Democrazia e voto in El Salvador
Le elezioni municipali e parlamentari di gennaio hanno evidenziato ancora una volta una campagna elettorale “sporca”. Sono state denunciate irregolarità e intimidazioni. Alla vigilia delle elezioni presidenziali, l’allarme degli osservatori internazionali.
In questi mesi i cittadini salvadoregni stanno decidendo l’assetto istituzionale che assumerà il loro paese fino al 2014: lo scorso 18 gennaio, dopo una controversa campagna elettorale, sono stati eletti sindaci e deputati, mentre il 15 marzo 2009 l’elezione diretta del Presidente della repubblica terminerà il periodo di votazioni. I sondaggi danno in vantaggio il candidato della sinistra, ma la campagna elettorale velenosa e le irregolarità nei seggi rischiano di vanificare i tentativi di cambiamento.Ma perché Mauricio Funes, candidato dell’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale), “rischia” di vincere? Il grande consenso che riscuote la sua figura nei sondaggi e nell’opinione pubblica è frutto di un’intensa e appassionata carriera giornalistica nel Canal 12, dove è stato conduttore di una delle più seguite rubriche televisive del paese.
Le sue analisi politiche e sociali, sempre critiche e pungenti nei confronti del sistema di potere salvadoregno, gli sono costate, da un lato, la censura definitiva del suo programma ma, dall’altro, la fiducia e il rispetto del pubblico.
Scongiurare il cambiamento
Un primo ostacolo posto dal governo attuale sul percorso del cambiamento è stata la decisione sulle date delle elezioni. Quest’anno, infatti, il calendario elettorale vedeva coincidere le elezioni municipali, quelle dei deputati dell’Assemblea Legislativa e le presidenziali. Data questa congiuntura di eventi di grande impatto a tutti i livelli politici, è intervenuto “tempestivamente” un decreto legislativo per scorporare la chiamata alle urne in due date differenti. Questa azione strategica avrebbe permesso di scongiurare la possibilità di un cambio compatto e istantaneo verso sinistra, dando così tempo ai partiti conservatori, indietro nei sondaggi, di riorganizzare le strategie per la campagna elettorale presidenziale in base agli scrutini della prima tornata.Arena (Alleanza Repubblicana Nazionalista), il partito al governo da ormai 20 anni, che occupa pressoché tutte le cariche di potere e ha altissimi interessi anche in campo economico, spera di ottenere una sostanziale riconferma, mentre l’FMLN, nato nel 1992 come evoluzione dei cinque movimenti guerriglieri, di estrazione marxista e di visione socialista, auspica un cambiamento concreto sia a livello politico che sociale. A completare il quadro dei contendenti, i partiti minori PCN (Partito di Conciliazione Nazionale), PDC (Partito Democratico Cristiano), FDR (Fronte Democratico Rivoluzionario) e CD (Cambio Democratico), tentano di aumentare il loro peso politico per poi contare su alleanze di potere e/o fare da ago della bilancia tra le due grandi forze.
Le ultime settimane di campagna elettorale si sono svolte in un clima di tensione e polemica tra i partiti in lizza. Oltre alla propaganda televisiva, abilmente pilotata dal monopolio arenero dei mezzi di comunicazione, le strade del paese e in particolare della capitale sono state bombardate da messaggi faziosi e invase dai colori dei partiti di destra. La mancanza di una norma che regolarizzi una par-condicio dei contributi statali e la trasparenza dei finanziamenti ai partiti in campagna elettorale, ha evidenziato il disequilibrio di “spesa” a favore di Arena.
Ad inasprire la situazione si sono aggiunte intimidazioni e minacce rivolte agli attivisti oppositori del governo e presunti omicidi a sfondo politico, come testimonia una delle maggiori testate del paese, il Diario Co Latino nell’edizione del 12 gennaio 2009. Il quotidiano riporta che sabato 10 gennaio, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale, l’FMLN ha denunciato l’assassinio di due dei suoi attivisti nel Dipartimento di Morazan. Gli assassini, spacciandosi per agenti di polizia, sono entrati nella casa delle vittime uccidendo brutalmente con una raffica di colpi Delfo de Jesus Romero e Maximino Rodriguez. Ovvia l’indignazione del partito e dell’opinione pubblica, stanchi del clima di violenza a cui sono costretti ad assistere prima di ogni appuntamento elettorale.
Il giorno del voto libero e segreto…
Le numerose irregolarità, avvenute nei centri di votazione il 18 gennaio scorso, sono state facilitate da un sistema elettorale volutamente complicato. Sono inoltre state denunciate nelle documentazioni delle migliaia di osservatori nazionali e internazionali presenti nel paese per l’occasione, a nome di diverse organizzazioni ecclesiali, universitarie, politiche e sociali salvadoregne, nonché dall’Unione europea e dall’OEA (Organizzazione degli Stati Americani).Gli osservatori hanno avuto i primi sospetti di possibili brogli già nella composizione delle commissioni di seggio (JRV, Junta Receptora de Votos): formate da cinque membri, ovvero un rappresentante di ogni partito, e assistite da altrettanti sorveglianti dello stesso colore politico incaricati di vigilare sullo svolgimento delle votazioni. Sebbene questo sistema sia conforme al codice elettorale, si evince un ovvio pericolo per la neutralità dello svolgimento del suffragio, essendo noto che 3 dei 5 partiti in lizza sono di orientamento chiaramente conservatore.
