Guido Barbera
Il diritto alla vita è il presupposto fondamentale su cui si innestano tutti gli altri diritti della persona umana. È talmente evidente e logico che nella Costituzione della Repubblica italiana non esiste una norma che lo preveda espressamente.
La Costituzione, infatti, elenca un notevole numero di diritti (il diritto alla libertà personale, il diritto di circolare liberamente; il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi; il diritto di associarsi liberamente, il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa; il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero; il diritto di agire in giudizio; il diritto di votare, ecc.), ma nulla dice espressamente sul diritto alla vita. È, tuttavia, indiscutibile che tutelare questi altri diritti, costituisce un implicito riconoscimento del diritto alla vita. È la base di ogni altro diritto. Ma è veramente tutelato, oggi, il diritto alla vita? A quale vita? I principi fondamentali dei diritti umani, partono dal presupposto che nessuno può essere arbitrariamente privato della vita. Ciò significa però che gli Stati possono togliere la vita a qualcuno, ammesso che ne rispettino leggi e procedure. Eccoci di fronte quindi a troppe situazioni in cui oggi si ha facoltà di privare le persone della vita, senza violare i diritti internazionali. In alcuni casi queste eccezioni si basano sul principio che la violenza usata come arma di difesa sia giustificata: imposizione della pena di morte; conseguenze di guerre legittime come le “guerre umanitarie”. La Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti Umani riporta inoltre altre situazioni che prevedono la soppressione della vita, come: la difesa di qualsiasi persona da violenza illegale; l’illecito arresto o impedimento della fuga ad una persona detenuta dalla legge; l’azione legale presa allo scopo di soffocare un’insurrezione o una sommossa… La pena di morte continua ad essere sia legale che praticata in un certo numero di Stati del mondo. Si lascia agli Stati la scelta di applicare o meno la pena di morte e li si incoraggia solamente ad orientarsi verso la sua abolizione.
Le leggi internazionali non condannano tutti i generi di guerra e di violenza! Il diritto alla vita in tali situazioni non è garantito. La legge internazionale umanitaria cerca di imporre restrizioni sul modo in cui la violenza viene usata durante un conflitto. Alcune categorie di persone, civili o soldati che hanno posato le loro armi o che rimangono feriti, sono considerate protette. Il diritto alla vita di queste categorie è preservato e può essere però violato, per esempio, dall’apertura di fuoco indiscriminato o da un’esecuzione deliberata, o per negazione dei diritti fondamentali: l’accesso all’acqua, al cibo o alle medicine. Quanti civili sono vittime innocenti oggi nelle decine di conflitti dimenticati… Quante sono le persone torturate… I rifugiati politici e gli esuli sono protetti solo se a rischio di minaccia a causa della propria razza, religione, nazionalità, orientamento politico o in quanto facenti parte di un certo gruppo sociale. Quante vite sono condannate a morte a causa di rientri forzati nei loro paesi, dove i loro diritti sono minacciati…
Quando si tratta di bambini, ma non solo, il diritto alla vita può spesso significare diritto alla sopravvivenza. Le convenzioni dei diritti umani proibiscono l’uso della pena di morte sui bambini e impongono il rispetto dei bisogni primari del bambino in termini di nutrizione, salute, cibo, protezione, ecc. per consentire al bambino di sopravvivere. Eppure l’orologio scandisce inesorabilmente ogni secondo, come rintocchi di una campana a morte, la condanna di bambini, donne, uomini! Fame, mancanza di acqua pulita, malattie, violenze, abusi, lavoro insicuro, maltrattamenti, ingiustizie di ogni genere, indifferenza… costanti ed inesorabili violazioni del diritto alla vita!
In assenza di un riconoscimento universale e totale del diritto reale e concreto alla vita, di tutti gli esseri viventi, noi non possiamo parlare di civiltà!
Non è sufficiente infatti garantire la vita agli esseri umani, ma dobbiamo garantirla a tutti gli esseri viventi, agli animali, ai vegetali, all’ambiente… Un essere umano non può vivere in una natura morta. Sembra tutto così ovvio! Così scontato… Perché allora tutto sembra andare al contrario? Perché quasi due milioni di bambini muoiono ogni anno per le malattie causate da mancanza di acqua pulita? Perché si continua a morire di fame, di sete, di malattie curabili, di guerra, di freddo, di violenza, di droga, di alcool… di fumo… di velocità… di stress… Ci sentiamo veramente soddisfatti di questo nostro modo di vivere? Siamo veramente convinti che sia questa la civiltà che vogliamo costruire per il nostro benessere comune, per il futuro dei nostri figli? Proviamo a fermarci, tutti, per qualche attimo. Proviamo a riflettere con calma, prima di sentenziare contro tutto e contro tutti. Proviamo ad ascoltare. Proviamo a cogliere la necessità che tutti abbiamo dell’altro per poter costruire, per essere società. Ritorniamo alla politica autentica. La politica al servizio della convivenza, al servizio dei cittadini. Mettiamo in disparte il potere e gli interessi che dividono e non costruiscono. Liberiamoci dai politici che fanno della politica un potere, una vetrina, una cattedra. Non hanno l’umiltà di mettersi al servizio, di ascoltare e di dialogare. Liberiamoci dall’informazione spettacolo, suddita del potere, degli interessi, dell’audience. Confonde le nostre idee e non ci aiuta a comprendere i problemi e i rischi. Liberiamoci dall’industria gestita attraverso lo sfruttamento dell’essere umano e dell’ambiente. Serve al potere e sacrifica la vita! Liberiamoci dall’economia della ricchezza, capace di trovare 12.000 milioni di dollari per salvare le banche che hanno depauperato i risparmi di milioni di cittadini ed incapace di trovare 30 milioni di dollari per dare i servizi igienici all’umanità intera; incapace di mantenere gli impegni assunti di ridurre la fame, le malattie, la miseria, le persone che non hanno accesso all’acqua… Liberiamoci da tutte le armi. Non difendono, ma uccidono la vita! Sperperano ogni anno la maggior parte delle nostre ricchezze mondiali. Abbiamo la capacità e la possibilità di costruire un mondo diverso, migliore, dal volto umano. Ripartiamo da quei valori, umani e sociali, che hanno caratterizzato la storia dei nostri nonni. Ripartiamo dall’autenticità di certe parole come: co-operazione. Operare insieme! Vivere insieme. Vivere bene insieme. Questa è la strada per ricostruire la nostra società e ritrovare il rispetto della vita e di tutti i diritti per tutti. Una cooperazione dove il rispetto della vita e dei diritti di tutte le persone diventano la vera e principale garanzia del ben-vivere e del ben-essere sia individuale che collettivo. Una co-operazione dove ciascuno di noi è responsabile delle sue azioni e del suo ruolo sociale. Non delega, ma sa sporcarsi le mani per i suoi figli e per gli altri. Non si può vivere da soli. Dobbiamo saper vivere insieme. Dobbiamo imparare a vivere bene insieme. “La civiltà, non è né il numero, né la forza, né il denaro. È il desiderio paziente, appassionato, ostinato, perché ci siano sulla terra meno ingiustizie, meno dolori, meno infelicità. La civiltà è amarsi. Vedere in ogni essere umano un uomo, e in ogni uomo, un fratello: ecco la Legge”. (R. Follereau-1963)






