghi che toccherà l’illustre ospite sono stati ripuliti, messi in ordine.
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Giustizia penale e giustizia sostanziale

DarFur: mandato di arresto per il presidente del Sudan

Giancarla Codrignani

Un altro rapimento. Non è la prima volta che le Ong, laiche o religiose, vengono colpite da ritorsioni: spesso finisce bene, anche se le vittime debbono subire situazioni di rischio. Tuttavia in Sudan non si tratta di un caso come altri, anche se l’emozione per il coinvolgimento italiano non ha riaperto il circo mediatico del giornalismo allarmistico. Chissà perché.

La crisi economico-finanziaria sta dimostrando che non riusciamo a comprendere la generalizzazione che, per ogni problema, domina nella modernità globalizzata: neppure i governi arrivano ad evitare le operazioni autoreferenziali che rivelano insieme egoismo e insipienza.
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Made in China

Sempre più forte la presenza cinese in Africa

Francesca Quartieri

Il Darfur continua ad essere teatro di un conflitto che dal febbraio del 2003 ha provocato oltre 300 mila morti. Una guerra civile della quale non si intravede la fine. Le responsabilità interaziendali. Le armi e gli affari di Russia e Cina.

Human Rights First, organizzazione no profit statunitense che si batte per i diritti umani (www.humanrightsfirst.org), denuncia nel suo rapporto, “Investing in tragedy – China’s money, arms and politics in Sudan” (N.d.R. Investire nella tragedia - I soldi della Cina, le armi e la politica in Sudan) - (2008), la fornitura da parte di Pechino del 90% delle armi leggere acquistate dal Sudan e usate nella guerra del Darfur.
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Sono altre le priorità

IL DARFUR A QUATTRO VOCI

In Darfur il massacro è andato avanti nella benevola indifferenza del mondo. A muoversi con missioni nei campi profughi e interventi di solidarietà è stato Hollywood con le sue star, invece del Pentagono. È anche per questo che la situazione sta degenerando.
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