Così non va, hanno fatto sapere tante associazioni come le Acli, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Centro Astalli e la Comunità Papa Giovanni XXIII.
Questo disegno di legge limita infatti gravemente i diritti della famiglia, introduce il reato di ingresso e permanenza illegale sul territorio dello Stato, estende a 18 mesi il tempo di detenzione dei migranti irregolari nei centri di identificazione prima dell’espulsione.
Anche la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari italiani ha condannato le scelte del pacchetto sicurezza perché l’esigenza (legittima) di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza, non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone.
Il provvedimento in questione si rivela, inoltre, miope perché invece di tutelare la salute pubblica, scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure, ma che non hanno documenti in regola, e li spinge ad allontanarsi da ospedali e ambulatori, con il rischio che si diffondano malattie e che si alimenti un mercato della salute parallelo.
Già l’esperienza di altri paesi europei ha dimostrato che l’adozione di legislazioni penalizzanti nei riguardi dell’immigrazione, non solo non aiuta a contrastare l’irregolarità, ma rende addirittura inefficace la risposta dello Stato.
Se così stanno le cose vuol dire che l’Italia ha bisogno urgentemente di passare dalla politica della sicurezza alla politica dell’integrazione e di contrastare la xenofobia affrontando alla radice la nuova questione educativa.
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