Lo stesso problema si ha con il TSE (Tribunale Supremo Elettorale) che gestisce il processo elettorale e dovrebbe garantirne la trasparenza: come tutte le altre istituzioni statali (magistratura compresa) è di nomina governativa e conseguentemente non imparziale. La stessa elaborazione delle liste elettorali viene vagliata da questa istituzione nonostante le sue numerose contraddizioni: in diverse occasioni, infatti, è stata riscontrata la presenza di persone di altri municipi o addirittura di altri Stati, nonché di persone già decedute.
Ancor più sconcertanti agli occhi degli osservatori devono essere state le numerose scene di vendita dei voti: un cittadino uscito dall’urna mostra pubblicamente la sua scheda in modo che il suo voto venga riconosciuto da un membro del tavolo o da un altro incaricato che provvederà posteriormente al pagamento. La libertà di voto di una persona costa dai 10 ai 25 dollari. Ma purtroppo le numerose denunce degli osservatori non possono avere un peso politico e bisogna aspettare una riforma del sistema elettorale per poter contare su votazioni trasparenti e democratiche.
Non sono mancati, inoltre, fatti eclatanti come quello accaduto a San Isidro Cabañas, dove una popolazione indignata per lo svolgimento spudoratamente scorretto degli eventi, ha manifestato il suo dissenso con un sit-in pacifico, riuscendo a far sospendere e slittare le elezioni di una settimana. Il posticipo non ha avuto ottimi risultati in tema di legalità e chiarezza, a causa di una propaganda intrisa di terrorismo psicologico. La domenica seguente si è recata alle urne meno della metà della popolazione sperata, decretando una vittoria schiacciante del partito di Arena. Un ulteriore barbaro esempio del tentativo, da parte di un governo-tiranno, di estirpare ogni germoglio di coscienza civile a difesa dei diritti e della giustizia sociale.
Nonostante tutto, il TSE si è dichiarato molto soddisfatto dello svolgimento di queste elezioni che definisce “una dimostrazione da parte del popolo salvadoregno di amore verso la democrazia” (forse perché, a differenza delle elezioni precedenti, non ci sono stati episodi di violenza e morti?).
L’argine è messo, aspettando marzo
Così, con una bassa affluenza alle urne (52,8%), venerdì 23 gennaio 2009, dopo i riconteggi d’obbligo, si sono avuti i risultati definitivi che ad un’attenta analisi rilevano elementi abbastanza importanti e interessanti.Non è avvenuta la sconfitta netta di Arena, come i sondaggi avevano invece pronosticato, in quanto, pur avendo perso 26 sindaci, dopo tre legislature ha “conquistato” il municipio di San Salvador e mantenuto 32 deputati (prima erano 34) sul totale di 84 seggi dell’Assemblea Legislativa.
Nonostante l’FMLN abbia ceduto la capitale agli avversari, ha comunque aumentato a 96 le città governate (prima erano 58), ha ottenuto cinque capoluoghi di regione (invece di tre), eletto 35 deputati e conseguito complessivamente il maggior numero di voti.
I partiti cosiddetti minori si sono effettivamente confermati come ago della bilancia dell’Assemblea Legislativa, in quanto il PCN ha ottenuto 11 deputati, il PDC 5 e il CD 1. Il sistema di calcolo dei deputati eletti nei vari dipartimenti è frutto di un cervellotico e pressoché ingiusto conteggio degli scarti, che ha dato la possibilità al PCN (di destra) di conquistare i suoi rappresentanti proprio grazie agli scarti di voto. Ecco perché è possibile che con 195.000 voti il PCN abbia ottenuto 11 deputati, mentre con 150.000 voti il PDC solo 5.
Sulla base di questi dati, sono partite le strategie di campagna elettorale dei vari partiti in vista delle presidenziali di marzo, e un esempio sono le notizie di questi giorni sul probabile ritiro dei candidati dei partiti minori, che avrebbero negoziato alleanze con Arena e FMLN. Saranno dunque Rodrigo Avila, per consolidare ulteriormente il sistema di potere introdotto 20 anni fa da latifondisti e grandi imprenditori, e il giornalista Mauricio Funes, per portare al cambio sociale già ottenuto in molti paesi latinoamericani, a contendersi a colpi, si spera solo di voti, la carica di prossimo presidente di El Salvador. Ai votanti salvadoregni l’ardua e prossima sentenza.
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