Popoli diversi con pari dignità
di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini *
Dopo l’approvazione della nuova costituzione, saranno le leggi ordinarie e la realizzazione dello Stato plurinazionale, insieme al rispetto della Pachamama e delle risorse delle nostre terre, a fare un nuovo Ecuador.
“Noi, donne e uomini, popolo sovrano dell’Ecuador, riconoscendo le nostre radici millenarie, forgiate da uomini e donne di popoli diversi;celebrando la natura, la Pacha Mama, della quale siamo parte e che è vitale per la nostra esistenza;
invocando il nome di Dio e riconoscendo le nostre differenti forme di religiosità e spiritualità;
appellandoci alla sapienza di tutte le culture che ci arricchiscono come società;
come eredi delle lotte sociali di liberazione di fronte e tutte le forme di dominazione e di colonialismo;
e con un profondo impegno con il presente e il futuro;
decidiamo di costruire una nuova forma di convivenza cittadina, nella diversità e in armonia con la natura, per raggiungere il buon vivere, il sumak kawsay;
una società che rispetti, in tutte le sue dimensioni, la dignità delle persone e della collettività;
un paese democratico, impegnato nell’integrazione latinoamericana - sogno di Bolivar e Alfaro - la pace e la solidarietà con tutti i popoli della terra”.
(Preambolo della Costituzione della Repubblica dell’Ecuador)
“Il vero cambiamento risiede nell’applicazione dei principi della nuova Costituzione. Saranno le leggi ordinarie e la realizzazione dello Stato plurinazionale, insieme al rispetto della Pachamama e delle risorse delle nostre terre, a fare un nuovo Ecuador dove, per la prima volta nella storia, le nazionalità indigene saranno protagoniste della vita democratica e la nostra gente diventerà cittadina al pari degli altri”. Così il presidente della Conaie – Confederación Nacionalidades Indigenas del Ecuador - Marlon Santi, del popolo amazzonico Kichua di Sarayacu, ha sintetizzato la situazione estremamente vitale e con prospettive di grande cambiamento che sta vivendo la piccola repubblica andina.
Un nuovo corso
Il nuovo corso politico è iniziato con l’elezione a presidente della repubblica, nel 2006, di Rafael Correa e con l’affermarsi del suo movimento Alianza Paìs, del tutto nuovo nel panorama politico nazionale. Si inserisce nel risveglio delle nazioni sudamericane che, dopo i fallimenti delle politiche neoliberiste imposte dalle istituzioni internazionali come il Fmi ai governi precedenti deboli, spesso corrotti o conniventi con i capitali e le multinazionali abituate a utilizzare le ricchezze di questi paesi come magazzino per approvvigionarsi, ha visto l’avvento di politici nuovi, espressione di movimenti popolari, in gran parte delle nazioni del continente. Oggi abbiamo al governo un teologo della liberazione in Paraguay, un indio in Bolivia, due donne in Cile e in Argentina, un ex operaio in Brasile, i tupamaros in Uruguay, un militare progressista in Venezuela.In Ecuador la nuova Costituzione, voluta da Correa e approvata il 28 settembre 2008 tramite un referendum con il 65% dei voti a favore, rappresenta il tentativo di mettere insieme, con pari dignità, culture differenti; è nata da un processo collettivo che ha visto la partecipazione di centinaia di associazioni e gruppi che hanno presentato 3500 proposte su argomenti come l’acqua, la salute, la sovranità alimentare, i diritti civili e altri.
“Vivere in armonia”
Il risultato ottenuto ruota attorno ad un principio, allo stesso tempo generatore e regolatore, che è quello del sumak kawsay, espressione indigena traducibile con ‘vivere in armonia’. Per entrare nel dettaglio bisogna sottolineare le tante novità che vengono proposte. La Carta stabilisce cinque diversi tipi di proprietà - pubblica, privata, mista, popolare e solidale - e assicura l’educazione e la sanità gratuite per tutti. Per la prima volta vengono riconosciuti i diritti della natura e della popolazione a vivere in un ambiente sano e si dichiara di interesse pubblico la preservazione dell’ambiente e la prevenzione del danno ambientale; l’acqua assurge a diritto umano inalienabile.I popoli indigeni, che per secoli hanno vissuto la discriminazione, hanno finalmente conquistato la plurinazionalità dello Stato e le due principali lingue ancestrali, kichwa e shuar, diventano lingue ufficiali insieme al castigliano. L’Ecuador viene definito ‘territorio di pace’, viene proibita la costruzione di basi militari straniere e la cessione a Stati esteri di aree o installazioni militari nazionali: questo conferma che la base di Manta, strategicamente la più importante del Sud America e fino ad ora in mano agli Stati Uniti, tornerà allo Stato ecuadoriano. Per quanto riguarda il tema dell’informazione, nel piccolo Stato andino da sempre nelle mani di poche famiglie di potenti, si stabilisce che lo Stato promuoverà la sua pluralità e non permetterà il monopolio o l’oligopolio nella proprietà dei mezzi di comunicazione. Viene riconosciuto a tutti il diritto a migrare e la Costituzione non considera illegale nessun essere umano straniero che sceglierà di vivere in Ecuador. Si affermano i diritti delle coppie di fatto anche omosessuali.
