Approfondimento legislativo
Alessia Montuori*
Continuano le leggi restrittive contro gli immigrati. Il ministro Maroni ha teorizzato la cattiveria come approccio all’immigrazione clandestina. Il paese, con le sue leggi, sprofonda nel buio e nell’intolleranza.
Era almeno dai primi anni Novanta che alcuni partiti, sempre sconfitti, provavano ad inserire nell’ordinamento giuridico italiano il reato di immigrazione clandestina: ora anche l’Italia, come altri “civili” paesi europei, si è dotata di questo strumento, grazie al peso della Lega Nord, il partito più xenofobo della compagine governativa, e all’assenza di una pur moderata opposizione, con il prezioso (per Berlusconi) condimento del benevolo sguardo delle gerarchie vaticane. Simbolicamente, il cambio è stato marcato dalle dichiarazioni irrituali di Maroni, che ha affermato che serve “essere cattivi con i clandestini”, saldando con le sue parole il razzismo “popolare” e quello istituzionale. Il tassello più simbolico e odioso di tutto il disorganico insieme di modifiche normative volte a rendere un calvario la vita dei cittadini stranieri regolari e ad impedire una futura emersione di quelli irregolari in questo paese condannandoli all’invisibilità, noto sulla stampa come “pacchetto sicurezza”, è il disegno di legge approvato lo scorso 5 febbraio dal Senato della Repubblica con 154 voti favorevoli e 114 contrari, ora all’esame della Camera dei deputati, dove passerà al vaglio delle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia, per poi arrivare in aula.Un periodo buio
Se è vero che la cultura di un paese si misura dalle sue leggi, allora il nostro paese sembra davvero sprofondato in un periodo buio: il cosiddetto “pacchetto sicurezza” è formato da un decreto già convertito in legge (L. 125/2008) che introduce la condanna da sei mesi a tre anni per chi ceda “a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilità ad un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato”, fino ad arrivare alla confisca dell’immobile stesso. Introduce inoltre “l’aggravante di clandestinità” per cui lo stesso furto, compiuto con le stesse modalità e ai danni della stessa persona, può essere punito più pesantemente a seconda che chi lo commette abbia o no il permesso di soggiorno.Successivamente sono stati approvati tre decreti legislativi: uno restringe il diritto di asilo, l’altro introduce limitazioni alla libera circolazione dei cittadini comunitari, pensando ovviamente alla Romania e non alla Francia, l’ultimo rende più arduo il ricongiungimento familiare.
Immaginiamo quanto beneficio trarrà la “percezione” della sicurezza da parte dei cittadini italiani dalla sopraggiunta impossibilità per genitori anziani di ricongiungersi ai figli lavoratori regolari e paganti le tasse in Italia, se non nel caso di ultrasessantacinquenni che dovranno essere muniti di polizza sanitaria a copertura totale, inclusa la maternità (!). Infine, il disegno di legge 733 approvato al Senato, che contiene numerose disposizioni sull’immigrazione: l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, appunto, punibile con ammenda da 5.000 a 10.000 euro (che se non manderà in galera schiere di gente la cui unica colpa è quella di essere immigrati, ne “marchierà” comunque la fedina penale); l’introduzione di una tassa tra gli 80 e i 200 euro per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, che andrà in parte a finanziare un fondo rimpatri e le politiche repressive che abbiamo visto in opera a Lampedusa in queste settimane invece che politiche di integrazione; l’obbligo di presentare un valido titolo di soggiorno per qualsiasi atto civile, incluso il poter contrarre matrimonio, o il riconoscere un figlio; il requisito di due anni di residenza legale nel territorio per poter chiedere la cittadinanza da parte del coniuge straniero che sposa un cittadino italiano; la verifica dell’idoneità alloggiativa dell’immobile per potersi iscrivere in anagrafe; il requisito della firma di un “contratto di integrazione” con crediti da conseguire, esauriti i quali si perde il diritto a soggiornare (“permesso a punti”); il superamento di un test di lingua italiana per il riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo; la caduta del divieto di segnalazione per il paziente irregolare che si presenti per farsi curare presso le strutture sanitarie (quest’ultima disposizione, che non ancora entrata in vigore ha già provocato una forte riduzione dei pazienti che si presentano presso gli ospedali, ha per fortuna provocato una forte reazione da parte di medici, infermieri e altri operatori sanitari).
