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Cartoline dal Senegal

di Patrizia Caiffa

L’arrivo a Dakar è caotico e confuso come il vento harmattan fresco e secco che soffia dal Sahara in questa stagione. Caos all’aeroporto, bagagli scambiati, alberghi su parvenze di spiaggia con cumuli di calcinacci misti a immondizia. Il centro, con i suoi alti ma insignificanti palazzi dalle ambizioni coloniali, contrasta con le periferie. Quest’ultime sono sabbiose e cenciose come i suoi bambini, con i bellissimi uomini dell’etnia wolof (cui appartiene circa il 36% della popolazione senegalese) che si aggirano ciondolando e le splendide donne affaccendate e avvolte nei coloratissimi abiti tradizionali, che qui chiamano boubou, con copricapi in tinta a coprire i capelli intrecciati in mille pettinature diverse. Nell’enorme quartiere periferico di Pikine, dove abitano 2 milioni di abitanti sui 3 milioni che vivono a Dakar, è iniziato il 27 dicembre scorso il viaggio promosso dal Cipsi e da Chiama l’Africa è durato fino al 10 gennaio, sui “percorsi della musica e della memoria con l’Africa dei griots e dei maestri della parola, alla scoperta di nuove relazioni”. Una trentina di partecipanti italiani e africani, che hanno preso parte ad un seminario di tre giorni in una scuola di Pikine ed hanno viaggiato per il Senegal, con i faticosi tempi e l’organizzazione africana, incontrando la popolazione nei villaggi, i griots (i cantastorie depositari della storia e della tradizione orale), i musicisti e danzatori, i saggi, la Chiesa cattolica locale, la gente impegnata nel sociale.
Ecco alcuni flash da questo viaggio.
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