Le contraddizioni
Al centro di questo processo di trasformazione di valore storico, permangono tuttavia molti elementi di debolezza e molte contraddizioni. Dopo la fase di redazione della Costituzione, che ha trovato una sostanziale convergenza tra i movimenti sociali, indigeni ed ambientalisti e il governo, l’applicazione dei principi fa emergere le differenze che, se non verranno ricomposte, potrebbero mettere a rischio il processo in corso.Percorrendo l’Oriente amazzonico si trovano ancora vasti territori devastati dallo sfruttamento petrolifero a cielo aperto, dove tutte le grandi compagnie petrolifere internazionali hanno a diposizione una loro area di estrazione, AGIP compresa. Intere zone di selva ridotte ad ammassi di terra maleodorante; in mezzo ad una vegetazione ancora rigogliosa spuntano le torri fumanti dei pozzi; tutt’intorno, a cielo aperto, piscine di acque reflue e pozzanghere di petrolio di scarto. Il presidente Correa ha tra i suoi obiettivi la riappropriazione delle risorse naturali, petrolio in primis, e finora ha ottenuto una revisione degli accordi con le Compagnie, che ha permesso all’Ecuador un notevole aumento degli introiti nelle casse statali. Resta però ancora molto da fare e sulle risorse energetiche e del territorio si gioca il reale nuovo equilibrio del paese. Anche le questioni delle miniere e dell’acqua stanno diventando terreno su cui il nuovo governo dovrà prendere decisioni importanti che vanno oltre il dettato costituzionale. Nel corridoio che porta dalla cittadina turistica di Baños verso l’Amazzonia e in tutto l’Oriente ecuadoriano scorrono dei poderosi corsi d’acqua che confluiscono nel Rio delle Amazzoni, una vera “ricchezza che fa gola alle multinazionali e allo stesso Stato. Questi stanno tentando di costruire una serie di dighe che sconvolgerebbero l’ecosistema, la sua vocazione eco turistica e la sua biodiversità unica al mondo”, ci raccontano Patricia e Manuel Chauvin che vivono e lavorano a Rio Verde, dove il Rio Topo, il Rio Verde, lo Zumiñac si immettono nel Pastaza, e che stanno organizzando la resistenza degli abitanti locali.
Poche centinaia di chilometri più a Nord siamo già sul pàramo andino, nei pressi di Ambato. Vicino ad un bosco primario a oltre 3.500 metri di altitudine, le comunità kichwa, isolate da secoli dalla colonizzazione dei terreni più fertili a valle, si sono viste arrivare improvvisamente macchinari ed eserciti di operai guidati da tecnici stranieri. Che stanno valutando la possibilità di far passare la strada interoceanica Manta-Manaus che collegherebbe il porto ecuadoriano sull’Oceano Pacifico alla città amazzonica brasiliana, tagliando in due boschi, villaggi e compromettendo sistemi sociali ed ecologici insieme.
La voce del movimento indigeno
Sono questi alcuni elementi di criticità che ancora vive il paese e nei confronti dei quali il movimento indigeno rivendica voce e autorevolezza, per il suo rapporto ancestrale con questa terra e per esserne il principale danneggiato. In realtà la Conaie è nel suo momento di maggior debolezza dopo la nefasta alleanza con l’ex presidente Lucio Gutierrez e l’esperienza governativa del 2003-2004. Lo stesso Marlon Santi evidenzia la necessità di ricambio del gruppo dirigente e dello sforzo che l’organizzazione dovrà affrontare per riacquistare la fiducia delle comunità che la compongono.In questo lavoro di ricucitura è diventato importante il ruolo delle donne. Già nella storia del movimento indigeno ci sono state figure femminili di riferimento come Dolores Cacuango e Transito Amaguaña. Oggi la nuova dirigente del settore delle donne e della famiglia della Conaie, Norma Mayo, racconta di come fino a 6 mesi fa non avrebbe mai pensato di ricoprire questo ruolo e del suo sforzo per motivare le donne delle comunità a partecipare attivamente alla vita associativa. Mentre Magdalena Aysabucha di Ecuarunari (organizzazione che raccoglie le comunità indigene della Sierra e che fa parte della Conaie), vive con orgoglio il momento storico di rigenerazione che sta vivendo l’organizzazione indigena; proprio lei che con rammarico racconta di non aver potuto frequentare la scuola perché obbligata a lavorare per lei e la sua famiglia, vive questa nuova congiuntura dell’Ecuador come riscatto personale e per il suo popolo.
Il governo Correa ha costruito il proprio successo, come ci racconta Mauro Cerbino, professore della FLACSO (Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales), proprio ‘nell’alleanza delle diversità’. Cerbino ritiene che, dopo la nuova Costituzione e le elezioni del prossimo 26 aprile, sarà il momento, sia per Correa che per il movimento indigeno, di lasciare da parte le critiche verso il vecchio sistema politico e di lavorare uniti, con ancora maggior determinazione, per il consolidamento dell’alleanza che ha portato al governo Alianza Paìs e per l’applicazione della Costituzione.
La sfida
La sfida che Correa ha nelle sue mani è quella di fondere la cultura indigena del rispetto sacro nei confronti della Madre Terra e di tutte le ricchezze della natura, con l’esigenza delle diverse etnie indigene di vedere riconosciuta la loro autonomia e con gli ideali di uguaglianza e libertà della cultura progressista occidentale. Dal canto suo il movimento indigeno dovrà necessariamente far leva al proprio interno per rielaborare il suo pensiero ancestrale, costruendo un nuovo modello economico, sociale e politico, facendo un lavoro profondo di sistematizzazione, rinominando i principi e valori alla base del patto sociale e creando così consenso e alleanze durature. Questo progetto politico, che va sviluppandosi in Ecuador e che ha nella nuova Costituzione un forte elemento propulsivo, sarà possibile se si farà riferimento alla sintesi e all’equilibrio del sumak kawsay.Powered by !JoomlaComment 4.0 beta1