La “colpa” è degli immigrati
C’è un vero e proprio salto di qualità da registrare con l’approvazione dei vari provvedimenti normativi sull’immigrazione da parte dell’attuale governo: del resto che c’è di meglio durante una crisi economica di un capro espiatorio su cui gettare tutte le frustrazioni e le paure di chi non si sente al riparo dalla crisi? Quando fu approvata la cosiddetta Bossi-Fini, nel 2002, dicemmo che in fin dei conti essa non era che un inasprimento di alcune parti della Turco-Napolitano, in particolare la parte sull’ingresso e il soggiorno dello straniero. Effettivamente – oltre a decidere pragmaticamente per una “grande regolarizzazione”, come l’ha definita un istituto di ricerca pacato come l’ISMU di Milano, che coinvolse all’incirca 600.000 “ex-clandestini” - non fu modificata la seconda parte della Turco-Napolitano, che parlava di misure di integrazione, di lotta alla discriminazione, di diritti sociali. Il principio era quello per cui si inasprivano le pene per il traffico di persone, si rendeva più difficile e precaria la permanenza regolare - senza peraltro introdurre nuovi canali di ingresso, e lasciando quindi inalterate le cause della periodica formazione di un “esercito di clandestini” funzionali al mercato del lavoro sommerso - ma resisteva il concetto che almeno per chi era “dentro il sistema” in maniera regolare, vi erano gli stessi diritti degli autoctoni.Oggi anche questo velo è caduto. Oltre al pacchetto sicurezza, sono state approvate altre disposizioni che vanno a colpire gli immigrati regolari ponendo limiti “speciali” per accedere alle (scarse) misure di welfare, con il requisito di dieci anni di residenza pregressa, ad esempio, per poter usufruire di prestazioni quali l’assegno sociale o per accedere al piano casa: l’obiettivo dichiarato erano gli stranieri, ma avendo ancora una Costituzione che sancisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, si è inserito il requisito dei dieci anni di residenza e non il colore della pelle o il passaporto, facendo arrabbiare anche qualche cittadino italiano senza residenza che non mancherà di prendersela con gli stranieri per questo cambio normativo! Ancora: la mozione della Lega che chiede l’istituzione di classi speciali cosiddette “di inserimento” per i bambini stranieri che giungono in Italia a seguito dei genitori.
Le aggressioni razziste
In questo clima, l’escalation di aggressioni ai danni di immigrati non può stupire: se le leggi vanno in direzione di un apartheid legale e sociale, i cittadini possono ben farsi le ronde (ora legalizzate) o giustizia da sé, come quel tabaccaio di Milano condannato lo scorso 12 febbraio a solo un anno e otto mesi sospesi con la condizionale per aver sparato e ucciso nel 2003 il bandito che dopo averlo rapinato stava scappando, inseguendolo per la strada. Del resto il silenzio calato sul ragazzo indiano bruciato vivo a Nettuno mostra bene quanto valga la vita di un bianco e quella di un nero nella civile Italia. I casi di stupro delle ultime settimane hanno subito spazzato via l’effimero interessamento della stampa ai casi di aggressioni razziste a danno di cittadini stranieri, per le quali – ricordiamo – il precedente governo Berlusconi aveva approvato una depenalizzazione della legge Mancino mai corretta dal governo di centro-sinistra; Maroni ha utilizzato cinicamente quei corpi di donna per far approvare “d’urgenza” l’allungamento dei tempi di detenzione nei centri per l’identificazione e l’espulsione da due a sei mesi, cosa che non gli era riuscita con il disegno di legge 733. Mi dispiace dire che con il pacchetto sicurezza ora ho più paura anch’io.
(* Associazione Senza Confine, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )






